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  • martedì 29 marzo 2016

L’assassinio di Asad Shah

Un musulmano di una minoranza molto tollerante è stato ucciso giovedì davanti al suo negozio di Glasgow dopo aver pubblicato degli auguri di Pasqua su Facebook e il sospettato è un altro musulmano

Il negozio di Asad Shah (Daily Mail)

Giovedì scorso, poco ore dopo aver pubblicato sul suo profilo di Facebook degli auguri di Pasqua, Asad Shah è stato accoltellato a morte davanti all’ingresso del suo negozio di Shawlands, un quartiere a sud del centro di Glasgow, in Scozia. Shah aveva 40 anni, era arrivato in Scozia dal Pakistan negli anni Novanta ed era benvoluto da gran parte della comunità di Shawlands. È stato trovato fuori dal suo negozio con delle gravi ferite su tutto il corpo qualche minuto dopo le nove di sera ed è stato portato all’ospedale Queen Elizabeth dove è stato dichiarato morto. Nel post pubblicato da Shah c’era scritto “Buon venerdì e felice Pasqua, specialmente alla mia amata nazione cristiana…seguiamo le orme dell’amato Gesù Cristo e portiamole al successo in entrambi i mondi”.

Shah era musulmano, come lo è anche l’uomo arrestato per l’omicidio dalla polizia di Glasgow: il 32enne Tanveer Ahmed, che ora si trova in custodia ed è sospettato di aver ucciso Shah per motivi religiosi. Shah apparteneva al movimento musulmano ahmadiyya, che promuove tra le altre cose una visione molto tollerante delle altre religioni ma che è considerato eretico dalla maggior parte dei gruppi religiosi musulmani. Secondo una fonte sentita dal giornale scozzese Daily Record, Ahmend avrebbe guidato per circa 200 chilometri per andare ad uccidere Shah e secondo diversi giornali sarebbe un musulmano sunnita.

Dopo la sua morte, alcuni abitanti di Shawlands hanno aperto una raccolta fondi sul sito GoFundMe per la famiglia di Shah. In quattro giorni la raccolta fondi ha ottenuto donazioni per più di 94mila sterline da quasi cinquemila persone. Jen Bannerman, un vicino di casa di Shah e una delle persone che hanno promosso la raccolta fondi, ha detto di averlo fatto per aiutare la sua famiglia e ha aggiunto: “Il signor Shah era molto popolare, rispettato e amato dai membri della nostra comunità e la sua morte ci ha devastato. Era un tipo caloroso e amichevole e trovava sempre il tempo di scambiare due parole con chiunque incontrasse, era più che il nostro negoziante. Per molti era un amico”. Alle veglia organizzata venerdì sera nel quartiere hanno partecipato più di 400 persone, fra cui anche il primo ministro scozzese Nicola Sturgeon.

Domenica scorsa alcuni membri della comunità musulmana di Glasgow hanno chiesto di mantenere la calma dopo che la polizia aveva confermato che la persona arrestata per l’omicidio di Shah era di religione musulmana: la moschea più importante di Glasgow ha diffuso un comunicato in cui condanna l’omicidio. Salah Beltagui, direttore del Muslim Council of Scotland (un’organizzazione culturale musulmana) ha però detto che molti musulmani in tutta la Scozia sono piuttosto nervosi dopo l’omicidio. Alla famiglia di Shah è stato anche chiesto dalla polizia di non parlare con la stampa e non dare indicazione su dove si trovino perché potrebbero ancora essere obbiettivo di qualche vendetta.

Ha raccontato l’Independent che le violenze e le persecuzioni nei confronti dei musulmani ahmadi sono aumentate in modo preoccupante negli ultimi anni anche nel Regno Unito, dove si trova la sede centrale – in Pakistan il movimento Ahmadiyya è fuorilegge dagli anni Settanta – e che le autorità non hanno saputo occuparsi efficacemente del problema. Lo scorso mese a Scunthorpe, in Inghilterra, ci sono state proteste dei musulmani contro l’apertura di una moschea ahmadi e prima ancora si era parlato del fatto che alcuni predicatori sunniti di Londra avessero chiesto di boicottare i negozi dei musulmani ahmadi. Uno dei problemi, ha scritto l’Independent, è che le violenze tra i musulmani vengono spesso catalogate dalle forze dell’ordine come violenze-tra-musulmani, problemi interni alla comunità musulmana di cui è meglio non occuparsi e questo atteggiamento potrebbe aver contribuito al peggioramento del problema.

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