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Snapchat per principianti

Come funziona e a cosa serve l'app per mandarsi messaggi che si cancellano da soli, per chi ne ha sempre sentito parlare senza capirci un granché

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(Peter Macdiarmid/Getty Images)

Anche se più lentamente rispetto ad altre applicazioni social, Snapchat sta iniziando ad affermarsi anche in Italia, dove è utilizzato da molte persone per condividere con gli amici post che si cancellano da soli pochi secondi dopo averli visti, ma anche per scoprire nuovi contenuti attraverso le sezioni tematiche aggiunte di recente sull’app. L’esperta di web e marketing Daria Bernardoni ha scritto su Medium un’interessante guida per chi sente da sempre parlare di Snapchat, ma non ha idea di che cosa sia e come sia fatto.

Snapchat nasce nel 2011 da un’intuizione di Evan Spiegel, attuale CEO dell’azienda, e Bobby Murphy, allora studenti di Stanford, per rispondere a un bisogno specifico: quello di non lasciare tracce. Nel 2011 le impostazioni di privacy di Facebook erano più controverse e complicate da gestire di quanto non sono oggi e l’esigenza di “ripulire” spesso il proprio profilo, da foto taggate durante party alcolici e altri contenuti “disdicevoli”, era ancora più diffusa tra i giovani adolescenti. Il progressivo aumentare della presenza degli adulti — genitori compresi — sul social network di Mark Zuckerberg non ha fatto che rendere questa esigenza sempre più impellente tra i coetanei di Spiegel, classe 1990.

Snapchat all’inizio punta su un’unica ed esclusiva caratteristica: tutto quello che pubblichi su Snapchat, scompare. Non resta proprio da nessuna parte: non viene salvato sul tuo telefono, non su quello dei destinatari dei tuoi messaggi, non sui server dell’azienda (quello che era un problema di storage delle aziende è diventato un problema di consumo di traffico dell’utente). Semplicemente, ogni cosa scompare dopo un lasso di tempo regolabile dall’utente con un timer, ma comunque non superiore ai 10 secondi (con il successivo arrivo delle Stories il tempo di vita massimo di un contenuto è salito a 24 ore, sotto certe condizioni).

Sì, puoi fare degli screenshot, ma Snapchat lo notifica al soggetto screenshottato. Don’t do it at home. Non riuscendo a comprendere a fondo il valore dell’effimero, o semplicemente il valore del presente, agli occhi degli adulti Snapchat è diventato subito una macchia di Rorschach e non sono mancati quelli che ci hanno voluto vedere un’app per il sexting e i selfie osé. Più banalmente, era molto utilizzato anche in classe al posto dei tradizionali bigliettini per passarsi i compiti.

Sarebbe comunque sbagliato ridurre Snapchat all’aspetto più controverso della sua reputazione. La caducità dei contenuti pubblicati, forse perché rispecchia un tratto fondamentale della cultura dei teenager, si è rivelata una killer feature che va molto aldilà del flirting spinto: nel 2014 Snapchat ha superato la soglia dei 100 milioni di utenti, perlopiù giovani e giovanissimi (secondo ComScore il 45% degli utenti è tra i 18 e i 24 anni, considerato che non si calcolano gli utenti di età inferiore ai 18 anni), che lo utilizzano quotidianamente, scambiandosi una media di 700 milioni di Snaps. Ma veniamo a un punto importante: che cosa sono gli Snaps?

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