Gli orsi grolari stanno aumentando

di Adam Popescu − The Washington Post

Sono un incrocio diffuso in Alaska e Canada, e secondo gli esperti nel giro di qualche generazione faranno fuori gli orsi polari

Un esemplare di orso per tre quarti grizzly e per un quarto orso polare conservato al Ulukhaktok Community Hall a Ulukhaktok, nei Territori del Nord-Ovest del Canada (A.E. Derocher/University of Alberta)

La maggior parte degli abitanti di Alaska e Canada hanno un aneddoto sugli orsi: sono storie di grizzly spaventosi o addirittura di orsi polari. Esiste anche un ibrido tra le due specie, l’orso grolare (in inglese viene chiamato “prizzly” o “grolar”): una fusione tra l’orso polare artico e il suo cugino bruno. Questo tipo di incrocio è sempre più comune in alcune zone dell’Alaska e nel Canada occidentale.

La settimana scorsa a Nunavut, un territorio che si estende sopra il lato settentrionale della Baia di Hudson, in Canada, un cacciatore ha sparato a un orso dall’aspetto strano; la testa dell’animale era grande come quella di un grizzly ma la sua pelliccia era bianca. Nonostante non siano stati fatti dei test genetici sull’orso, i ricercatori artici sembrano essere d’accordo nella loro analisi: l’animale era un incrocio tra un orso polare e un grizzly, un ibrido. Secondo i libri di testo le due specie non dovrebbero condividere gli stessi habitat; gli orsi polari sono mammiferi marini mentre i grizzly sono animali di terra. Ma con il riscaldamento dell’Artide il ghiaccio marino si sta riducendo, mentre la tundra si espande. Così le diverse popolazioni di orsi si incontrano e si accoppiano, creando una nuova specie in grado di riprodursi.

Negli ultimi dieci anni sono stati osservati diversi orsi con il DNA di entrambe le specie, che si stanno accoppiando per via della cosiddetta “scelta flessibile del compagno”: piuttosto che non riprodursi, gli orsi scelgono il miglior partner disponibile, anche perché condividono territori relativamente vicini, oltre allo stesso ramo dell’albero evolutivo. Migliaia di anni fa fu l’avanzamento e il ritiro dei ghiacciai a portare le due specie a mescolarsi; di recente il fenomeno è aumentato a causa dei cambiamenti climatici. Stando agli scienziati, anche le politiche per la tutela di entrambe le specie di orso contro gli abbattimenti e la caccia hanno contribuito all’aumento degli incroci, offrendo così a orsi polari e grizzly altre occasioni per mescolarsi.

Gli incroci trovati in Alaska e in Canada non sono anomalie genetiche. Gli scienziati hanno trovato altri esemplari ibridi anche nelle isole a largo dell’Alaska sudorientale, dove gli orsi assomigliano ai grizzly ma hanno tratti di DNA dell’orso polare. Questo dimostra che gli incroci tra le due specie avvengono sporadicamente da decenni, ha detto Steven Amstrup, scienziato capo di Polar Bears International (PBI).

L’orso grolare non è l’unico animale ibrido scoperto negli ultimi tempi: lungo la costa settentrionale dell’Oceano Atlantico sono stati trovati esemplari di “coywolf” – l’incrocio tra un coyote e un lupo – e incroci tra linci e linci rosse. Analizzando il genoma delle varie specie per gli scienziati sta diventando sempre più chiaro che gli animali che etichettiamo come “razze pure” – uomo compreso – in realtà hanno tratti di DNA in comune. Molti esseri umani hanno tracce di DNA dell’uomo di Neanderthal, il che significa che siamo tutti ibridi e che la purezza genetica non esiste: è solo un concetto romantico e una visione antropomorfa della natura.

Secondo i ricercatori, la cosa più sorprendente potrebbe essere il ruolo che avranno gli incroci per il futuro delle specie in via d’estinzione o, come nel caso dell’orso polare, nell’accelerare la loro fine. Amstrup studia gli orsi nell’Artide dagli anni Settanta e ha contribuito a inserire gli orsi polari nella lista delle specie a rischio nel 2008. Come altri esperti, anche Amstrup crede che questa nuova relazione tra le due specie sia più vantaggiosa per i grizzly che per gli orsi polari, dal momento che i grizzly sono più degli orsi polari e il loro territorio si sta espandendo. C’è quindi una buona probabilità che i grizzly riducano la popolazione degli orsi polari fino alla loro scomparsa, dicono gli esperti. L’incontro tra le due specie sta andando scapito degli orsi polari, che non stanno «ottenendo nessuna diversità genetica», ha detto Geoff York, che ha condotto delle ricerche sugli orsi polari al World Wildlife Fund per quasi dieci anni, prima di andare a lavorare con Amstrup al PBI. Anche Andrew Deroche, un professore di studi biologici della University of Alberta, in Canada, che ha studiato per trent’anni gli orsi in tutta l’Artide, ha un visione negativa delle conseguenze di questo incrocio. «Mi dispiace dirlo ma da un punto di vista genetico i grizzly divoreranno gli orsi polari», ha detto Deroche, secondo cui questi cambiamenti sarebbero già in corso.

In tutti gli ibridi analizzati il padre era un grizzly, perché sono i maschi a spostarsi per determinare il territorio ed entrare in contatto con le femmine di orso polare disposte ad accoppiarsi. I grizzly femmina tendono a non allontanarsi dal loro territorio e i maschi di orso polare di solito non si avventurano nel loro habitat. Gli orsi polari hanno bisogno di ghiaccio, dove vivono le foche e i trichechi di cui si cibano; non vanno in letargo e non si spostano a sud della tundra. Storicamente i grizzly si avventurano solo di rado a nord della linea degli alberi perché il permafrost è troppo freddo e affondano facilmente nella neve (gli orsi polari, invece, hanno dei cuscinetti sulle zampe che agiscono come delle racchette da neve). A nord, poi, la caccia è più difficile perché le prede scarseggiano, e i grizzly non sono dei gran nuotatori.

Le cose, però, stanno cambiando. «Nell’Artide canadese iniziano a vedersi orsi che sono grizzly per tre quarti», ha detto Deorcher, parlando dei figli degli incroci a metà tra grizzly e orsi polari, che a loro volta si sono accoppiati con dei grizzly. «Come si comportano? Probabilmente in modo più simile ai grizzly, restando sulla terra. Con il protrarsi del cambiamento climatico l’habitat terrestre è destinato ad aumentare ed è probabile che quello dei grizzly, che sono orsi di terra, migliorerà. Il che significa un periodo caldo più lungo e più cibo potenzialmente a disposizione».


Un video del National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) che mostra come il riscaldamento delle acque causa il restringimento degli strati più antichi di ghiaccio (NOAA)

Secondo Derocher non ci vorrà molto prima che le femmine di grizzly inizino ad accoppiarsi con i maschi di orso polare, indebolendo ulteriormente la variazione genetica dell’orso polare. «Ho il sospetto che non appena succederà, gli orsi polari inizieranno a scomparire». È impossibile dire quando questo avverrà, anche se per alcuni esperti il continuo riscaldamento dell’Artide potrebbe far sì che basti qualche decennio, o forse un secolo. Nel Circolo Polare Artico ci sono dai 20mila ai 25mila orsi polari, mentre i grizzly e altre specie di orsi bruni della zona sono di un «ordine di grandezza maggiore», secondo Derocher. «Il fatto che i grizzly si stiano muovendo verso nord non dovrebbe essere una grande sorpresa: tutto si sta spostando a nord».

Oggi gli orsi polari sono minacciati anche dai policlorobifenili, o PCB, e da altre forme di inquinamento tossico – derivante soprattutto dal consumo di foche e di altri animali contaminati da questi agenti carcinogeni – collegate a danni cerebrali e che possono anche causare la rottura dell’osso penico dei maschi. Anche gli orsi grolari potrebbero avere gli stessi problemi: indipendentemente da quale tipo di orso si imporrà come il futuro predatore dominante nell’Artide, se i problemi nell’estremità settentrionale del mondo non verranno risolti ne saranno colpiti tutti gli orsi presenti nella zona. Gli ibridi sono una «parte normale del processo evolutivo», ha detto Derocher. Ma se il ghiaccio scomparirà «non ci saranno grizzly od orsi polari in questa zona. Se portassimo avanti l’orologio di qualche decennio o di un secolo è abbastanza chiaro che, alla fine, non ci saranno più orsi».

© 2016 − The Washington Post

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