Gli italiani citati nei Panama Papers

Il primo articolo dell'Espresso sulle società nei paradisi fiscali citate nei documenti riservati diffusi online domenica sera

Le Isole Vergini dall'alto. (G.A. Rossi/picture-alliance/dpa/AP Images)

Domenica 3  aprile diversi grandi giornali internazionali hanno pubblicato i risultati di una lunga inchiesta giornalistica nata dalla diffusione di un’enorme quantità di documenti riservati che mostrano il funzionamento di una delle più importante società del mondo che si occupa di creazione e gestione di società off shore e in paesi considerati “paradisi fiscali”, la Mossack Fonseca. I documenti riguardano le attività di migliaia di società, alcune controllate da politici, capi di stato e banche di tutto il mondo.

Mossak Fonseca è una società che si occupa di creare e gestire per conto dei suoi clienti società in paradisi fiscali come Panama, le Isole Vergini Britanniche, la Svizzera o le Seychelles. Mossak Fonseca ha sede a Panama ma opera in 42 paesi e ha 600 dipendenti in tutto il mondo. I documenti riservati sono stati consegnati al giornale tedesco Süddeutsche Zeitung da un dipendente della Mossak Fonseca che ha voluto restare anonimo e che ha detto di aver rischiato la sua vita diffondendo i documenti. Il Süddeutsche Zeitung ha poi condiviso i documenti ottenuti con il Consortium of Investigative Journalists, che a sua volta ha chiesto aiuto a oltre 100 organizzazioni giornalistiche di 80 paesi diversi, tra cui il Guardian e BBC (e l’Espresso in Italia), per studiarli e analizzarli.

Questo è il primo articolo dell’Espresso sulle persone italiane citate nei documenti. Avere soldi nei paradisi fiscali non è necessariamente illegale: in molti casi e per molti paesi è lecito avere società in paradisi fiscali, a patto che questo e la quantità di soldi che gestiscono venga dichiarato alle autorità.

Si chiama Lenville overseas e ha sede a Panama la società che proietta il nome di Luca di Montezemolo nel lungo elenco degli italiani con l’offshore. I documenti analizzati da l’Espresso confermano che lo studio Mossack Fonseca ha curato anche gli interessi del presidente di Alitalia. Nei primi mesi del 2007 sono stati siglati una serie di contratti che, tra l’altro, indicano Montezemolo come procuratore di Lenville. Il manager, a quell’epoca al vertice di Ferrari e presidente di Fiat, ha ricevuto la delega per operare su un conto alla Bim Suisse, filiale elvetica dell’italiana Banca Intermobiliare. Raggiunto da l’Espresso, Montezemolo non ha risposto alle richieste di chiarimenti.

Le carte di questi affari sono custodite nell’immensa banca dati di Mossack Fonseca. Un gigantesco archivio informatico a cui, grazie a un anonimo informatore, hanno avuto accesso i giornalisti dell’Icij, l’International Consortium of investigative journalists . Montezemolo si trova in folta compagnia. Circa un migliaio di clienti provenienti dal nostro Paese sono citati, a vario titolo, nei documenti che l’Espresso ha consultato. Imprenditori, professionisti, volti noti dello spettacolo, ma anche moltissimi personaggi sconosciuti alle cronache sono approdati a Panama per mettere al sicuro il patrimonio di famiglia.

Nei prossimi giorni, una volta completate le nostre verifiche, daremo conto di questi affari offshore. Intanto va segnalato che nelle carte ricorrono i nomi di due grandi istituti di credito italiani come Unicredit e Ubi. Non solo. I file panamensi aggiungono particolari inediti su vicende giudiziarie come il caso dell’eredità di Nino Rovelli, il re della chimica anni Settanta. E negli stessi documenti segreti compare anche il nome di Giuseppe Donaldo Nicosia, sotto inchiesta a Milano per frode fiscale e bancarotta fraudolenta. Un’inchiesta in cui è coinvolto anche l’ex senatore di Forza Italia, Marcello Dell’Utri, che sta scontando in carcere una condanna a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa.

(continua a leggere sul sito dell’Espresso)

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