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  • giovedì 19 maggio 2016

La startup dei camion che si guidano da soli

È stata fondata da ex dipendenti di Google, Apple e Tesla e in pochi mesi ha testato il suo autopilota su 16mila chilometri di strada

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(Otto)

Un gruppo di ex impiegati di Google, Apple e Tesla ha fondato una nuova società che si chiama Otto per produrre camion che si guidano da soli. Tra i fondatori della nuova azienda, che ha sede a San Francisco (California), ci sono Anthony Levandowski e Lion Ron, rispettivamente uno dei primi responsabili del progetto per le auto che si guidano da sole di Google e il principale responsabile di Google Maps. Otto comprende diversi altri esperti nelle tecnologie per i veicoli autonomi e ha piani molto ambiziosi, soprattutto per gli Stati Uniti dove il settore dei trasporti con i camion è uno dei più grandi e redditizi.

Levandowski ha lasciato a inizio anno Alphabet, la multinazionale di cui fanno parte Google e le altre società collegate, e poco dopo ha annunciato la fondazione di Otto. Al progetto lavorano per ora più di 40 persone, ma l’azienda sta cercando ingegneri e altri specialisti per espandersi e proseguire lo sviluppo dei suoi sistemi. L’idea è di realizzare tecnologie che possano essere inserite e adattate ai camion già in circolazione: Otto non produrrà quindi i veicoli, ma i piloti automatici da installare sui camion per fare in modo che si guidino da soli.

I responsabili di Otto pensano che il mercato dei veicoli che si guidano da soli avrà fortuna prima nei trasporti commerciali, e solo in un secondo tempo sulle automobili: questo perché sensori e dispositivi per la guida automatica sono ancora molto costosi e incidono troppo sul prezzo finale di un’auto, mentre possono essere un investimento più sensato per una grande società di trasporti. I sensori laser sviluppati da Google, per esempio, hanno un costo stimato intorno ai 75mila dollari per automobile, ancora troppo alto per la vendita al grande pubblico. I prezzi diminuiranno con l’avvio della produzione in serie, dicono gli esperti, ma non è ancora chiaro quando si raggiungeranno cifre abbordabili. Un camion di grande stazza con rimorchio negli Stati Uniti costa tra i 150mila e i 300mila dollari, quindi l’aggiunta di qualche decina di migliaia di dollari per avere un pilota automatico potrebbe avere senso, ed è su questo che puntano quelli di Otto.

L’azienda ha avviato i primi test su tre camion Volvo, con i quali da gennaio a oggi ha percorso più di 16mila chilometri. Le prove si sono concentrate sui viaggi in autostrada, su cui di solito i camionisti trascorrono la maggior parte del loro tempo, talvolta guidando per centinaia di chilometri prima di dover affrontare una curva. Se potessero affidare la guida a un sistema automatico, potrebbero per esempio riposare nella cabina e sfruttare le ore di turno per le manovre più complicate e sulle strade secondarie. Otto sta lavorando in primo luogo a un pilota automatico per l’autostrada, lasciando per ora agli autisti le altre attività dall’ingresso all’uscita dalle autostrade, passando per le manovre da compiere nelle fasi di carico e scarico.

Il sistema di guida automatico sviluppato da Otto ricorda molto quello di Google e di altre aziende che stanno lavorando a prodotti simili, o che li hanno già messi in commercio come ha fatto il produttore di auto elettriche Tesla con il suo pilota automatico. Grazie a un ricevitore GPS, il camion ricostruisce la sua posizione geografica e la direzione in cui muoversi. Altri sensori a bordo si occupano di rilevare la corsia in cui sta viaggiando, la presenza di traffico e i movimenti degli altri veicoli intorno. Sulla base di questi e altri parametri impostati dal camionista, l’autopilota regola l’andatura del camion e ne abbassa i consumi.

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Come gli altri produttori, Otto dovrà fare i conti con le leggi che regolamentano l’utilizzo di veicoli che si guidano da soli. Da anni, negli Stati Uniti, Google promuove presso i governi statali l’adozione di regole che consentano la sperimentazione e in futuro la messa in vendita delle auto che si guidano da sole, ma nonostante gli sforzi in molti casi le leggi locali limitano ciò che si può fare con un autopilota. In California, per esempio, c’è la proposta di imporre nel codice della strada che le automobili che si guidano da sole siano sempre dotate di volante e pedali, in contrasto con i progetti più recenti di Google. In altri stati l’utilizzo dell’autopilota è consentito, ma a patto che a bordo ci sia sempre una persona pronta a intervenire in caso di emergenza.

I responsabili di Otto non sembrano essere molto preoccupati dalle leggi, ancora contraddittorie e diverse tra stato e stato. Almeno in questa prima fase, il loro piano è di realizzare un autopilota per dare assistenza al camionista, senza sostituirlo del tutto. Restano comunque molti altri aspetti da chiarire dal punto di vista legale, a partire dal fatto se considerare o meno le ore di pausa dalla guida come di riposo e quindi tali da permettere un allungamento dei turni di guida dei camionisti. È un punto molto sensibile dal punto di vista sindacale e Otto dovrà confrontarsi con le associazioni di categoria, che raccolgono i circa 3 milioni di camionisti attivi negli Stati Uniti.

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Analisti e investitori confidano nelle capacità di Levandowski per superare questi problemi. Dopo essersi laureato presso l’Università della California, Berkeley, nel 2004, Levandowski fu tra i pionieri nella progettazione di veicoli che si guidano da soli. Fondò la startup “510 Systems”, che in seguito fu acquisita da Google per lo sviluppo del suo progetto. A inizio anno, Levandowski ha detto di avere lasciato Google per accelerare i tempi e mettere in produzione il prima possibile un sistema di guida automatico: “Google è molto concentrato nel fare ciò che sta facendo e ho pensato che fosse ora di vedere qualcosa sul mercato, e mi interessava molto la possibilità di farlo con i camion”.

Lion Ron ha una storia simile a quella del suo collega. Dopo avere lavorato come consulente per l’intelligence dell’esercito israeliano, fu assunto da Google e fu tra i primi sviluppatori di Google Maps, il servizio di mappe online più usato al mondo. Ron ha lavorato anche per tre anni ai progetti di Motorola, nel periodo in cui è stata di proprietà di Google (ora è stata venduta a Lenovo), e ha lavorato ad alcuni altri progetti dell’azienda per lo sviluppo di nuovi prodotti sperimentali. Nessuno dei due ha dato informazioni sul capitale impegnato per fondare Otto e finanziare i suoi primi mesi di attività.

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Otto non è comunque l’unica azienda che si sta concentrando sulla guida autonoma dei camion. Alcuni dei più grandi produttori di mezzi per il trasporto merci stanno facendo altrettanto, con esperimenti di vario tipo. Daimler e Volvo Trucks negli ultimi mesi hanno mostrato i loro progressi nel settore, confermando di essere al lavoro per produrre camion con optional di questo tipo. Levandowski non è preoccupato nemmeno dalla concorrenza: “Penso che i produttori di camion stiano facendo un grande lavoro, e probabilmente risolveranno il problema. Ma un’azienda che fa camion non è organizzata al meglio per risolvere un problema tecnologico. Non sto cercando di svilirli in nessun modo, penso sia fantastico quello che fanno, ma penso che siamo su due linee diverse in termini di ciò che stiamo provando a risolvere”.

I piani dei produttori sono inoltre legati alla vendita di nuovi camion che si guidano da soli, non all’introduzione di sistemi di guida da montare sui veicoli esistenti come vuole fare Otto. Sostituire un camion richiede un notevole investimento, mentre la spesa per equipaggiarlo con i sensori che lo rendono autonomo sarebbe di sicuro inferiore. Per questo motivo Otto pensa di vendere in primo luogo il suo autopilota ai camionisti in proprio, che potrebbero in questo modo estendere i loro turni di lavoro in sicurezza per coprire più strada durante le consegne.

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