I Panama Papers, spiegati

Sono dei documenti oggetto della più grande fuga di notizie di sempre: mostrano come funzionano le società nei paradisi fiscali e soprattutto chi le controlla

Panama City (Heeb Christian/picture-alliance/dpa/AP Images)

I Panama Papers, cioè dei documenti trapelati da una delle più importanti società del mondo che si occupa di creazione e gestione di società off shore e studiati nel corso di una lunga inchiesta giornalistica che ha coinvolto decine di quotidiani internazionali, sono stati diffusi domenica sera da diversi giornali e siti di news. Il loro nome deriva dal fatto che la società coinvolta è la Mossack Fonseca, che ha sede nel paese centro-americano di Panama. Come ha riassunto il Guardian, i documenti riguardano le attività di migliaia di società, alcune controllate da politici, capi di stato e banche di tutto il mondo.

Leggi anche: Cos’è e come funziona una società off shore, in poche parole

Cos’è Mossack Fonseca
È una società che si occupa di creare e gestire per conto dei suoi clienti società in “paradisi fiscali” – paesi cioè dove le condizioni fiscali sono privilegiate – come Panama, le Isole Vergini Britanniche, la Svizzera o le Seychelles. Mossack Fonseca ha sede a Panama ma opera in 42 paesi e ha 600 dipendenti in tutto il mondo: secondo il Guardian è la quarta società più importante al mondo che si occupa di questo genere di cose. Più della metà delle società create o gestite da Mossack Fonseca ha sede in paradisi fiscali legati al Regno Unito, come le isole della Manica o le Isole Vergini, o nello stesso Regno Unito (paese con politiche fiscali molto convenienti per alcuni tipi di società).

Leggi anche: Gli italiani citati nei Panama Papers

Chi ha ottenuto i documenti riservati
I documenti riservati sono stati consegnati al giornale tedesco Süddeutsche Zeitung da un dipendente della Mossack Fonseca che ha voluto restare anonimo e che ha detto di aver rischiato la sua vita diffondendo i documenti. La Süddeutsche Zeitung ha poi condiviso i documenti ottenuti con il Consortium of Investigative Journalists, che a sua volta ha chiesto aiuto a oltre 100 organizzazioni giornalistiche di 80 paesi diversi, tra cui il Guardian e BBC, (e l’Espresso in Italia), per studiarli e analizzarli.

Quanti sono i documenti
In tutto si parla di 11,5 milioni di documenti per 2,6 terabyte di dati. Secondo molti siti di news i documenti ottenuti costituiscono per quantità la più grande fuga di notizie della storia. Per capirsi, sono state diffuse più informazioni e documenti qui che nel caso dei documenti trafugati da Edward Snowden sulla NSA nel 2013 o nel caso di WikiLeaks del 2010. I documenti riguardano le attività di Mossack Fonseca dal 1977, anno della sua fondazione, fino al dicembre 2015.

Leggi anche: I guai della FIFA nelle carte di Mossack Fonseca

Cosa dicono i documenti
Questi documenti contengono informazioni sul lavoro di Mossack Fonseca e quindi sulle società nei paradisi fiscali che gestisce: in tutto si tratta di 214.000 società e 14.000 clienti. Tra queste ci sono 143 politici di tutto il mondo (tra cui sei parlamentari britannici, il primo ministro islandese Sigmundur Davíð Gunnlaugsson e altri 11 capi di stato), un importante membro della commissione etica della FIFA (quella che si è occupata di superare gli scandali dello scorso anno), 33 persone che sono state sanzionate per i loro legami con la Corea del Nord, la Russia, la Siria o l’Iran.

Cosa c’entra Putin
I Panama Papers, insieme ad altri documenti ottenuti dal Consortium of Investigative Journalists negli ultimi anni, hanno aiutato a ricostruire una rete di persone e società che gestisce grandi ricchezze e che è molto vicina al presidente russo Vladimir Putin. Spiega il Guardian che il nome di Putin non compare in nessuno dei documenti ottenuti dai giornalisti, ma che i documenti mostrano affari particolarmente vantaggiosi per persone a lui molto vicine e che “non avrebbero potuto compiersi senza il suo consenso”.

Avere soldi nei paradisi fiscali è illegale?
Non necessariamente: in molti casi e per molti paesi è lecito avere società in paradisi fiscali, a patto che questo e la quantità di soldi che gestiscono venga dichiarato alle autorità. Spesso i paradisi fiscali vengono usati per superare regole particolarmente rigide di alcuni paesi sullo scambio di valuta, per proteggere la ricchezza da furti e per gestire complicate pratiche di bancarotta o acquisizioni. In molti casi, tuttavia, i paradisi fiscali vengono usati per scopi illegali: in primo luogo nascondere ricchezza per evitare di dover pagare le tasse dovute nel paese interessato e per riciclare denaro. Un documento contenuto nei Panama Papers, una nota di uno dei soci di Mossack Fonseca, spiega che “il 95 per cento del nostro lavoro coincide con la vendita di sistemi per evadere le tasse”.

Leggi: Anche il primo ministro islandese è nei guai per i Panama Papers

Cosa dice Mossack Fonseca
Mossack Fonseca non ha discusso con i giornalisti casi specifici di suoi clienti per non violare il rapporto confidenziale con ognuno di loro. La società ha tuttavia difeso il suo lavoro, dicendo che tutte le sue attività sono legali e che rispettano le regole in vigore per contrastare il riciclaggio di denaro. Mosscak Fonseca ha anche spiegato di non essere mai stata accusata di attività illegali e ha comunque detto di aver responsabilità limitata sull’uso che i suoi clienti fanno delle società che aiuta a creare e gestire. Mossack Fonseca, per esempio, ha spiegato di non occuparsi direttamente della gestione dei patrimoni dei suoi clienti.

Mostra commenti ( )