Com’è andata a finire l’inchiesta di Trani sui vaccini

La procura ha preso atto dell'inconsistenza del presunto legame con l'autismo, nota da anni e da prima che iniziassero le indagini

(ANSA)
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Questa settimana la procura di Trani ha riconosciuto l’inconsistenza del presunto legame tra vaccinazione trivalente e autismo, nato da una delle più grandi frodi scientifiche dell’ultimo secolo e già smentito da anni da ricerche e studi scientifici. La procura ne ha preso atto (non ha “stabilito” nulla, come si è letto su molti giornali) e si appresta ad archiviare l’inchiesta avviata nel 2014 in seguito alla denuncia di una coppia di genitori, secondo cui i loro due figli erano diventati autistici dopo la somministrazione del vaccino trivalente contro morbillo, parotite e rosolia. L’iniziativa giudiziaria aveva portato a numerose critiche nei confronti della procura, non solo per il tema e le sue implicazioni per la salute pubblica, ma anche per il coinvolgimento di Massimo Montinari, medico della polizia e sostenitore di un proprio “protocollo” per trattare l’autismo con l’omeopatia.

Da dove arriva l’inchiesta
Come aveva raccontato Niccolò Zancan sulla Stampa, all’inizio del 2014 Montinari aveva partecipato a Trani al dibattito “Vaccini e autismo, tutto quello che c’è da sapere” insieme a Michele Ruggiero, il pubblico ministero che qualche settimana più tardi avrebbe avviato l’inchiesta sulle vaccinazioni. In vista dell’incontro, dalla sua pagina Facebook Montinari aveva invitato “tutti i genitori dei bambini affetti da danno vaccinale ad inviare le proprie testimonianze ai pm”. Ruggiero aveva spiegato a Zancan di avere conosciuto Montinari al dibattito e che comunque era giusto indagare, considerato che “diverse sentenze del giudice del lavoro, competente per i risarcimenti, hanno accertato che esiste un nesso di ‘probabile causalità’”.

La denuncia della coppia di genitori della provincia di Bari – i cui due figli hanno oggi 9 e 14 anni – comprendeva una consulenza di parte scritta proprio da Massimo Montinari. Secondo il medico della polizia, l’insorgenza dell’autismo nei due bambini era correlata alla vaccinazione trivalente, una diagnosi smentita dai fatti dalle centinaia di ricerche condotte sulla sicurezza dei vaccini negli ultimi anni. Alla base della denuncia c’era quindi un vecchio e fraudolento studio scientifico del 1998, da tempo smentito da tutte le più importanti organizzazioni sanitarie del mondo compresa l’OMS e ritirato dalla stessa rivista The Lancet, che lo aveva pubblicato alla fine degli anni Novanta.

La relazione dei consulenti
In seguito all’apertura dell’inchiesta, la procura di Trani aveva nominato un collegio di consulenti per valutare il caso, contestualizzarlo sulla base della letteratura scientifica disponibile e fornire un parere medico. Il gruppo di esperti è arrivato a un parere diverso da quello fornito da Montinari e ha escluso una relazione tra la somministrazione del vaccino trivalente e l’autismo. Oltre al caso specifico sono stati condotti accertamenti epidemiologici in Puglia, che come prevedibile hanno portato alle conclusioni già note circa l’inesistenza di una correlazione tra l’autismo e i vaccini.

Il testo della relazione è stato comunque criticato, anche dalle autorità sanitarie italiane, perché contiene al suo interno valutazioni circa la necessità di eseguire accertamenti sanitari prima di eseguire le vaccinazioni. Il documento dice che “sembra razionale eseguire alcuni esami ematochimici nei soggetti a rischio e, in particolare, nei bambini piccoli” al fine di “avere qualche elemento in più per capire se sono nella condizione di sopportare lo stress immunitario delle vaccinazioni senza rischi gravi per la salute”. La relazione critica anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e altre istituzioni sanitarie internazionali, dicendo che “stupisce moltissimo” il fatto che “si limitino semplicemente a dire che i vaccini non dovrebbero essere usati se il paziente ha febbre alta o altri segni di malattia grave”.

“Compromesso”
Giovanni Rezza, direttore di ricerca presso l’Istituto Superiore di Sanità e membro del collegio di consulenti, ha detto che alcune frasi contenute nella relazione sono frutto di un “compromesso” perché alcuni membri del gruppo di lavoro voleva più cautele in riferimento alla vaccinazione. Rezza ha spiegato che comunque prima di procedere con una vaccinazione viene eseguita una valutazione del paziente, seguendo proprio le linee guida dell’OMS. La formulazione di questi concetti nella relazione è però poco chiara, e si rischia che non sia compreso il messaggio di fondo: la vaccinazione deve avvenire dopo avere spiegato ai genitori di che cosa si tratta, quali scopi ha e a quali rischi si espongono i bambini se non viene effettuata.

Il presidente dell’Istituto superiore di sanità, Walter Ricciardi, è intervenuto molto duramente contro alcuni passaggi della relazione: “Non c’è alcun test del sangue da fare prima delle vaccinazioni per indicare il rischio di eventuali effetti collaterali, né si può prescindere dall’applicazione rigorosa delle linee guida elaborate dall’Organizzazione mondiale della sanità e sarebbe inaccettabile, sia dal punto di vista etico che scientifico, sottoporre bambini piccolissimi a test invasivi, inutili e costosi”.

Sentenze e vaccini
L’inchiesta avviata dalla procura di Trani era solo una delle iniziative giudiziarie sui vaccini e l’autismo avviate negli ultimi anni. Nel 2012 aveva fatto molto discutere una sentenza del tribunale di Rimini che aveva condannato in primo grado il ministero della Salute, obbligandolo a risarcire una coppia di genitori che avevano sostenuto che il loro figlio fosse diventato autistico in seguito alla somministrazione del vaccino trivalente. Il ministero aveva fatto ricorso e ha vinto in appello nel 2015. Un’altra sentenza che fece molto discutere fu quella emessa nel 2014 dal tribunale di Milano contro il ministero della Salute, condannato a mantenere a vita un bambino che secondo il magistrato era diventa autistico in seguito alla somministrazione del vaccino esavalente. La vaccinazione esavalente è diversa da quella trivalente, viene effettuata con tre distinte iniezioni nel primo anno di vita per dare protezione contro difterite, epatite B, infezioni da Haemophilus Influenzae di tipo b (HIB), pertosse, poliomielite, tetano e contro le loro complicazioni. Il ministero della Salute ha fatto ricorso in appello.

Movimenti antivaccini
Il vaccino trivalente è importante per rendere immuni da malattie che possono avere serie conseguenze. Secondo i dati dell’OMS, nel 2014 di morbillo sono morte 114.900 persone in tutto il mondo, 13 morti ogni ora. L’ultima epidemia in Italia, registrata nel 2002, ha causato la morte di sei persone e ha portato a 15 casi di encefalite. Per morbillo, rosolia e parotite non c’è cura: si possono solamente tenere sotto controllo i sintomi per evitare complicazioni e attendere che facciano il loro corso. Dopo averle contratte, solitamente nei primi anni di vita, il sistema immunitario registra le caratteristiche e i sistemi usati dai virus per intrufolarsi nelle cellule dell’organismo e impara a fare in modo che non possa più succedere, evitando successive infezioni. Il vaccino permette di innescare questo meccanismo di controllo senza che ci si debba ammalare, evitando quindi pericolose complicazioni, che in alcuni casi possono durare per tutta la vita.

Sentenze come quelle degli ultimi anni e le campagne online di chi è contro i vaccini, e che si basa spesso su informazioni sbagliate derivate dallo studio del 1998 poi ritirato, hanno portato a una diffidenza nei confronti delle vaccinazioni in parte dell’opinione pubblica. Gli effetti sono riscontrabili nei dati sul livello delle vaccinazioni, come ha segnalato in più occasioni l’Istituto Superiore di Sanità e come ha ricordato al governo italiano la stessa OMS.

Le coperture vaccinali tra il 2013 e il 2014 sono risultate al di sotto della soglia del 95 per cento, il valore minimo previsto dalle autorità sanitarie internazionali. Il ministero della Salute ha valutato la possibilità di rendere obbligatoria la vaccinazione per potere iscrivere i propri figli dall’asilo in poi, ma non ci sono le risorse sufficienti (circa 300 milioni di euro) per farlo. In Emilia-Romagna è stata di recente adottata una legge regionale che va in questo senso. Il vaccino MPR non è obbligatorio, ma è altamente raccomandato dal ministero della Salute ed è somministrato gratuitamente a tutti i bambini.