Vendere auto con la realtà virtuale

Sempre più case automobilistiche offrono ai propri clienti la possibilità di "provare" le auto con la realtà virtuale: è un modo per attirarne di nuovi e distinguersi dalla concorrenza

di Melissa Mittelman - Bloomberg

Un visitatore della fiera di Hannover, in Germania, prova un visore per la realtà virtuale allo stand di Volkswagen, il 23 aprile 2016 (TOBIAS SCHWARZ/AFP/Getty Images)
Un visitatore della fiera di Hannover, in Germania, prova un visore per la realtà virtuale allo stand di Volkswagen, il 23 aprile 2016 (TOBIAS SCHWARZ/AFP/Getty Images)

Nel tentativo di mantenere le vendite ai livelli da record del 2015, le case automobilistiche americane stanno sfruttando tutte le risorse a loro disposizione per attirare i clienti. La realtà virtuale potrebbe essere il loro prossimo asso nella manica. Audi ha in programma di fornire dei visori Oculus Rift a una serie di concessionarie entro la fine dell’anno, mentre a febbraio Johan de Nysschen, presidente di Cadillac, ha incoraggiato alcuni dei suoi rivenditori con bassi volumi di vendita a sfruttare la realtà virtuale per vendere di più.

Molte concessionarie dal Brasile alla Germania stanno già sperimentando l’uso della realtà virtuale, che per le case automobilistiche americane ha un vantaggio doppio: migliora l’esperienza dei clienti e allo stesso tempo riduce parte dei 2,75 miliardi di dollari che le concessionarie spendono ogni anno per mantenere i nuovi modelli nelle concessionarie. «Quando si usa il visore si ha la sensazione di essere davvero all’interno dell’auto», ha detto Marcus Kuehne, responsabile di Audi per la realtà virtuale. Audi offre già ai suoi clienti la possibilità di provare l’allestimento delle auto in alcune concessionarie dotate di tecnologie digitali, e considera la realtà virtuale come il prossimo passo per permettere ai clienti di vedere quello che vogliono comprare. «Ci si può fare una buona idea delle dimensioni dell’auto, capire se i cerchioni si adattano al resto della macchina e se i colori degli interni stanno bene», ha detto Marcus Kuehne, «con questo tipo di tecnologia si riesce a giudicare molto meglio che su uno schermo».

Permettere ai clienti di modificare i modelli, le combinazioni di colore e le caratteristiche delle auto grazie alla realtà virtuale è l’ultima mossa delle case produttrici per distinguersi dalla massa in un mercato che ha rallentato ma rimane comunque molto redditizio. Ad aprile le vendite negli Stati Uniti sono aumentate per le maggiori case produttrici americane e giapponesi, mentre il tasso delle vendite calcolato su base annua al netto dei fattori stagionali, cresciuto a 17,4 milioni di auto, ha segnato un record per il mese di aprile. «Il fatturato nel settore rimane solido, i prezzi delle transazioni sono a livelli record e ad aprile i clienti non avevano mai speso così tanto per i nuovi modelli», ha detto  John Humphrey, vice presidente responsabile del settore automotive globale della società di ricerche di mercato J.D. Power. «Il rallentamento della crescita, la domanda che si sta spostando dalle auto ai SUV e i grandi volumi delle auto creano tuttavia difficoltà non indifferenti alle case produttrici».

Kurt McNeil, il vice presidente di General Motors responsabile delle vendite negli Stati Uniti, aveva detto che l’azienda si aspettava un aumento delle vendite del 5 per cento e un tasso su base annua al netto dei fattori stagionali di almeno 17,5 milioni di veicoli. Mentre quest’anno per General Motors le vendite ai clienti che possiedono diverse auto sono calate, per Ford e altre case sono aumentate. Ford ha registrato profitti record in Nord America nel primo trimestre, nonostante le vendite negli Stati Uniti siano scese di qualche centinaia. Per General Motors, invece, le vendite ad aprile sono diminuite del 3,5 per cento. «I fondamentali economici ci sono», ha detto McNeil, «i tassi di interesse sono ancora bassi e il prezzo della benzina potrebbe scendere al minimo dall’estate 2005». Per Nissan e Honda le vendite sono aumentate rispettivamente del 13 e del 14 per cento; per Volkswagen, invece, sono scese del 7,4 per cento rispetto ad aprile 2015, mentre sono aumentate del 5,8 per cento per Audi che fa sempre parte del gruppo Volkswagen. Volkswagen, Il più grande produttore automobilistico europeo sta ancora cercando di superare la sfiducia dei consumatori dopo lo scandalo sulle emissioni truccate, che potrebbe costare all’azienda circa 18,2 miliardi di dollari.

Le case automobilistiche hanno già usato la realtà virtuale per promuovere i loro veicoli in passato. Nel 2014 per pubblicizzare il modello 2015 della berlina Chrysler 200, Fiat Chrysler Automobiles (FCA) ha permesso ai suoi clienti di fare un tour virtuale della sua fabbrica. Meno di un anno fa Volvo Cars, di proprietà della cinese Geely Automobile, ha usato la stessa tecnologia per presentare il SUV XC90 prima della distribuzione negli Stati Uniti, mentre all’ultimo salone dell’auto di New York Toyota ha usato dei visori per la realtà virtuale per mostrare ai visitatori le caratteristiche di sicurezza delle sue auto, come il sistema per il rilevamento dei pedoni. La realtà virtuale è passata dall’essere un’idea esotica a diventare uno strumento che ormai si potrebbe definire quasi pratico per intrattenere e comunicare con i clienti, grazie alla maggiore qualità dell’immagine, alla larghezza di banda dei computer e agli investimenti di società come Facebook. In Italia il visore di Oculus VR, che nel 2014 è stata comprata da Facebook per 2 miliardi, costa quasi 750 euro, meno dei 899 che servono per comprare Vive, il visore di HTC.

Anche se probabilmente nel breve periodo sarà usata soprattutto per l’industria dei videogiochi, secondo l’analista di Bloomberg Intelligence Jitendra Waral la realtà virtuale diventerà una parte fondamentale dell’esperienza offerta ai clienti in diversi settori – come quello automobilistico, sanitario e turistico – nel giro dei prossimi quattro o cinque anni. Le vendite dei visori per la realtà virtuale quest’anno potrebbero raggiungere un miliardo di dollari e arrivare a 21 miliardi entro il 2020, secondo le stime di Waral. «Le aziende stanno creando questi nuovi punti di contatto con i loro clienti per differenziarsi ed essere più competitivi», ha detto Waral. «È una cosa completamente diversa dal modo in cui si fanno le cose oggi: è la novità che attira l’attenzione».

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