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  • Scienza
  • mercoledì 11 maggio 2016

L’olio di palma e il cancro

di Emanuele Menietti – @emenietti

Un rapporto sugli oli vegetali dell'Autorità europea per la sicurezza alimentare ha portato a nuovi allarmismi su un ingrediente di molti alimenti: sono fondati?

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I frutti da cui viene estratto l'olio di palma (MOHD RASFAN/AFP/Getty Images)

La recente pubblicazione da parte dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) di un rapporto sulla presenza di contaminanti in alcuni tipi di oli vegetali, ha portato a nuove polemiche e preoccupazioni circa l’utilizzo dell’olio di palma negli alimenti, e alla diffusione di notizie approssimative e allarmistiche sul fatto che il suo consumo possa causare il cancro. Mentre il ministero della Salute italiano ha chiesto chiarimenti all’EFSA, la catena di supermercati Coop ha annunciato di avere sospeso la produzione e la vendita dei suoi prodotti che utilizzano olio di palma, come hanno già fatto altri produttori in passato, talvolta più per motivi di marketing che altro.

Il rapporto dell’EFSA
L’EFSA negli ultimi anni ha svolto numerosi studi e analisi sulle ricerche disponibili in letteratura scientifica sui cosiddetti “contaminanti da processo”, sostanze che si formano durante la lavorazione delle margarine e degli oli vegetali quando si utilizzano alte temperature per raffinarli. Al termine del processo di raffinazione, questo gruppo di molecole indesiderato rimane all’interno del grasso vegetale lavorato e finisce quindi negli alimenti in cui viene utilizzato, dalle merendine ai vari prodotti da forno, passando per le patatine fritte. L’EFSA ha studiato la questione per comprendere il livello di esposizione dei consumatori, che le assumono attraverso l’alimentazione.

Il rapporto dell’EFSA è lungo 159 pagine ed è estremamente tecnico, perché indirizzato agli esperti della Commissione europea e per ora non al pubblico, che non ha gli strumenti e le conoscenze per comprendere fino in fondo il senso delle analisi e le valutazioni degli studi scientifici presi in considerazione dall’ente europeo. Il documento è stato comunque diffuso e pubblicato sul sito dell’EFSA per motivi di trasparenza, ma ha portato a grandi allarmismi e a interpretazioni creative da parte dei media, che non hanno aiutato a fare chiarezza.

Cosa dice l’EFSA
Per cominciare, l’EFSA non si è occupata esclusivamente dell’olio di palma, ma di un’ampia gamma di oli vegetali che subiscono processi di raffinazione, quindi anche quelli di cocco, arachidi, girasole e mais. Il rapporto conferma ciò che si sapeva da tempo: temperature superiori a 200 °C per raffinarli portano alla formazione di derivati del glicerolo, nello specifico 2-monocloropropandiolo (2-MCPD), 3-monocloropropandiolo (3-MCPD) e glicedil esteri degli acidi grassi (GE). La loro formazione è un effetto collaterale della raffinazione, quindi sono considerati contaminanti alimentari: sostanze che non aggiungono nulla alle qualità degli alimenti e che quindi non dovrebbero finirci dentro. Questi contaminanti vengono assimilati dal nostro organismo attraverso l’alimentazione, da qui la necessità di studiarli e di comprendere se e quanto possano essere pericolosi.

Al centro dello studio dell’EFSA non c’è l’olio di palma o un altro grasso vegetale nello specifico, ma un approfondimento per identificare un margine di esposizione tollerabile ai derivati del glicerolo che si producono con la raffinazione. Lo stesso principio è stato applicato in passato ad altri contaminanti alimentari, sostanze che è praticamente inevitabile che si formino durante la preparazione dei cibi e la loro cottura. Per gli oli vegetali studiati, l’EFSA ha concluso che portano a “potenziali problemi di salute per il consumatore medio di tutte le fasce d’età giovanile e per i forti consumatori di tutte le fasce d’età”.

Latte in polvere
I bambini sotto i tre anni di età, e soprattutto i lattanti, sono considerati dall’EFSA tra i soggetti potenzialmente più esposti. Il motivo è dovuto alla presenza dell’olio di palma nel latte in polvere e in diversi altri alimenti per la prima infanzia. La sua presenza è giustificata dall’aggiunta di acido palmitico, un componente importante che si trova naturalmente nel latto materno. I bambini che consumano esclusivamente alimenti per lattanti sono quindi più esposti ai contaminanti dovuti alla raffinazione degli oli vegetali.

Olio di palma e cancro
Negli ultimi giorni sono circolati titoli e articoli allarmistici sul presunto legame tra olio di palma e cancro. L’EFSA nel suo rapporto non dice che questo tipo di olio causa i tumori, ma elenca alcune ricerche scientifiche condotte sugli animali in laboratorio sui potenziali effetti della trasformazione dei glicidil esteri in glicidolo, processo che avviene durante la digestione. Il glicidolo è noto per avere potenziali effetti cancerogeni e genotossici, cioè la capacità di danneggiare le informazioni genetiche all’interno delle cellule causando mutazioni che possono portare allo sviluppo di un cancro.

Come ha spiegato Marco Silano dell’Istituto superiore di sanità ad Alice Pace:

Sono anni che questi composti sono stati attenzionati e si studia la loro presenza. E non solo nell’olio di palma, bensì in tutti gli olii vegetali raffinati. Tuttavia, nonostante gli effetti sugli animali, va precisato che non esistono a oggi dati che correlino l’uso dell’olio di palma all’insorgenza di tumori nell’uomo.

Il rapporto dell’EFSA non dice nemmeno che se si consumano alimenti con olio di palma si hanno più probabilità di ammalarsi di cancro. Non lo dice per due ragioni fondamentali: la prima è che a oggi non ci sono dati scientifici sufficienti per stabilire una correlazione tra tumori e consumo di oli vegetali raffinati, la seconda è che un tumore si sviluppa di solito in concomitanza di più cause, dalla predisposizione per come si è fatti ai fattori ambientali.

Non tutto l’olio di palma è uguale
Il rapporto dell’EFSA prende in considerazione gli oli vegetali sottoposti a processi di raffinazione in generale, senza fare distinzioni sulla loro qualità, perché l’obiettivo era dare alla Commissione europea un quadro generale sull’esposizione al prodotto da parte dei consumatori. Considerato che già da anni si discute dei contaminanti, l’industria alimentare si è data da fare per sviluppare nuove soluzioni e tecnologie per raffinare gli oli a temperature più basse, in modo da ridurre sensibilmente la presenza delle sostanze indesiderate. L’EFSA ha tenuto conto dello sforzo fatto, riconoscendo ai produttori di alimenti con olio di palma di avere dimezzato la presenza di GE negli ultimi cinque anni. La concentrazione di queste sostanze è quindi stata ridotta e l’industria alimentare confida di raggiungere ulteriori progressi, riducendone ulteriormente la presenza.

glicidolo

Ma perché si usa l’olio di palma?
L’olio di palma è ottenuto da frutti simili alle olive di diverse varietà di palme. Dopo il raccolto, i frutti sono trattati con il vapore per essere sterilizzati, snocciolati, cotti e messi sotto una pressa per estrarne l’olio, che viene in seguito raffinato diventando di colore giallo-biancastro. Viene ampiamente utilizzato nell’industria alimentare per mantenere la consistenza morbida di torte, merendine, altri prodotti da forno e creme spalmabili. Chi fa una torta in casa di solito utilizza il burro, cioè un grasso saturo che permette di ottenere una migliore consistenza dell’impasto rispetto all’olio di oliva o ad altri oli vegetali, che sono invece insaturi. L’olio di palma, anche se proviene da un vegetale, ha più cose in comune con il burro: è fatto essenzialmente di acidi grassi e in più ha il pregio di essere quasi insapore, quindi più adatto del burro che modifica il gusto dei preparati. È inoltre un grasso poco costoso e che si conserva più facilmente, caratteristiche che lo hanno reso il più diffuso per la preparazione di dolci a livello industriale.

A oggi non ci sono in letteratura scientifica indicazioni certe per dire che l’olio di palma faccia male in assoluto, ma questo non significa che lo si possa consumare in grandi quantità: è un grasso saturo, va consumato con moderazione come già facciamo con il burro. Un eccesso di grassi saturi nell’alimentazione – insieme ad altre abitudini alimentari sbagliate – può portare a rischi cardiovascolari, a livelli più alti di colesterolo, all’obesità e al diabete. In un recente rapporto, l’Istituto superiore di sanità ha ricordato che “la letteratura scientifica non riporta l’esistenza di componenti specifiche dell’olio di palma capaci di determinare effetti negativi sulla salute”, specificando comunque che si tratta di grassi saturi con cui non bisogna eccedere nella propria dieta.

A favore e contro l’olio di palma
Negli ultimi anni ci sono state campagne di vario tipo contro l’olio di palma, che secondo molti osservatori hanno portato a una demonizzazione dei prodotti che lo utilizzano e a percezioni sbagliate da parte dell’opinione pubblica. Alcuni produttori hanno iniziato a dire esplicitamente – nelle pubblicità e sulle confezioni – che i loro prodotti non hanno l’olio di palma tra gli ingredienti, facendo venire qualche sospetto circa interessi più legati al marketing che alla salute dei loro clienti. L’allarmismo contro l’olio di palma ha portato le aziende che più lo utilizzano ad avviare iniziative di vario tipo, come l’Unione Italiana Olio di Palma Sostenibile in Italia e il Palm Oil Innovation Group a livello internazionale.

Queste organizzazioni si occupano di fare conoscere i pregi dell’olio di palma e gli impegni assunti per produrlo in modo più responsabile, in collaborazione con organizzazioni ambientaliste come il WWF e Greenpeace. La grande richiesta di olio di palma da parte dell’industria alimentare ha infatti portato a un’espansione senza precedenti delle coltivazioni, con conseguenze notevoli soprattutto nel Sud-Est asiatico dove si trovano le principali piantagioni, nate in alcuni casi dopo l’incendio doloso delle foreste. Da alcuni anni c’è un impegno concreto per fermare le deforestazioni, ma il problema non riguarda solo l’olio di palma. Inoltre, le coltivazioni per produrlo occupano il 5,5 per cento dei terreni utilizzati per la produzione di tutti gli oli del mondo, ma grazie alla sua alta resa l’olio di palma rappresenta un terzo della produzione mondiale di oli e altri tipi di grassi.

Cosa succede adesso
Il rapporto dell’EFSA sarà ora esaminato dalla Commissione europea, che in seguito potrebbe produrre nuove raccomandazioni indirizzate agli stati membri dell’Unione e alle aziende dell’industria alimentare, sull’utilizzo degli oli vegetali raffinati come quello di palma. È probabile che la Commissione riconosca gli sforzi già fatti dai produttori per la riduzione dei contaminanti, incentivando nuove ricerche e studi per valutare i loro eventuali effetti sulla salute.

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