Gli indiani che si fanno allungare le gambe

È un'operazione sempre più diffusa, ma molto complicata, dolorosa e non ben regolamentata

AP Photo/Elizabeth Dalziel)

Il Guardian ha pubblicato un articolo in cui racconta una pratica chirurgica sempre più diffusa in India: farsi allungare le gambe per diventare più alti o più alte, e migliorare così la propria condizione sociale. L’India è un paese in cui l’altezza è considerata «attraente»: il problema è che la chirurgia per l’allungamento degli arti (nata non certo per motivi estetici) non è ben regolamentata e che a eseguirla sono spesso medici che non hanno la necessaria esperienza.

L’operazione prevede che le ossa delle gambe vengano fratturate in diversi punti e che intorno all’arto vengano applicati degli anelli esterni collegati tra loro da barre allungabili che permettono di aumentarne la distanza reciproca. Gli anelli sono collegati anche con fili al titanio che passano attraverso l’osso. Durante il processo di crescita dell’osso due degli anelli della struttura (quello più in alto e quello più in basso) vengono costantemente distanziati. L’osso viene dunque stimolato contemporaneamente a ricalcificarsi e ad allungarsi. In una seconda operazione la struttura viene rimossa.

Una ragazza di 24 anni intervistata dal Guardian e chiamata Komal (ma non è il suo vero nome) ha raccontato di essersi rivolta al dottor Amar Sarin, un chirurgo ortopedico di Delhi, che l’ha resa più alta di otto centimetri. I genitori di Komal hanno dovuto vendere delle terre di famiglia per pagare l’intervento chirurgico, ma per lei ne è valsa la pena: «Ho tanta fiducia ora, ero alta appena 137 centimetri. La gente mi prendeva in giro e non ho potuto trovare un posto di lavoro. Ora mia sorella più giovane sta facendo la stessa cosa». Komal, scrive il Guardian, fa parte di un numero sempre maggiore di giovani indiani che attraverso questa operazione “estetica” sperano di migliorare le loro possibilità di matrimonio e di carriera.

Il Guardian ha anche intervistato l’ortopedico che ha operato Komal, Amar Sarin. Ha spiegato che l’allungamento degli arti inferiori è tra i più difficili interventi di chirurgia estetica e ha confermato che per eseguirlo «non ci sono scuole» e non c’è «una formazione adeguata». Il dottor Sarin ha cominciato a eseguire questa operazione cinque anni fa, riceve almeno venti chiamate al giorno da parte di persone che vogliono diventare più alte e finora ha trattato 300 pazienti: solo un terzo proveniva dall’India. Il turismo medico verso l’India, dove i prezzi sono più bassi di quattro o cinque volte rispetto ad altri paesi, ha un valore stimato di circa 3 miliardi di dollari.

Il mese scorso un comitato etico dello stato centro-orientale di Andhra Pradesh ha convocato i chirurghi ortopedici che avevano allungato gli arti di un uomo di 23 anni, dopo che erano stati sollevati dubbi e preoccupazioni sul motivo per cui era stata eseguita «l’insolita operazione». Tra i medici indiani c’è chi difende la pratica e chi invece la considera troppo rischiosa, perché può portare anche alla paralisi. Sudhir Kapoor, presidente dell’associazione ortopedica indiana, ha detto che l’intervento non è consigliabile a parte «rari casi»: «Queste operazioni non sono di routine e c’è un alto rischio di complicazioni».

La tecnica chirurgica dell’allungamento degli arti è stata sperimentata per la prima volta negli anni Cinquanta in Russia, in una piccola città della Siberia, Kurgan. Il suo inventore, il polacco Gavriil Ilizarov, divenne famoso come “il mago di Kurgan” dopo aver operato anche un campione olimpico di salto in alto. Aveva pensato alla tecnica non per scopi estetici, però, ma solo per chi aveva avuto un incidente o era nato con le gambe di lunghezze differenti.

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