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  • lunedì 9 maggio 2016

Guida alle elezioni di Bologna

Il favorito è il sindaco uscente, Virginio Merola del PD, ma secondo i sondaggi non vincerà al primo turno: gli altri candidati e le cose da sapere

Matteo Salvini con la la candidata sindaco a Bologna Lucia Borgonzoni e l'attuale sindaco Virginio Merola (ANSA)

Il prossimo 5 giugno ci saranno in Italia le elezioni amministrative. In tutto dovranno eleggere il sindaco e il consiglio comunale in 1.368 comuni, tra cui 26 capoluoghi di provincia, compresa Bologna. Si voterà in un solo giorno, dalle ore 7 alle 23. Il turno di ballottaggio è previsto per il 19 giugno.

I candidati
A Bologna il sindaco uscente è Virginio Merola, del PD: ha 61 anni e aveva vinto al primo turno le elezioni del 2011. Oltre a Merola, che cerca un secondo mandato sostenuto sempre dal PD, ci sono altri 8 candidati per un totale di 17 liste.

Dopo una serie di polemiche e trattative, nel centrodestra è caduta l’iniziale candidatura del consigliere regionale di Forza Italia Galeazzo Bignami e si è deciso di sostenere Lucia Borgonzoni, già consigliera a Bologna per la Lega Nord. Borgonzoni si presenta con il sostegno di cinque liste, tra cui quelle della Lega Nord, di Forza Italia e di Fratelli d’Italia.

Nei mesi scorsi la scelta del candidato ha creato molti problemi anche all’interno del Movimento 5 Stelle e che hanno avuto rilevanza nazionale: sono stati cioè raccontati da diversi giornali per spiegare come il Movimento stia cambiando. Il Movimento 5 Stelle ha un regolamento (un “non statuto”) che stabilisce nel dettaglio diverse cose: tra queste anche la procedura per candidarsi e presentare liste a livello comunale, che devono poi essere “certificate” sotto il simbolo del Movimento 5 Stelle in base a una serie di criteri (non avere sentenze penali di condanna, non essere iscritti ad altri partiti, tra gli altri). Per quanto riguarda le elezioni comunali, i metodi con cui scegliere i candidati e formare le liste sono meno normati e meno rigidi rispetto a quelli delle altre elezioni. In sostanza vengono stabiliti a livello locale dai cosiddetti “meetup”, ma sempre in base a una serie di principi: il voto online, il fatto che ogni iscritto possa proporre la propria candidatura locale e la trasparenza dei processi decisionali.

A Bologna, però, le cose sono andate diversamente. Per le elezioni comunali del 2016 il candidato indicato già da alcune settimane sul blog di Grillo è il consigliere uscente Massimo Bugani, che non è stato scelto né con una votazione online né con le primarie tra gli iscritti, come a Napoli o a Torino: nonostante questo Bugani è stato definito “il candidato naturale” del M5S. Anche la lista a sostegno di Bugani è stata creata senza alcuna consultazione e ha comunque ricevuto la certificazione di Grillo. Questo metodo è stato contestato da un centinaio di attivisti, che hanno parlato di una sorta di “listino bloccato” e che denunciano che non ci sia stato alcun momento ufficiale di condivisione con gli attivisti e i cittadini nella scelta di chi si presenterà alle elezioni amministrative 2016.

Gli altri candidati sono: l’ex leghista – ora sostenuto dalla lista civica Insieme Bologna – Manes Bernardini, già candidato nel 2011; Federico Martelloni, 41 anni, professore associato in Diritto del Lavoro all’Università di Bologna, candidato con Coalizione Civica, lista che riunisce rappresentanti provenienti da movimenti e partiti politici a sinistra del PD (SEL, Possibile, l’Altra Europa) e attivisti di alcuni dei principali centri sociali della città (TPO e Labas, per esempio); Mirko De Carli è invece il candidato del Popolo della Famiglia; l’imprenditore modenese Sergio Celloni si presenta con la lista GOL (Giustizia, Onore e Libertà); l’ex ferroviere Ermanno Lorenzoni è sostenuto dal Partito Comunista dei Lavoratori; Matteo Badiali dai Verdi.

I sondaggi
In un sondaggio condotto alla fine di aprile da Scenari Politici per il Corriere della Sera Merola è al 43 per cento: non vincerebbe dunque al primo turno, come nel 2011. Borgonzoni, candidata del centrodestra, è data al 30 per cento, mentre è più lontano Bugani del Movimento 5 Stelle al 16 per cento. Martelloni è al 7 per cento mentre gli altri sono tutti intorno al 4. Chiunque vada al ballottaggio, comunque, secondo i sondaggi non vincerebbe contro Merola. Il sindaco uscente batterebbe sia il centrodestra (55 per cento contro 45 per cento), che il M5S (57 per cento contro 43 per cento). Ci sono altri due dati interessanti, poi: secondo i sondaggi la percentuale di indecisi e astenuti arriva al 44 per cento; al recente referendum sulle trivellazioni in città ha votato il 36,8 per cento degli aventi diritto, oltre 100 mila persone.

Cosa si dice in città
La vittoria di Merola sembra scontata. Per la sua campagna elettorale il sindaco uscente ha pubblicato un “librone rosso” con le cose fatte nei cinque anni del suo primo mandato, che ha cominciato a distribuire attraverso dei volontari direttamente ai cittadini: si intitola “Questa è la Bologna che mi piace” e spiega, per esempio, come siano stati creati 600 nuovi esercizi commerciali in centro fra i quartieri Santo Stefano e San Vitale, che 20 mila metri quadri di muri sono stati ridipinti da una squadra di 300 volontari, che il turismo è aumentato (i turisti nel 2010 erano circa 1 milione e 900mila, nel 2014 più di 2 milioni) anche grazie ai nuovi scali dell’aeroporto Marconi. «Bologna non ha reagito alla crisi economica chiudendosi in se stessa. La Bologna città aperta è un concetto che funziona», ha spiegato Merola.
«Nei prossimi giorni vi arriverà a casa il librone rosso di Merola e del PD che vi spiegherà quanto sono stati bravi. Costo del volume: 80.000 euro», ha scritto invece il candidato del Movimento 5 Stelle Massimo Bugani su Facebook. «Queste cose le faceva Berlusconi e mi ricordo bene come venivano etichettate queste operazioni di costosissima propaganda».

Sulla questione dei migranti, rispondendo a chi gli chiedeva della gestione dei flussi e dei nuovi arrivi, Merola ha cercato di rassicurare i cittadini con uno stile che, secondo i suoi critici, si addice di più alla sua diretta rivale, la candidata della Lega e di tutto il centrodestra: «I bolognesi non avranno alcun disturbo, bisogna però che i migranti abbiano pazienza e non vadano in giro a chiedere l’elemosina». I critici di Merola gli attribuiscono anche la responsabilità di una serie di sgomberi di alcune case occupate e del centro sociale Atlantide, tra le altre, avvenute a opera del prefetto ma secondo quanto spiegato dallo stesso sindaco «a sua insaputa». Contro gli sgomberi – che sono uno degli argomenti principali di questa campagna elettorale – ha preso posizione anche Matteo Maria Zuppi, il popolare nuovo vescovo di Bologna.

Un altro momento complicato del mandato di Merola è arrivato nel maggio del 2013, quello del referendum consultivo e non vincolante promosso dal “Comitato Articolo 33” per l’abolizione del finanziamento pubblico alle scuole paritarie: ha vinto l’opzione A (quella contraria) con il 59 per cento dei voti, mentre l’opzione B era sostenuta dal sindaco. A Bologna è attivo da circa 18 anni un sistema di convenzioni tra le scuole paritarie private e il comune, che oggi versa a queste circa un milione di euro l’anno: questa cifra, secondo chi ha promosso il referendum e votato l’opzione A, doveva andare ad aumentare quello che il comune già spende nella scuola dell’infanzia e non più, come accade oggi, a finanziare le convenzioni con le scuole materne del settore privato. Dopo l’esito del voto, dall’opposizione avevano chiesto le dimissioni del sindaco; Bugani, candidato sindaco M5S, lo ha più volte accusato anche durante la campagna elettorale di non aver «rispettato l’esito di un referendum sulla scuola». Bugani ha anche attaccato Merola per aver ricevuto 20 mila euro nel 2011 da una cooperativa modenese attualmente sotto inchiesta.

Lucia Borgonzoni ha indicato fra le tre priorità della propria campagna elettorale la sicurezza, la questione sociale e il commercio e, oltre che per le sue posizioni molto dure sugli immigrati, ha fatto parlare di sé nelle ultime settimane per non aver partecipato alla manifestazione del 25 aprile spiegando anche che non vi parteciperà nemmeno quando sarà sindaca: «Fatte così non hanno senso (le manifestazioni, ndr). Ma si può sentire il presidente del Senato Grasso dire che i nuovi partigiani sono gli immigrati?».

Federico Martelloni sta facendo campagna elettorale mettendo al centro dei suoi progetti l’emergenza abitativa: «Merola aveva annunciato che l’avrebbe risolta entro marzo e invece siamo ancora molto distanti da una soluzione. Dobbiamo puntare con più decisione al ruolo di mediazione del comune per calmierare i prezzi, evitare sfratti e tutelare i piccoli proprietari». Dice che «servono una mobilità ciclabile, linee di filobus per gli attraversamenti lunghi e di flotta meno impattanti per l’arrivo in centro storico, tragitti trasversali che non per forza debbano attraversare la T (la zona a traffico limitato) per giungere da un punto all’altro della città». Sulla sicurezza: «Per vivere in una città sicura bisogna prendersene cura: fare comunità e prevenzione, non lavorare solo attraverso la repressione. Per fare questo l’amministrazione deve esserci fisicamente, come presidio, abbandonando l’accentramento dei servizi che ha caratterizzato la giunta Merola».

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