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  • venerdì 3 giugno 2016

Cosa dicono i sondaggi “clandestini”

Sono tornati i siti che aggirano il rigido divieto pre-elettorale imposto dalla legge italiana parlando di "corse di cavalli" e "retroscena sul conclave"

(AP Photo/Patrick Semansky)

In Italia non si possono pubblicare sondaggi nei 15 giorni prima delle elezioni, ma anche quest’anno alcuni siti stanno aggirando il divieto pubblicandoli travestiti da altro, per esempio da “corse di cavalli” o da “retroscena sul conclave”. Naturalmente non è possibile verificare l’attendibilità di questi sondaggi e di chi li ha realizzati: chi li diffonde, probabilmente, non sosterrebbe nemmeno che sono sondaggi ma appunto corse di cavalli o retroscena sul conclave.

Sul sito Right Nation si parla per esempio del Gran Premio di Roma, una corsa in due manche che si corre all’ippodormo di Spinòl (che ricorda l’istituto di sondaggi SpinCon). Alla prima “manche” è in testa il fantino “pentastellato” Igor Rayon, con un tempo di 26,5”, mentre si racconta che a poca distanza si è piazzato a 25” Fan Petit Vest (che in francese significa “piccola giacca”). I fantini Melòn Tricolòr e Marquiène sono dati piuttosto indietro, a 19” e 18,5”, mentre General Faisceau è ancora più in ritardo, con un tempo di 8”. Per la seconda “manche” (il GP du Balotage), il risultato è molto più chiaro: Rayon è in testa con 59,5”, mentre Fan Petit Vest è fermo a 40,5”. Al Gran Premio di Milano, spiega Right Nation, la situazione alla prima manche vede i principali fantini a poca distanza: “Parisiènne” è in testa con 38” seguito da “Fan Salle” a 37,5”. Avete capito, insomma.

Su YouTrend, invece, magazine della società di consulenza politica Quorum, un articolo intitolato “Voci dal Conclave” riferisce previsioni sul “rinnovo dell’arcivescovo di Milano” secondo cui “l’amministratore dell’Esposizione Diocesana Universale del 2015, evento che ha portato a Milano fedeli da tutto il mondo, sostenuto dal fronte progressista che fa capo all’attuale primate d’Italia, che come ricorderete, malgrado la giovane età aveva già ricoperto l’incarico di arcivescovo di Firenze” avrebbe i consensi di “42 parrocchiani”, mentre a quota 38 ci sarebbe “un altro economo prestato alla Chiesa, religioso di rito parigino, a dispetto della parlata romana, sostenuto invece dal fronte conservatore, che a Milano è riuscito a tenere insieme i seguaci dell’anziano cardinale di Arcore e quelli dell’energico cappellano milanese, attualmente in missione di evangelizzazione a Bruxelles ma spesso in onda nelle trasmissioni di approfondimento religioso in prima serata”.

La legge italiana non vieta di realizzare sondaggi, ma soltanto di diffonderli nei 15 giorni prima del voto. In quei 15 giorni i partiti politici continuano a commissionare sondaggi e gli istituti continuano a realizzarli, anche perché la precisione dei loro modelli statistici deriva anche dal raffronto di dati raccolti con continuità con i risultati reali che usciranno dal voto. In altre parole i risultati dei sondaggi fatti in questo periodo “girano” comunque tra gli addetti ai lavori, anche se non compaiono nei telegiornali e sui quotidiani. La legge e l’idea che ne sta alla base sono stati spesso criticati, anche perché il divieto fa sì che i sondaggi circolino comunque, ma stavolta in forme impossibili da verificare o valutare (chiunque può inventarsi dei dati e spacciarli come “risultati di un sondaggio” o di una corsa di cavalli).

La legge italiana che proibisce la diffusione di sondaggi per i 15 giorni precedenti alle elezioni è molto severa per gli standard degli altri paesi europei, dove la diffusione dei sondaggi in genere è vietata soltanto negli ultimissimi giorni prima del voto. Si tratta di una norma che fa parte della legge 28 del 2000, la famosa “par condicio”, la più severa in Europa (ma ne esiste una simile in Mozambico).

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