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  • mercoledì 20 aprile 2016

In Spagna si va verso nuove elezioni

Non c'è una maggioranza da mesi, ora gli iscritti di Podemos hanno bocciato l'accordo con PSOE e Ciudadanos

Pablo Iglesias a Madrid, marzo 2016 (PIERRE-PHILIPPE MARCOU/AFP/Getty Images)

La situazione politica della Spagna è bloccata dallo scorso dicembre, quando si sono tenute le ultime elezioni che hanno portato di fatto alla fine del bipartitismo, alla formazione di un Parlamento molto frammentato e senza una chiara maggioranza, e alla necessità di formare un governo di coalizione per la prima volta dal 1982. Il termine per l’elezione del nuovo primo ministro è sempre più vicino e scadrà alla mezzanotte del prossimo 2 maggio, a due mesi esatti dal primo voto di investitura del Parlamento, fallito, per il socialista Pedro Sánchez, segretario del partito socialista PSOE. Se entro quella data non si dovesse trovare una soluzione, la Costituzione prevede che il re proceda con lo scioglimento delle camere e che indica nuove elezioni. È lo scenario considerato più probabile dalla maggior parte degli osservatori.

Il voto interno a Podemos
Nelle ultime settimane le discussioni si sono concentrate attorno a un accordo raggiunto tra PSOE e Ciudadanos, che però non è ancora sufficiente per garantire una maggioranza in Parlamento e che è stato votato da soli 131 deputati su 350. L’accordo avrebbe avuto bisogno dell’appoggio di Podemos. Pablo Iglesias, leader di Podemos da sempre contrario, aveva deciso di affidare la decisione agli iscritti del suo partito attraverso un consultazione interna che si è svolta tra il 14 e il 16 aprile. Le domande della consultazione erano due: «Vuoi un governo basato sull’accordo Rivera-Sánchez?» (leader, rispettivamente, di Ciudadanos e PSOE) e «Sei d’accordo con la proposta di un governo di cambiamento fatta da Podemos, En Comú Podem y En Marea?» (En Comú Podem è la coalizione elettorale che coinvolge Podemos in Catalogna, mentre En Marea è la coalizione elettorale che coinvolge Podemos in Galizia: comprendono il PSOE e altri partiti di sinistra).

I risultati sono stati annunciati lunedì 18 e, scrive El País, «non sono stati una sorpresa». Ha votato il 40 per cento degli aventi diritto (150 mila iscritti su circa 400 mila): l’88,23 per cento ha risposto no alla prima domanda, dunque contro un accordo Rivera-Sánchez; il 91,79 per cento ha risposto sì alla seconda, a favore di un “gobierno del cambio” che non comprenda Ciudadanos ma altri partiti di sinistra. Questa coalizione non avrebbe comunque la maggioranza al Congreso, a meno che non ottenga il sostegno dei nazionalisti baschi, catalani o, di nuovo, di Ciudadanos.

Podemos

I risultati hanno confermato le posizioni di Iglesias. Gli analisti scrivono anzi che Iglesias, decidendo per una consultazione interna, abbia semplicemente cercato di evitare di prendersi da solo la responsabilità di andare a nuove elezioni e voluto consolidare la propria leadership interna: nelle ultime settimane all’interno di Podemos ci sono state forti divisioni tra i cosiddetti “Errejonistas” (chi cioè appoggia Íñigo Errejón, numero due di Podemos) e “Pablistas” (chi sostiene invece Pablo Iglesias). Le due correnti sono divise su vari punti, ideologici e organizzativi, ma soprattutto sull’atteggiamento nei confronti del PSOE: Errejón è più favorevole al dialogo con il PSOE ed è contrario alle posizioni intransigenti della direzione del partito.

Nuove consultazioni e nuovi sondaggi
Nel frattempo il re Felipe VI ha convocato nuove consultazioni per il 25 e 26 aprile con i rappresentanti dei vari partiti, per capire se c’è un’ultima possibilità, prima del 2 maggio, di formare una maggioranza e un nuovo governo. Il tentativo sembra comunque un atto formale destinato al fallimento. Se invece da questo terzo giro emergerà un candidato con sufficienti garanzie per superare l’investitura, il 27 aprile sarà convocato il Congreso per i due voti previsti: il primo a maggioranza assoluta e il secondo, a 48 ore di distanza, a maggioranza semplice.

In caso di nuove elezioni i sondaggi mostrano oscillazioni minime che non sbloccherebbero la situazione dello scorso dicembre e rischierebbero invece di replicarne le dinamiche. Podemos potrebbe decidere di cambiare le proprie liste e presentarsi con una coalizione che preveda la partecipazione anche di altri partiti come Izquierda Unida. Il 19 aprile c’è stata una riunione della direzione del partito ed è stata discussa anche questa possibilità, senza però arrivare, per ora, a una soluzione.

Gli ultimi dati raccolti mostrano un leggero spostamento delle preferenze degli elettori verso destra. Ciudadanos e PP (dell’attuale primo ministro Mariano Rajoy) guadagnerebbero qualche punto dall’astensione: il partito di Albert Rivera, rispetto allo scorso 20 dicembre, otterrebbe da 2 a 7 deputati in più e il PP ne guadagnerebbe da 5 a 8. Podemos e suoi alleati potrebbero o perdere 2 seggi o ottenerne 2 in più.

Sondaggi Spagna

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