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  • venerdì 8 aprile 2016

Le proteste contro Cameron a Londra

Migliaia di persone stanno manifestando a Downing Street per via del coinvolgimento del primo ministro britannico nello scandalo dei Panama Papers

(NIKLAS HALLE'N/AFP/Getty Images)

Tra le diverse persone che sono state coinvolte dalla pubblicazione dei cosiddetti Panama Papers c’è anche David Cameron, il primo ministro conservatore del Regno Unito. I Panama Papers, documenti riservati di una grande società che si occupa di affari in paradisi fiscali, hanno mostrato che il padre di David Cameron, Ian Donald Cameron, avesse diversi interessi in società off shore. Per giorni Cameron ha negato che lui o sua moglie avessero avuto investimenti in paradisi fiscali, ovvero paesi con tassazioni molto basse, simili a quelli di suo padre: ma infine due giorni fa ha ammesso che fino al 2010, anno in cui è stato eletto primo ministro, aveva avuto azioni per circa 38.000 euro in una società off shore gestita da suo padre. Da allora Cameron ha ricevuto moltissime critiche – oggi ha ammesso che la sua non è stata “una gran settimana” – e da stamattina migliaia di manifestanti si sono radunati davanti la casa del primo ministro in Downing Street per chiederne le dimissioni.

Cameron ha ammesso di aver fatto affari in paradisi fiscali solamente durante un’intervista speciale per l’emittente televisiva ITV condotta dal giornalista Robert Peeston. Ha spiegato che le sue azioni erano di poco valore ma che aveva ritenuto di venderle prima di essere eletto per non dar spazio a dubbi sulla sua onestà e sulla sua serietà nella lotta all’evasione fiscale. Il governo di Cameron è stato spesso criticato negli ultimi anni proprio per una percepita morbidezza su questi temi. Le azioni che Cameron dice di aver venduto valevano 31.500 sterline, circa 38.000 euro, e ha spiegato di aver guadagnato circa 19.000 sterline, circa 23.000 euro, e di aver pagato le dovute tasse nel Regno Unito. L’Independent ha scritto che Cameron e sua moglie avevano comprato le azioni nel 1997 per 12.500 sterline. Cameron poi ha anche parlato dell’eredità di circa 300.000 sterline che gli era stata lasciata da suo padre alla sua morte nel 2010. Ian Donald Cameron era un famoso broker della City, il quartiere finanziario di Londra, e David Cameron ha detto che “ovviamente” non è in grado di indicare da dove siano arrivati con precisione quei soldi.

I soldi che Cameron ha guadagnato dai suoi investimenti off shore non sono moltissimi, considerando anche che proviene da una famiglia molto ricca. Quello che più sta facendo più discutere è il fatto che per molti giorni Cameron avesse negato di aver avuto interessi in società off shore, anche con una certa decisione. Il Guardian ha scritto che lui o il suo portavoce avevano parlato della faccenda almeno quattro volte da lunedì in avanti: prima avevano detto che la questione era “una faccenda personale”, successivamente era stato spiegato che né Cameron né la sua famiglia avevano interessi in società off shore, e poi che non avevano interessi da cui avrebbero potuto beneficiare in futuro. L’intervista di ieri ha mostrato che c’erano stati interessi in passato.

I Panama Papers avevano mostrato che Ian Donald Cameron aveva fondato – con l’aiuto della società Mossack Fonseca – una società a Panama chiamata Blairmore Investment Trust, che non doveva pagare tasse nel Regno Unito sui suoi ricavi. David Cameron in una prima intervista aveva detto che “le regole sono cambiate e la cultura è cambiata”, che lui era contento e favorevole alle nuove e più dure regole per contrastare l’evasione fiscale e che non aveva “niente da nascondere”. Nell’intervista a ITV Cameron ha anche ribadito che eccezione fatta per le azioni vendute nel 2010 lui e sua moglie oggi non hanno interessi in società off shore.

Richard Burgon, laburista e ministro ombra per il Tesoro, ha detto che le ammissioni di Cameron mostrano una crisi etica nel governo conservatore e ha chiesto che ora Cameron spieghi se nel 2013, quando il suo governo si oppose a misure più stringenti dell’Unione Europea contro l’evasione fiscale, avesse ancora interessi diretti o indiretti nel Blairmore Investment Trust. Tom Watson, vice segretario del Partito Laburista, ha fatto notare come in passato Cameron avesse definito investimenti poco trasparenti in società off shore “moralmente sbagliati“. Watson ha detto che pensa che sia ancora presto perché Cameron si debba dimettere ma che dovranno essere date più spiegazioni sulla sua situazione finanziaria e che dovrà spiegare come mai per i primi giorni ha scelto di negare i suoi interessi nella società del padre.

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