Le prime conseguenze dei Panama Papers

In Islanda ci sono state le più gravi, ma ci sono indagini aperte in molti paesi e Panama ha annunciato qualche cambiamento

Lunedì 4 aprile sono stati diffusi da diverse organizzazioni giornalistiche di tutto il mondo i Panama Papers, una grande quantità di documenti riservati di una delle più importanti società del mondo che si occupa di creazione e gestione di società in paradisi fiscali, la Mossack Fonseca con sede a Panama. I documenti sono stati studiati nel corso di una lunga inchiesta giornalistica che ha coinvolto decine giornalisti e hanno aiutato a capire come funzionano le società con sede nei paradisi fiscali – paesi con tassazioni molto agevolate – e chi le controlla. Diversi giornali e siti di news continuano da giorni ad aggiungere nuovi pezzi di storia, nuovi nomi, nuove società coinvolte.

Intanto, scrive il New York Times, diversi paesi hanno avviato una serie di indagini basate sulle informazioni ottenute attraverso i Panama Papers: Stati Uniti, Francia, Germania, Australia, Austria, Svezia e Paesi Bassi, tra gli altri. Avere del denaro in una società off shore non è necessariamente un reato, ma spesso le società nei paradisi fiscali vengono create per evadere il fisco o riciclare del denaro. Gli intrecci emersi dai Panama Papers sono complicatissimi e risultano coinvolti anche molti politici importanti. In qualche caso probabilmente non ci sarà alcuna conseguenza, ma in qualche altro c’è già stata.

Islanda
Le conseguenze finora più importanti dei Panama Papers riguardano l’Islanda. Sigurður Ingi Jóhannsson, ministro della pesca e dell’agricoltura nell’ultimo governo, è diventato il nuovo primo ministro al posto di Sigmundur Davíð Gunnlaugsson e sono state annunciate elezioni anticipate che si dovrebbero svolgere nel prossimo autunno. Gunnlaugsson non si è tecnicamente dimesso, come ha spiegato, ma ha lasciato il posto in seguito alle molte manifestazioni e critiche che ha ricevuto negli ultimi giorni.

I documenti mostrano che una società off shore legata a Gunnlaugsson, fondata nel 2007 con l’aiuto di Mossack Fonseca, aveva contratto un grosso credito nei confronti di tre banche islandesi. Nel 2008 queste tre banche sono state parzialmente nazionalizzate dopo che avevano dichiarato bancarotta. Nel frattempo, nel 2009, Gunnlaugsson era entrato in Parlamento. Dato che la società di Gunnlaugsson risultava essere ancora in credito dopo la nazionalizzazione, e successivamente al suo ingresso in Parlamento, Gunnlaugsson è stato accusato di conflitto di interessi (oltre che di aver nascosto ai cittadini islandesi di essere legato a una società del genere).

Cile
Il nome più importante del paese emerso dai Panama Papers è stato quello di Gonzalo Delaveau, presidente della sezione cilena di Transparency International, importante organizzazione non governativa che lotta contro la corruzione. Dai documenti, Delaveau risulta collegato ad almeno cinque società off shore e si è dimesso: “Gonzalo Delaveau ha presentato le dimissioni da presidente di Transparency Cile, che sono state accettate dal comitato esecutivo”, ha fatto sapere l’organizzazione su Twitter. Delaveau non è accusato di alcuna attività illegale ma poco dopo la pubblicazione dei documenti Transparency international aveva chiesto di “rendere immediatamente pubblico il registro dei soggetti coinvolti in società off shore” per rendere più difficile “nascondere le proprie ricchezze illecite in società segrete”.

Regno Unito
Nel Regno Unito si è molto parlato del fatto che tra i nomi dei clienti della Mossack Fonseca ci fosse anche Ian Donald Cameron, padre del primo ministro conservatore David Cameron. Per diversi giorni i giornali inglesi hanno chiesto a David Cameron se anche lui avesse avuto a che fare con le società di suo padre e se avesse avuto investimenti in società in paradisi fiscali. Cameron aveva negato diverse volte, tuttavia durante un’intervista speciale per il canale televisivo ITV ha detto di aver avuto azioni in una società off shore e di averle vendute nel 2010 prima di essere eletto primo ministro. Cameron ha anche detto di aver ottenuto circa 38.000 euro dalla vendita delle azioni e di aver pagato le tasse su quei soldi.

FIFA
L’avvocato uruguaiano Juan Pedro Damiani, uno dei membri del “Comitato etico” della FIFA, ovvero l’organo che ha il compito di indagare e giudicare le condotte dei membri dell’organizzazione, si è dimesso dal suo incarico. I documenti hanno rilevato che lo studio legale di Juan Pedro Damiani era collegato ad almeno sette società off shore in cui è coinvolto Eugenio Figueredo, ex vice presidente della FIFA incriminato per frode e riciclaggio dalle autorità statunitensi che negli ultimi mesi hanno indagato sulla FIFA. I Panama Papers collegano Damiani anche ad una società del Nevada, negli Stati Uniti, a sua volta riconducibile a Hugo e Mariano Jinkis, due imprenditori argentini accusati di aver pagato decine di milioni di dollari in tangenti per ottenere l’assegnazione dei diritti televisivi di alcuni eventi FIFA per l’America latina.

Panama
Panama è un cosiddetto “paradiso fiscale”, cioè un paese nel quale le restrizioni e le leggi sulle attività economiche sono molto morbide o flessibili, le tasse sono basse o inesistenti e dove viene offerta ampia riservatezza sulle attività finanziarie che hanno sede nella sua giurisdizione. Oggi, il presidente di Panama, Juan Carlos Varela, ha detto che nominerà una commissione indipendente formata da esperti nazionali e internazionale che avrà il compito di migliorare la trasparenza del settore finanziario del paese.

L’Argentina e gli altri
In Argentina, il nuovo presidente conservatore Mauricio Macri, che aveva vinto il ballottaggio delle elezioni presidenziali lo scorso novembre, ha confermato che un gruppo di imprese di proprietà della sua famiglia aveva istituito una società off shore a Panama attraverso Mossack Fonseca. L’ufficio del presidente ha però detto che Macri non ha alcuna partecipazione diretta in questa società e non ne ha mai ricevuto profitto. Ci sono state delle manifestazioni, le opposizioni hanno protestato, ma per ora sembra non ci sarà alcuna conseguenza politica.

Oltre a Macri, nei Panama Papers, direttamente o indirettamente, risultano coinvolti Nawaz Sharif, primo ministro del Pakistan e Petro Poroshenko, presidente dell’Ucraina che attraverso la banca Rothschild ha creato una società offshore «per separare gli affari dalla politica», secondo quanto ha dichiarato. Ci sono documenti che riguardano molti funzionari cinesi di alto livello e i familiari del presidente Xi Jinping; un uomo molto vicino al presidente messicano Enrique Peña Nieto; alcuni leader arabi; la famiglia reale saudita; la famiglia dell’ex presidente egiziano Hosni Mubarak; dell’ex presidente libico Muammar al-Gheddafi e Rami Makhlouf, un uomo d’affari siriano che è cugino del presidente Bashar al-Assad. Ci sono infine due persone molto vicine a Marine Le Pen già sotto inchiesta in Francia per finanziamento illecito al Front National; ci sarebbe Gianni Infantino, presidente della FIFA, (sarebbe collegato alla vendita dei diritti televisivi della UEFA a una società off shore di proprietà di un imprenditore argentino che ora si trova agli arresti domiciliari) e banche, società e persone che hanno a che fare con il presidente russo Vladimir Putin.