Marco Rubio si è ritirato

Il promettente senatore della Florida è stato battuto da Trump nel suo stato e ha mollato; Trump è andato bene ma ha perso in Ohio; Clinton invece ha vinto ovunque

Marco Rubio abbracciato dalla sua famiglia dopo l'annuncio del ritiro. (Angel Valentin/Getty Images)

Martedì 15 marzo sono proseguite le primarie del Partito Democratico e del Partito Repubblicano statunitense in vista delle presidenziali di novembre: sia i Repubblicani sia i Democratici hanno votato in Florida, Missouri, Illinois, North Carolina e Ohio. Sono andati ancora bene Donald Trump e Hillary Clinton, che hanno molto consolidato – soprattutto Clinton – le loro posizioni di favoriti per la vittoria della nomination, ma la notizia principale della serata è stata il ritiro del senatore Repubblicano Marco Rubio, che è arrivato dietro Trump nel suo stato natale, la Florida. Nei mesi scorsi Rubio era stato considerato a lungo uno dei favoriti per la nomination, ma i suoi piani e le sue strategie erano stati messi in discussione dall’ascesa di Trump e ne erano seguiti risultati deludenti.

I delegati ottenuti da Rubio fin qui restano “suoi”: alla convention estiva, quindi, al primo scrutinio dovranno votare Rubio (quelli scelti in alcuni stati potrebbero votare già dal primo scrutinio il candidato a cui Rubio dovesse eventualmente dare il suo sostegno). Di solito al primo scrutinio un candidato ottiene la maggioranza assoluta dei voti e ottiene così la nomination. Se al primo scrutinio nessuno avrà la maggioranza assoluta dei voti, quei delegati – come gli altri – diventeranno progressivamente liberi di votare per chi vogliono: si tratterebbe quindi una “brokered convention”, nel gergo della politica americana, un fatto mai accaduto da quando le primarie funzionano come adesso, cioè dagli anni Settanta.

I risultati di mercoledì hanno reso questa eventualità un po’ più probabile di prima.

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Trump infatti ha vinto in FloridaIllinois e North Carolina, ma in Ohio ha vinto il governatore moderato John Kasich, in un altro risultato significativo della serata: Kasich ha ottenuto nel suo stato la sua prima vittoria in queste primarie, evitando così che Trump potesse ottenere ancora più delegati e rendendo piuttosto impervia la sua strada per arrivare alla maggioranza assoluta. Sul fronte dei delegati, infatti, queste vittorie permettono a Trump di aumentare il suo distacco – anche perché da oggi i Repubblicani, tranne che in North Carolina, cominciavano ad assegnare i loro delegati col sistema maggioritario – ma non abbastanza da evitare del tutto lo scenario della “brokered convention” (che invece sembra l’unica o quasi possibilità di Ted Cruz e John Kasich a questo punto per ottenere la nomination). In Missouri lo scrutinio è quasi finito e Trump e Cruz sono praticamente pari: servirà ancora tempo per capire chi ha vinto.

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Tra i Democratici, Hillary Clinton è andata benissimo e molto meglio delle attese. Clinton ha vinto in Florida, in North Carolina, in Illinois e in Ohio, ed è davanti di poco anche Missouri. Alle primarie del 15 marzo Sanders puntava a far bene soprattutto negli stati del Midwest, cioè Illinois, Ohio e Missouri, e i sondaggi gli davano buone speranze: Clinton però ha vinto dappertutto, raddoppiando il suo già largo vantaggio nella conta dei delegati, ormai insormontabile a meno di sorprese, e dando un grande segnale di forza della sua candidatura, che pochi mesi fa aveva deluso in un altro stato della regione, il Michigan. Nel discorso seguìto alla vittoria di stanotte, Clinton si è congratulata con Sanders per come ha condotto la sua campagna elettorale e poi si è dedicata esclusivamente a parlare dei suoi piani per il paese in vista delle elezioni di novembre. I giornalisti hanno raccontato di grandi festeggiamenti nei comitati per Hillary e anche nella sua sede nazionale, a dimostrazione che da quelle parti considerano la partita ormai chiusa; Sanders comunque non sembra avere intenzione di ritirarsi.

Le primarie proseguono ora il 22 marzo, quando si voterà in Arizona e Utah, e in Idaho (ma solo i Democratici); il 26 marzo si voterà invece, sempre per i Democratici, in Alaska, Hawaii e Washington. I tre candidati Repubblicani rimasti in corsa – Donald Trump, Ted Cruz e John Kasich – si confronteranno in un dibattito televisivo il 21 marzo in Utah.

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