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  • mercoledì 25 maggio 2016

Qual è il problema a Bagnoli

Perché Renzi e De Magistris litigano da settimane sulla bonifica del quartiere di Napoli dove una volta c'era uno stabilimento dell'ILVA, spiegato dall'inizio

(ANSA / CIRO FUSCO)

Da settimane i giornali italiani si occupano ciclicamente della vecchia questione della bonifica di Bagnoli, un quartiere alla periferia ovest di Napoli che ha ospitato per buona parte del Novecento grandi stabilimenti industriali tra cui, soprattutto, un’acciaieria dell’ILVA. È dagli anni Novanta che si parla della bonifica e della riqualificazione di Bagnoli, ma i lavori hanno subìto moltissimi ritardi e complicazioni, tra società fallite, modifiche nei progetti, indagini e sequestri. Ancora oggi l’area di Bagnoli non è stata bonificata, e da un paio d’anni il presidente del Consiglio Matteo Renzi e il sindaco di Napoli Luigi De Magistris litigano sull’attuazione di un nuovo progetto. Uno dei problemi principali è che il governo ha nominato un commissario speciale che secondo De Magistris estromette il comune dalla gestione dei lavori. Negli ultimi giorni c’è stato un nuovo giro di accuse reciproche, con Renzi che ha detto che le amministrazioni locali non hanno fatto quello che dovevano fare, e De Magistris – che è in campagna elettorale, e usa spesso parole pesantissime contro Renzi – che ha detto invece che la colpa è del governo.

Che cos’è Bagnoli
Bagnoli è un quartiere della decima municipalità di Napoli, nella periferia a ovest della città. Ha circa 25mila abitanti e si estende su un’area di circa 8 chilometri quadrati, più o meno a metà strada tra Napoli e Pozzuoli, comune con il quale confina a ovest. A sud di Bagnoli c’è il quartiere di Posillipo, a est quello di Fuorigrotta, a nord quello di Pianura. Bagnoli si affaccia sul mare, sulla baia di Pozzuoli: venne fondato nel 1885 dal marchese Candido Guisso, un ricco proprietario terriero napoletano, che voleva costruire un borgo turistico. Le cose andarono diversamente e nel Novecento Bagnoli è diventato uno dei quartieri industriali di Napoli: nel 1911, con la collaborazione del governo italiano, venne costruito un grande stabilimento dell’ILVA, l’azienda siderurgica che nel 1961 avrebbe cambiato nome in Italsider, per poi recuperare il nome originale nel 1988. All’inizio degli anni Sessanta si aggiunsero al complesso industriale di Bagnoli gli stabilimenti di Eternit, l’azienda di edilizia conosciuta per l’utilizzo dell’amianto, e di Cementir e Montecatini.

Lo stabilimento Eternit chiuse nel 1985 e quello dell’ILVA nel 1993: cominciarono dei lavori per smantellare gli stabilimenti e si progettarono lavori di bonifica per risanare l’area. Nel 1994, durante l’amministrazione del sindaco di centrosinistra Antonio Bassolino, il Comitato interministeriale per la programmazione economica (CIPE) finanziò un’operazione di bonifica del valore di 400 miliardi di lire. I lavori non furono però mai completati per una serie di problemi legati soprattutto all’inquinamento e all’instabilità del suolo. La Società Bagnoli S.p.a., creata nel 1996 per gestire i lavori di riqualificazione, smontò la maggior parte degli edifici, ma dopo sei anni di lavoro aveva completato solo il 30 per cento della bonifica. Uno dei problemi principali della bonifica era una “colmata a mare”, cioè una vasta superficie di cemento costruita sul mare negli anni Sessanta durante un ampliamento dell’ILVA. La colmata ostacola i lavori per il risanamento del tratto di costa ed esiste ancora oggi: non si è riusciti a toglierla, e rimuoverla è considerato prioritario per la bonifica di Bagnoli.

Nel 2001 il comune di Napoli acquistò i terreni sui quali sorgeva lo stabilimento dell’ILVA e di Eternit, e sostituì la Bagnoli S.p.a. con la Società di trasformazione urbana (STU), incaricata di gestire i lavori del progetto di riqualificazione di Bagnoli e dell’adiacente zona di Coroglio. La STU venne sostituita nuovamente l’anno dopo dalla società Bagnolifutura s.p.a., che avrebbe dovuto riqualificare Bagnoli dopo un decennio di promesse non mantenute e progetti falliti bocciati dalle autorità, uno dei quali anche dell’architetto Renzo Piano. Il progetto di Bagnolifutura prevedeva tra le altre cose la realizzazione di un parco, di una spiaggia, di un “parco dello sport”, di infrastrutture per la ricerca e di strutture adatte alla ricezione dei turisti.

L’intero progetto però cominciò ad andare in crisi pochi anni dopo: ci furono molti e complicati problemi amministrativi, ritardi, aste andate deserte, blocchi dei fondi e varianti dei progetti. Alcune strutture erano effettivamente state costruite, ma molte non erano state mai aperte al pubblico; altri edifici progettati non erano proprio stati costruiti. Nel 2011 ci fu un primo sequestro di terreni legato alla mancata bonifica del suolo, e nel 2013 la procura di Napoli indagò 21 tra dirigenti di enti locali e di Bagnolifutura – 18 dei quali furono rinviati a giudizio – e sequestrò i terreni posseduti dalla società con l’accusa di disastro ambientale. Il 4 marzo 2013 un incendio doloso – per il quale non sono ancora stati identificati i colpevoli – danneggiò gravemente la Città della Scienza, una struttura che a Bagnoli ospita un museo scientifico e centri di ricerca.

Nel 2013 Fintecna, una società controllata per l’80 per cento dal ministero dell’Economia, chiese a Bagnolifutura di saldare un debito di 59 milioni di euro: il comune aveva acquistato nel 2001 i terreni industriali di Bagnoli da due società poi confluite in Fintecna e li aveva trasferiti a Bagnolifutura, ma non aveva pagato per intero il prezzo previsto. Secondo quello che scrissero i giornali, la richiesta di Fintecna fu “il colpo di grazia” che fece fallire Bagnolifutura. Il 3 dicembre 2013 il sindaco di Napoli, che nel frattempo era diventato Luigi De Magistris, firmò allora un’ordinanza in cui chiese a Fintecna di collaborare alla riqualificazione di Bagnoli, presentando entro 30 giorni un progetto per la rimozione integrale della colmata: la motivazione di De Magistris era che “chi inquina paga”. Il comune non avrà pagato per acquistare i terreni, è in sintesi la posizione di De Magistris, ma siccome li avete inquinati voi venite a dare una mano invece di chiederci soldi. Fintecna sostenne invece di non essere responsabile per la bonifica di Bagnoli e fece ricorso al TAR della Campania, che lo accolse. Fintecna chiese allora al comune di Napoli anche un risarcimento per 189 milioni di euro. Il comune presentò un nuovo ricorso e il Consiglio di Stato lo scorso settembre gli ha dato ragione, ritenendo Fintecna responsabile della rimozione della colmata.

Su cosa litigano Renzi e De Magistris
Il 14 agosto 2014, durante una visita a Napoli, il presidente del Consiglio Matteo Renzi aveva firmato un protocollo d’intesa per la bonifica di Bagnoli-Coroglio, insieme al ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, al presidente della Campania Stefano Caldoro, al presidente della provincia di Napoli Antonio Pentangelo e al sindaco di Napoli Luigi De Magistris. De Magistris all’epoca si era detto soddisfatto, aveva parlato di «punto di partenza» e aveva aggiunto che «con l’accordo di oggi si dice no alla speculazione, no all’immobilismo». I problemi sono arrivati un paio di settimane dopo, quando è stato approvato il decreto cosiddetto “Sblocca Italia”, che stabiliva la nomina di un commissario speciale per controllare i lavori a Bagnoli. De Magistris in precedenza si era espresso più volte sulla necessità di mantenere l’autonomia del comune di Napoli: dopo aver temporeggiato qualche mese, ha detto che Renzi aveva tradito il loro patto, e che il commissariamento era incostituzionale, parlando di “commissario fuorilegge” e di “golpe istituzionale”. De Magistris sostiene che il comune di Napoli sia stato escluso dalla gestione dei lavori, e ha anche avanzato qualche sospetto sulla possibilità che fosse un modo per lasciare spazio alle speculazioni edilizie. In un’intervista, Ottavio Ragone di Repubblica ha chiesto a De Magistris:

Sindaco, non ritiene possibile un’altra lettura, assai più semplice? Da vent’anni Comune e Regione non sono in grado di fare nulla su Bagnoli e quindi adesso, dopo il fallimento, interviene il governo. Punto.
“Ricostruzione falsa storicamente e politicamente. Negli ultimi tre anni su Bagnoli sono stati fatti passi avanti. Dall’ordinanza contro Fintecna alle intese del 14 agosto. Ora condurrò una lotta politica in parlamento e fuori per la modifica del decreto, anche nel Pd c’è chi è contrario all’esproprio subito da Napoli e dal Comune “.

Il comune di Napoli ha presentato anche ricorso al TAR della Campania, che però è stato respinto lo scorso marzo. Intanto lo scorso settembre, un anno dopo lo Sblocca Italia, è stato nominato come commissario Salvo Nastasi, vice segretario generale della presidenza del Consiglio ed ex dirigente del ministero dei Beni Culturali e commissario straordinario del Teatro San Carlo di Napoli. Secondo l’ultima proposta del governo, il commissario speciale per Bagnoli dovrebbe essere affiancato da una serie di dirigenti di vari ministeri, da un rappresentante scelto dal comune di Napoli e da uno della regione, coordinati dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Claudio De Vincenti.

Negli ultimi mesi De Magistris ha criticato in diverse occasioni Renzi per come ha scelto di portare avanti il piano di riqualificazione di Bagnoli: ci sono stati diversi incontri a Napoli, a uno dei quali, quello dello scorso 6 aprile, ha partecipato anche Renzi, che era stato contestato da un corteo. Martedì 24 maggio è stato firmato a Palazzo Chigi il protocollo di vigilanza sulle procedure per la bonifica delle aree di Bagnoli: hanno firmato il commissario Nastasi, il presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione Raffaele Cantone e Domenico Arcuri, amministratore delegato di Invitalia, la società controllata dal ministero dell’Economia che si occuperà del nuovo progetto di riqualificazione di Bagnoli.

In occasione della firma, Renzi ha detto: «Se quelli che devono fare le cose a cominciare da alcuni enti locali non fanno, toccherà a noi con il commissario e usando le procedure più all’avanguardia sul fronte della trasparenza». De Magistris si è molto arrabbiato per le parole di Renzi, e ha detto che «sono gravissime, scorrette e false e per di più registriamo un ulteriore intervento del premier a poco più di sette giorni dal voto. Renzi deve smettere di fare campagna elettorale visto che ha affermato che le amministrative non sono politiche». De Magistris ha detto che la responsabilità della bonifica di Bagnoli è del governo perché «è un sito di interesse nazionale», e ha sostenuto che «se oggi si iniziano i piani di bonifica è grazie all’ordinanza “Chi inquina paga” che ho emesso il 3 dicembre del 2013».

Il prossimo 5 giugno a Napoli si terranno le elezioni amministrative: De Magistris è sostenuto da liste civiche, Sinistra Italiana, Italia dei Valori e Possibile, mentre la candidata del PD è Valeria Valente, che ha battuto Antonio Bassolino alle primarie dello scorso marzo. La campagna elettorale di De Magistris è stata molto dura contro il governo Renzi, e aveva attirato diverse attenzioni un suo comizio tenuto qualche settimana fa nel quale tra le altre cose aveva detto, molto agitato: «Renzi vai a casa, devi avere paura, ti devi cacare sotto! Napoli capitale, Granducato di Toscana dietro! Napoli ribelle! Potere al popolo!».

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