Perché si litiga intorno a san Gennaro

Da giorni a Napoli ci sono proteste contro un decreto del governo che modifica la nomina dei membri dell'istituto che tutela la cappella e il tesoro del santo dal 1601

Protesta davanti al duomo di Napoli per la decisione di far entrare nella deputazione di San Gennaro il clero. Alcune donne annodano i fazzoletti bianchi sul cancello della cappella di San Gennaro, 5 marzo 2016 (LaPresse - Marco Cantile)

Negli ultimi giorni a Napoli ci sono state proteste davanti al Duomo contro un decreto del ministero dell’Interno che, dopo oltre 400 anni, interviene sulla composizione della Deputazione di San Gennaro, l’istituto laico e autonomo che tutela la cappella e il tesoro del santo dal 1601. Oltre alle manifestazioni sono stati fatti appelli, è stata lanciata una petizione e sono state presentate anche interrogazioni parlamentari. A fine gennaio Angelino Alfano aveva deciso di equiparare la Deputazione a una Fabbriceria, un ente composto da rappresentanti laici ma anche ecclesiastici: la Curia potrà così nominare un terzo dei rappresentanti della Deputazione e potrà esprimere pareri sugli altri.

La Deputazione di San Gennaro
Prima di capire il ruolo della Deputazione è necessario comprendere cosa siano i “Sedili”. Durante la dominazione sveva su Napoli, iniziata nel 1194, la città fu suddivisa in “Tocchi”, circoscrizioni territoriali con funzioni amministrative che in alcuni casi corrispondevano a piazze e quartieri e, in altri, erano costituiti da una famiglia importante o numerosa. Nel 1266 papa Clemente IV assegnò il Regno di Sicilia a Carlo I d’Angiò: il nuovo sovrano conservò la suddivisione in circoscrizioni che, nel 1268, presero il nome di “Sedili”, organismi con funzioni sia amministrative sia politiche. Inizialmente i Sedili erano ventinove, ma con il tempo furono ridotti prima a dieci e poi, nel 1338, a sei. Cinque Sedili erano dei nobili (Capuana, Montagna, Nido, Porto e Portanova) e uno era del Popolo e comprendeva la popolazione non nobile di tutta la città. Ogni Sedile aveva una sua sede e un suo stemma: gli stemmi si possono ancora vedere sulla facciata del campanile della chiesa di San Lorenzo.

La Deputazione (il nome completo è Real Deputazione del Tesoro di San Gennaro) nacque nel 1601 allo scopo di sovrintendere la costruzione della nuova Cappella del Tesoro, amministrarne i beni che derivavano da doni, lasciti e offerte e proteggere le reliquie. La Deputazione fu inizialmente posta sotto la giurisdizione diretta del pontefice, da cui ottenne poi un riconoscimento di autonomia dalla Curia di Napoli e il diritto di patronato sulla Cappella, come ente laicale. Dal 1646 la Deputazione riceve dal comune di Napoli un assegno annuo per il mantenimento della Cappella, che gestisce in autonomia anche dopo l’abolizione dei Sedili.

Dal 1861 i Deputati sono dodici: dieci provengono dalle famiglie iscritte nel cosiddetto “Libro d’Oro” della nobiltà napoletana, discendenti degli ex-Sedili della città, e due dall’ex-Sedile del Popolo. Dal 1811, in attuazione del “Bollettino delle Leggi” emesso da Gioacchino Murat, la Deputazione è inoltre presieduta dal sindaco di Napoli, e dal 1946 il Presidente della Repubblica è incaricato di approvare le nomine dei Deputati sulla base delle terne di candidati proposti dallo stesso ente.

Nelle celebrazioni in onore di San Gennaro, i membri della Deputazione hanno un ruolo importante: sfilano in processione dietro le Sacre Reliquie e uno dei membri, a turno, durante la festa del Patrono ha il compito di annunciare alla città l’avvenuta liquefazione del sangue sventolando un fazzoletto bianco. Nei secoli e fin dal Seicento diversi vescovi hanno tentato di far parte del governo della Deputazione e sono intervenuti, per lasciare invece le cose come stavano, diversi Papi. C’è una bolla papale di Paolo V nel 1605, quella di Urbano VIII nel 1635, quella di Innocenzo X nel 1646 e quella di Alessandro VI nel 1661. L’ultima bolla è di Pio XI del 1927 e riconosce il «diritto patronato della città di Napoli sulla cappella» che «non proviene alla città da un privilegio Apostolico ma da una fondazione e dotazione laicale sorta con i beni patrimoniali e di esclusiva provenienza laicale».

Il decreto contestato
A fine gennaio il ministro dell’Interno Alfano aveva firmato un decreto che modificava i criteri di nomina dei membri della Deputazione. Secondo le nuove norme la Deputazione viene equiparata a una Fabbriceria, un ente che provvede alla conservazione e al mantenimento dei beni di luoghi sacri di particolare valore artistico con un consiglio di dodici membri: otto riservati ai laici e altri quattro nominati dalla Curia, cioè dal cardinale Crescienzo Sepe, alla guida dell’arcidiocesi di Napoli dal 2006.

Riccardo Imperiali di Francavilla, delegato per gli affari legali della Deputazione di san Gennaro, ha spiegato che c’era la necessità di rinnovare il vecchio statuto della Deputazione, risalente al 1894, e che erano stati fatti tentativi di mediazione con Sepe: «La deputazione ha tentato invano, pur se non strettamente tenuta a tanto, di raggiungere una bozza di Statuto condivisa con gli altri rappresentanti nominati dal cardinale Sepe. Quando però si è arrivati alla stesura definitiva, il cardinale ha semplicemente preferito ignorare il documento perché non conteneva l’unica parte che davvero lo interessava, cioè la nomina dei suoi rappresentanti sui quali la deputazione non intende transigere per non tradire la consegna ricevuta». Francavilla ha detto che la Deputazione «è un’istituzione laica unica al mondo, un incrocio eccezionale tra fede e laicità e dobbiamo fare in modo di non sporcarlo» e ha annunciato che presenterà ricorso contro il decreto del ministero dell’Interno

Oltre alle proteste sono state presentate due interrogazioni in Parlamento. Una di Annamaria Carloni, moglie di Antonio Bassolino, e l’altra di Vega Colonnese, del Movimento 5 Stelle: «Vogliamo conoscere i motivi che hanno spinto il governo ad adottare un decreto che modifica in modo unilaterale la composizione di un’istituzione così importante, anche simbolicamente, per la città di Napoli». Nell’interrogazione si chiede ad Alfano «Come intenda intervenire concretamente per tutelare l’indipendenza, l’autonomia, la tradizione, la storia di un’istituzione connessa con il sentimento del popolo della città di Napoli».

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