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  • lunedì 4 aprile 2016

Il primo ministro islandese dice che in realtà non si è dimesso

Ha solo chiesto che il vice presidente del suo partito lo sostituisca "a tempo indefinito", ha spiegato oggi con un comunicato

Sigmundur David Gunnlaugsson(HALLDOR KOLBEINS/AFP/Getty Images)

Aggiornamento del 6 aprile: Il primo ministro islandese Sigmundur Davíð Gunnlaugsson ha diffuso oggi un comunicato stampa per spiegare che non si è dimesso, come era stato scritto ieri dai giornali di tutto il mondo, compreso il Post, e che continuerà ad essere presidente del Partito Progressista. Il comunicato stampa è in inglese e spiega che Gunnlaugsson è molto orgoglioso dei risultati del suo governo e che si è limitato a “suggerire che il vice presidente del Partito Progressista svolga i compiti del primo ministro a tempo indefinito”.

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Sigmundur Davíð Gunnlaugsson, il primo ministro dell’Islanda, si è dimesso in seguito alle manifestazioni e alle critiche che ha ricevuto negli ultimi due giorni dopo la pubblicazione dei Panama Papers, che hanno mostrato un suo conflitto di interessi nel salvataggio pubblico delle banche islandesi durante la crisi economica. Oggi la direzione del suo partito, il Partito Progressista, gli aveva chiesto di dimettersi. Le dimissioni di Gunnlaugsson dovranno essere approvate dall’altro partito che sostiene il suo governo, il Partito dell’Indipendenza, e dal presidente islandese Ólafur Ragnar Grímsson prima di diventare esecutive. Secondo la televisione islandese RUV, il posto di primo ministro verrà preso dall’attuale ministro dell’Agricoltura e della Pesca Sigurður Ingi Jóhannsson, che dovrebbe essere sostenuto dall’attuale maggioranza.

Fra le decine di politici e personaggi famosi citati nei cosiddetti Panama Papers – un’enorme serie di documenti riservati di proprietà di una società finanziaria di Panama, Mossack Fonseca, oggetto di una lunga e collettiva indagine giornalistica internazionale – Sigmundur Davíð Gunnlaugsson era stato quello più direttamente implicato e migliaia di persone si sono riunite negli ultimi giorni in piazza a Reykjavik davanti alla sede del Parlamento per chiedere le dimissioni del governo. Gunnlaugsson aveva detto inizialmente che non intendeva dimettersi.

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In breve, i documenti mostrano che una società off shore legata a Gunnlaugsson, fondata nel 2007 con l’aiuto di Mossack Fonseca, aveva contratto un grosso credito nei confronti di tre banche islandesi. Nel 2008 queste tre banche sono state parzialmente nazionalizzate dopo che avevano dichiarato bancarotta. Nel frattempo, nel 2009, Gunnlaugsson è entrato in Parlamento. Dato che la società di Gunnlaugsson risultava essere ancora in credito dopo la nazionalizzazione, e successivamente al suo ingresso in Parlamento, Gunnlaugsson è accusato di conflitto di interessi (oltre che di aver nascosto ai cittadini islandesi di essere legato a una società del genere). Ieri più di 21mila persone avevano firmato una petizione che di fatto lo “licenziava” (in Islanda vivono in tutto circa 320mila persone). Gunnlaugsson, in un’intervista televisiva diffusa lunedì, aveva comunque detto che non intendeva dimettersi.

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La versione lunga
Gunnlaugsson, che ha 41 anni ed è primo ministro dal 2013, è accusato di avere posseduto in passato una società chiamata Wintris con sede in un paradiso fiscale – le Isole Vergini Britanniche – la quale aveva un credito nei confronti di tre delle più grosse banche nazionali islandesi: Landsbanki, Kaupthing e Glitnir. Le tre banche in questione sono fallite nel 2008 – cosa che in Islanda ha generato una reazione a catena che ha provocato una difficile crisi economica – e sono state parzialmente nazionalizzate per salvare il salvabile. Poco dopo la nazionalizzazione, ma quando Gunnlaugsson era già entrato in Parlamento, Wintris aveva ancora un credito complessivo nei confronti delle tre banche – e quindi dello Stato – di circa 3,5 milioni di euro (a oggi è stimato che i crediti ancora di proprietà di Wintris valgano fra il 15 e il 30 per cento del loro valore “di facciata”).

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Gunnlaugsson è stato proprietario del 50 per cento di Wintris fino alla fine del 2009, mentre l’altro 50 per cento della società era di proprietà di sua moglie, Sigurlaug Pálsdóttir. Il 31 dicembre 2009 Gunnlaugsson ha venduto le sue quote a sua moglie – per la cifra simbolica di un dollaro – che quindi è diventata proprietaria di Wintris al 100 per cento. L’ufficio del primo ministro islandese ha detto al Guardian che Gunnlaugsson è stato parzialmente proprietario di Wintris per errore, e che «è sempre stato chiaro a entrambi che la proprietaria era la moglie» (secondo i giornalisti che si sono occupati del caso, i soldi provenivano dalla vendita dell’azienda di famiglia di Pálsdóttir). Alla fine del 2009, sempre secondo l’ufficio del primo ministro, l’errore è stato segnalato alla coppia e successivamente “corretto” con il passaggio del totale delle quote a Pálsdóttir.

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In tutti questi passaggi, non è davvero chiaro se Gunnlaugsson abbia beneficiato della sua posizione, prima in quanto parlamentare e successivamente da primo ministro: Þórólfur Matthíasson, un economista che insegna all’Università di Reykjavík, aveva spiegato all’International Consortium of Investigative Journalists (ICIJ) che «la questione è davvero complessa: nessuno può chiarirla tranne il primo ministro in persona». Il Guardian ha scritto che i suoi giornalisti «non hanno trovato tracce che provino evasione fiscale o comportamenti disonesti da parte di Gunnlaugsson, Pálsdóttir o Wintris». In tutto questo, però, Gunnlaugsson aveva spesso criticato gli speculatori finanziari che hanno cercato di fare soldi con la crisi in Islanda: e il fatto stesso che non sia chiaro se Wintris abbia fruttato o meno dei soldi alla coppia, secondo Gunnlaugsson dimostra che nemmeno gli interessi di sua moglie hanno intaccato le sue convinzioni politiche.

Secondo i critici di Gunnlaugsson, rimane comunque un problema di trasparenza: prima di questa inchiesta Gunnlaugsson non ha mai reso pubblico il suo legame con Wintris né ha mai dichiarato di aver posseduto quote della società al registro degli interessi finanziari dei parlamentari islandesi. Secondo l’ICIJ, Gunnlaugsson ha compiuto una violazione delle leggi islandesi in tema di etica, anche se non chiarisce in quali termini. Lo stesso Gunnlaugsson aveva poi risposto in maniera molto imbarazzata e poco trasparente alle prime domande su Wintris. L’11 marzo, intervistato da un giornalista svedese che gli ha chiesto esplicitamente se avesse mai posseduto una società off shore, Gunnlaugsson rispose: «io di persona? No. Beh, alcune società islandesi con cui ho lavorato avevano legami con società off shore […] ma ho sempre dichiarato al fisco gli asset miei e della mia famiglia. E quindi non c’è mai stato nessun asset nascosto, in nessun luogo […]. Posso confermare di non aver mai nascosto nessun asset». Incalzato nuovamente dal giornalista, Gunnlaugsson si arrabbiò e concluse l’intervista.

Quattro giorni dopo, sua moglie ha pubblicato un post su Facebook in cui spiegava che Wintris era solamente di sua proprietà e che solo per un errore Gunnlaugsson ne era diventato parzialmente proprietario. Un lungo comunicato diffuso da un portavoce di Gunnlaugsson sottolineava inoltre che sin dal 2008 lui e sua moglie avevano regolarmente dichiarato Wintris al fisco islandese e pagato le relative tasse.

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