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La Premier League è sopravvalutata?

Viene spesso citata come standard di eccellenza, in contrapposizione al calcio italiano: ma a guardar bene ha diversi problemi (e le sue squadre giocano male)

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Sergio Aguero, Raheem Sterling e Kevin De Bruyne del Manchester City. (OLI SCARFF/AFP/Getty Images)

Anche chi segue il calcio solo distrattamente avrà sentito molte volte amici e commentatori sportivi lamentarsi della bassa qualità del calcio giocato nella Serie A se paragonato a quello della Premier League, il più importante campionato di calcio inglese. Tra le ragioni più citate di questo divario c’è il fatto che gli investimenti in Premier League negli ultimi anni non sono paragonabili a quelli italiani: molte squadre appartengono a proprietà straniere (americane, cinesi, russe, thailandesi o degli Emirati Arabi Uniti), che a ogni sessione di mercato spendono centinaia di milioni per i migliori giocatori in circolazione, e i contratti per la cessione dei diritti televisivi sono enormemente più ricchi di quelli italiani.

Secondo molti esperti di calcio, però, a ben guardare il calcio giocato in Premier League è oggettivamente più brutto di quello giocato in altri paesi europei, e soprattutto molto meno preparato dal punto di vista della tattica. Ci saranno pure più campioni, indubbiamente, ma le squadre giocano un calcio povero e banale. A sostegno di questa tesi si cita spesso il fatto che dal 2012 una squadra inglese non arriva in finale di Champions League, il più importante torneo europeo per club (allora la vinse il Chelsea, con catenaccio e contropiede). L’anno scorso addirittura nessuna squadra inglese superò gli ottavi di finale. La rivista online Ultimo Uomo ha pubblicato un lungo articolo che mette insieme le opinioni di alcuni giornalisti stranieri e suoi redattori: la premessa è che la Premier League rimane un campionato divertente e spettacolare, e giustamente apprezzato, ma che ha diversi problemi e che forse è il caso di «smorzare la retorica più comune che tende ad usare la Premier League come standard di eccellenza».

Non c’è neppure un allenatore inglese tra i 16 che si stanno giocando gli ottavi di finale di Champions League: ben tre francesi, due italiani, due spagnoli, due portoghesi, due olandesi, oltre a un belga, un tedesco, un argentino, un cileno e un ucraino. Eppure non c’è un allenatore inglese.

In realtà, era un evento decisamente prevedibile: non ce n’è neanche uno adesso perché non ce ne sono mai stati in questa Champions League. All’inizio della fase a gironi, infatti, si registravano ben otto allenatori portoghesi, sette spagnoli, sei tedeschi, cinque francesi e via dicendo, ma niente inglesi.

E se fosse semplicemente una sfortunata coincidenza? Per rispondere a questa domanda bisogna controllare le edizioni precedenti: neppure nella stagione passata erano presenti allenatori inglesi nella competizione per club più importante d’Europa (e forse del mondo). Vi parteciparono molti portoghesi, spagnoli, francesi, tedeschi e italiani. Anche un irlandese, ma no, nessun inglese.

E allora magari nella stagione ancora precedente: invece di nuovo, nessun allenatore inglese, e così via fino alla stagione 2011-2012.

Per trovare l’ultimo allenatore inglese che ha partecipato alla Champions League dobbiamo tornare fino al 13 aprile 2011, al White Hart Lane: Harry Redknapp allenava il Tottenham, che dopo aver eliminato il Milan agli ottavi con un gol di Crouch era stato surclassato al Bernabeu (4-0) dal Real Madrid. La partita di ritorno fu decisa da un gol di Cristiano Ronaldo. Da quel 13 aprile sono passati quasi 5 anni senza che un allenatore inglese abbia partecipato al più importante trofeo continentale.

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