Cosa è successo martedì a Bruxelles, in ordine

Le cose che sappiamo – e quelle che ancora non sappiamo – sugli attentati dell'ISIS all'aeroporto di Zaventem e alla stazione di Maalbeek, in cui sono morte almeno 31 persone

Alcune persone mentre lasciano l'aeroporto Zaventem di Bruxelles dopo le esplosioni (AP Photo/Geert Vanden Wijngaert)

Martedì mattina, poco prima delle otto, ci sono state due esplosioni all’aeroporto di Zaventem di Bruxelles, in Belgio: una nella zona delle partenze e una vicino alla zona degli arrivi. Le esplosioni sono state causate da degli attentatori suicidi, e hanno provocato la morte di 11 persone e il ferimento di altre 92. Poco dopo le nove c’è stata una terza esplosione nella stazione metropolitana di Maalbeek, nel centro di Bruxelles, non lontano dalla zona dove si trovano le sedi delle principali istituzioni dell’Unione Europea. Nell’esplosione alla stazione di Maalbeek sono morte almeno 20 persone e 130 sono rimaste ferite, 17 delle quali in modo grave. Nel pomeriggio l’ISIS ha rivendicato gli attentati, motivandoli con il fatto che il Belgio partecipa alla coalizione internazionale che combatte l’ISIS. Un procuratore federale belga ha parlato dell’attentato all’aeroporto, spiegando che due uomini si sono fatti esplodere, mentre un terzo era scappato. In serata l’agenzia di stampa AFP, citando il sindaco di Zaventem Francis Vermeiren, ha scritto che gli attentatori dell’aeroporto di Bruxelles erano arrivati in taxi con le loro valigie e che le bombe erano nelle loro borse. La polizia belga ha diffuso una foto del sospettato, ripreso dalle telecamere di sicurezza di Zaventem, che è attualmente ricercato.

Questa fotografia mostra gli effetti di una delle due esplosioni in aeroporto, quella nella zona delle partenze: l’ha fatta un passeggero in arrivo, Jef Versele, che l’ha pubblicata su Facebook.

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Secondo diversi testimoni citati dal quotidiano belga Le Soir e da altri media locali, poco prima delle due esplosioni, nell’area delle partenze, si sono sentiti colpi di arma da fuoco e grida in arabo. L’allerta terrorismo è stata alzata in tutto il paese al quarto livello, il più elevato, e le stazioni della metro sono state chiuse per gran parte della giornata di martedì: la polizia belga ha arrestato intorno alle 11 di mattina due persone davanti alla Stazione di Bruxelles Nord. La polizia tedesca ha poi detto di aver arrestato sull’autostrada Monaco-Salisburgo tre cittadini del Kosovo che viaggiavano su un’auto con targa belga e che, secondo quanto dichiarato da un portavoce della procura locale, potrebbero essere collegati a un’organizzazione terroristica. I tre, due fratelli e un terzo passeggero, hanno detto di lavorare per un’azienda belga di costruzioni. Non è comunque stato stabilito alcun collegamento tra le tre persone fermate e gli attacchi di Bruxelles, ma è stata aperta un’inchiesta.

Sempre martedì, in serata c’è stata una grossa operazione a Schaerbeek, un quartiere a nord di Bruxelles che è durata tutta la notte. Molti residenti che abitano all’interno del perimetro di sicurezza creato dalla polizia sono stati trasferiti in un palazzetto dello sport dove sono stati portati dei letti. Sono ancora in corso controlli e perquisizioni in tutta la città. I procuratori hanno detto che in un’abitazione perquisita sono state trovate una bomba contenente dei chiodi, dei prodotti chimici e una bandiera dell’ISIS.

La Commissione Europea ha detto ai suoi dipendenti di rimanere a casa o di non uscire dai loro uffici; la polizia ha consigliato a tutti gli abitanti di Bruxelles di non uscire di casa. Musei, palazzi, negozi e altri edifici pubblici sono stati chiusi, così come lo sarà mercoledì l’aeroporto di Zaventem, dove è stata trovata anche una bomba inesplosa che è stata poi neutralizzata dalla polizia. Nel pomeriggio la metropolitana e alcune stazioni ferroviarie sono state parzialmente riaperte. Le scuole, mercoledì 23 marzo, saranno aperte.

In mattinata era circolato su alcune testate italiane e internazionali un video che sosteneva di mostrare il “momento dell’esplosione” all’aeroporto di Bruxelles registrato dalle telecamere di sorveglianza. Si trattava in realtà dell’esplosione avvenuta all’aeroporto di Mosca di Domodedovo nel 2011. Il video è stato inizialmente diffuso dal Daily Mail, tabloid di scarsissima affidabilità, che poi lo ha rimosso. Erano circolate anche notizie di un’esplosione nella fermata della metropolitana di Schumann, ma si è trattato di un errore giornalistico: Schumann è molto vicina a Maalbeek e tanti passeggeri sono stati fatti uscire da quella fermata; anche la stazione Arts-Loi è stata citata in alcuni tweet, ed è la precedente sulla stessa linea.

Le Soir ha pubblicato su Twitter una versione parzialmente oscurata della foto scattata dentro la metropolitana di Maalbeek, che è girata molto e che nella versione originale mostra quelli che sembrano essere resti umani.

Venerdì scorso a Bruxelles c’era stata una grossa operazione anti-terrorismo in cui era stato arrestato Salah Abdeslam, che si ritiene essere l’unico attentatore di Parigi ancora vivo. Abdeslam era in fuga dal 13 novembre, il giorno degli attentati: è stato arrestato a Molenbeek, il quartiere di Bruxelles da cui provenivano alcuni degli attentatori di Parigi e attorno al quale si sono concentrate molte delle indagini successive agli attacchi. Negli ultimi mesi gli investigatori hanno arrestato a Bruxelles diverse persone accusate di reati legati al terrorismo, alcune sospettate di preparare un attacco imminente.

Frank Gardner, che si occupa di questioni di sicurezza per BBC, ha detto che questo attacco “non è stato una sorpresa”, ma che “è scioccante che abbia avuto così tanto successo”. Gardner ha detto che è dagli attacchi di Charlie Hebdo, all’inizio del 2015, che in Europa ci sono stabilite diverse cellule terroristiche pronte a compiere degli attentati: alcune di loro sono state scoperte e smantellate negli ultimi mesi in diverse città del Belgio, tra cui Bruxelles. Nonostante l’allerta molto alta, i servizi di intelligence del Belgio non sono però riusciti a smantellare tutte le cellule terroristiche e già in passato le autorità belghe erano state molto criticate per non essere state in grado di arrestare rapidamente Salah Abdeslam.

Il Belgio ha un problema col terrorismo da diverso tempo. Anzitutto è il paese che in proporzione fornisce più combattenti al jihad tra tutti gli stati europei: centinaia di cittadini belgi sono andati a combattere negli ultimi anni insieme a gruppi estremisti in Siria, tra cui lo Stato Islamico. Diversi esperti ritengono che abbia avuto una grossa influenza Sharia4Belgium, un’organizzazione terroristica accusata di reclutare combattenti per il jihad e finita sotto processo in Belgio. Le difficoltà dipendono anche dalla complicata frammentazione amministrativa del Belgio in generale e di Bruxelles in particolare. Tre giorni dopo gli attacchi di Parigi del 13 novembre, il Post aveva scritto, riferendosi al problema del Belgio:

«Jambon [il ministro per la Sicurezza belga, ndr] aveva detto che parte del problema è la complicata struttura dello stato belga e la frammentazione che esiste tra la parte del paese che parla francese e quella che parla fiammingo. Secondo Jambon, le divisioni tra le due comunità rendono più difficile rispondere in maniera efficace alle minacce terroriste. La stessa regione di Bruxelles è molto frammentata: per esempio ha 19 sindaci che spesso non si passano le informazioni l’uno con l’altro. Un altro problema è che molti belgi che si uniscono a gruppi terroristici non sono immigrati, ma cittadini le cui famiglie vivono in Belgio da parecchie generazioni: diventa perciò più difficile per le autorità ritirare i passaporti o le carte d’identità a persone sospette, per evitare per esempio che viaggino in Siria».

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