Macedonia Migrants

Sta per chiudere la “rotta balcanica”?

Di cosa hanno discusso per ore a Bruxelles i capi di stato europei e la Turchia

Macedonia Migrants
La rete di protezione che separa il confine fra Macedonia e Grecia nella cittadina macedone di Gevgelija (AP Photo/Visar Kryeziu)

È durata fino a tarda notte a Bruxelles un’attesa riunione fra i capi di stato dell’Unione Europea e il primo ministro turco Ahmet Davutoğlu per cercare una soluzione alla cosiddetta “crisi dei migranti”. Diversi giornalisti ed esperti di migrazione hanno sottolineato l’importanza di questo incontro, che dovrebbe definire una nuova strategia comune europea per gestire l’enorme flusso di migranti e rifugiati dal Medio Oriente iniziato nella primavera del 2015. Lo scenario in discussione a Bruxelles, se tutti i tasselli dovessero andare al loro posto, sarebbe questo: i migranti sarebbero fermati al loro arrivo in Grecia, salvo i siriani che passerebbero e si sposterebbero in modo organizzato e regolato (e non a piedi o con mezzi di fortuna come ora) o direttamente dalla Turchia; gli altri avrebbero esaminata la loro richiesta di asilo; quelli la cui richiesta non venisse accettata, sarebbero rimandati in Turchia. L’UE si impegnerebbe a dare aiuti economici e concreti a Grecia e Turchia.

Le questioni principali sul tavolo sono quindi due: l’applicazione dell’accordo trovato nell’autunno del 2015 con la Turchia – che si è impegnata a moderare il flusso di migranti in cambio di soldi e agevolazioni per i cittadini turchi – e lo stato della “rotta balcanica”, il tragitto più frequentato dai migranti provenienti dal Medio Oriente, che parte dalla Grecia e prosegue verso nordovest fino ai paesi dell’Europa occidentale. Diversi paesi vorrebbero quindi che l’Europa “chiudesse” la rotta balcanica – negli scorsi mesi è stata agevolata dai singoli paesi, che in assenza di una strategia comune hanno diminuito controlli e anzi aiutato i migranti a proseguire il tragitto – mentre altri, come la Germania, vorrebbero che l’Europa mantenesse una posizione più morbida. Il primo ministro ungherese Viktor Orbán ha detto in serata che non voterà l’accordo.

I posti a sedere decisi per la riunione, in una foto twittata dal portavoce del governo di Cipro

I rappresentanti dei 28 stati europei hanno discusso delle due questioni durante un pranzo di lavoro assieme a quelli turchi: nel pomeriggio si riuniranno per discutere fra di loro, mentre in serata si terrà una cena di lavoro per concordare un comunicato comune sulla riunione. Dopo la cena di lavoro, secondo il Guardian, dovrebbe tenersi una conferenza stampa conclusiva.

Nelle ultime settimane diversi paesi balcanici – anche quelli che all’inizio della crisi si erano dimostrati più tolleranti – hanno aumentato i controlli ai propri confini o introdotto restrizioni giornaliere sul numero di migranti da accogliere nel proprio territorio. Si è creato un effetto domino per cui la circolazione dei migranti – fluida e anzi agevolata fino a pochi mesi fa: nessuno voleva tenere troppo a lungo sul proprio territorio migliaia di persone di cui occuparsi – si è rallentata fino a bloccarsi: la situazione più grave è in corso a Idomeni, un piccolo paese della Grecia vicino al confine macedone, dove attualmente sono bloccate circa 13mila persone perché la Macedonia ammette nel proprio territorio solamente poche decine di persone al giorno.

Anche il linguaggio di alcuni importanti funzionari europei si è fatto via via più duro. Il 3 marzo Donald Tusk, il presidente del Consiglio Europeo, al termine di una riunione col primo ministro greco Alexis Tsipras ha invitato esplicitamente i “migranti economici” – cioè le persone che migrano in Europa per cercare migliori condizioni di vita o di lavoro, non perché scappano dalla guerra o dal terrorismo – a non venire in Europa, dato che «la Grecia non sarà più un paese di passaggio, né lo diventeranno altri paesi europei».

Il giorno successivo Tusk, in una lettera inviata ai capi di stato europei in preparazione all’incontro di oggi, ha parlato della «fine della politica di libero passaggio dei migranti». Di conseguenza Tusk ha confermato che una volta ristabiliti i controlli sulle frontiere dei paesi balcanici «chiuderemo la rotta Balcanica». La volontà di attuare questo approccio è stata confermata anche da diversi partecipanti alla riunione di oggi: il presidente francese François Hollande ha spiegato che la Turchia deve rispettare i patti, che l’Europa deve fare altrettanto con un programma di ricollocamento – finora fallimentare – ma che la rotta balcanica «è chiusa». Diversi giornali tedeschi hanno scritto che Merkel si opporrà a una presa di posizione netta sul dichiarare chiusa la rotta balcanica. Florian Eder di Politico ha scritto della questione con qualche dettaglio in più:

Secondo un funzionario europeo, Merkel ha chiarito in una riunione con Tusk e col presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker questa mattina che si opporrà a un pezzo della fondamentale frase che comparirà nel comunicato finale della riunione, quello che dichiarerà che «la rotta [balcanica] è al momento chiusa». La fonte ci ha detto che questa frase sarebbe nei fatti falsa, dato che nuovi richiedenti asilo stanno arrivando in Germania ogni giorno, anche se si sono ridotti a qualche centinaio.

Stamattina inoltre, parlando coi giornalisti, Merkel ha detto che la reazione dell’Europa al problema dei migranti «non può essere la chiusura di qualcosa». Non è chiaro se altri paesi condividano la posizione della Germania, né più in generale cosa voglia dire davvero “chiudere” o “tenere aperta” la rotta, considerando che comunque tutti i paesi europei concordano che questa situazione sia insostenibile a lungo termine; altri ipotizzano che l’obiezione di Merkel sia più politica e di immagine che concreta.

Questa settimana i giornali italiani hanno descritto la posizione del governo Renzi come molto vicina a quella di Merkel per quanto riguarda il rafforzamento del piano di ricollocamento e di agevolazione delle procedure per la richiesta di asilo. Non è ancora chiaro se Renzi sosterrà l’opposizione di Merkel sulla chiusura della rotta. In compenso, stamattina Renzi ha fatto sapere che durante l’incontro avrebbe distribuito a ciascun capo di stato europeo una copia di Fuocoammare, il documentario del regista italiano Gianfranco Rosi girato sull’isola di Lampedusa che ha vinto l’Orso d’oro all’ultimo Festival del cinema di Berlino.

Un altro punto importante è l’applicazione dell’accordo con la Turchia, che prevedeva un maggiore impegno della Turchia a ridurre il flusso – permettendo ad esempio ai richiedenti asilo siriani di lavorare mentre si trovano in Turchia, e sforzandosi di combattere maggiormente i trafficanti – in cambio di circa 3 miliardi di euro, e la libera circolazione dei cittadini turchi in Europa. La Turchia ha preso alcuni di questi provvedimenti – come il rilascio di alcuni permessi di lavoro per i siriani che si trovano nei campi profughi turchi – ma ha ancora molte difficoltà nel fermare i trafficanti o migliorare le condizioni di vita nei campi profughi. E stamattina, durante una conferenza stampa, il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan si è lamentato di presunti ritardi nel pagamento da parte dell’Europa, spiegando che «sono passati quattro mesi e ancora stiamo aspettando. Il mio primo ministro è a Bruxelles, speriamo che torni coi soldi».

Le trattative sono state però complicate dal fatto che la Turchia ha avanzato diverse nuove richieste rispetto a quattro mesi fa. Un articolo molto informato di Reuters ha spiegato che la Turchia ha chiesto altri 20 miliardi di euro in aggiunta ai 3 già pattuiti, in cambio di riaccogliere tutti i migranti non siriani a cui è stato negato l’asilo in Europa e di misure ancora più dure per i trafficanti. L’articolo di Reuters cita anche un funzionario europeo – le cui parole sono riportate in forma anonima – che spiega in che modo proseguirà la contrattazione: «sarà come in un vero bazaar turco: prima noi ci lamenteremo ad alta voce delle richieste eccessive della Turchia. Poi offriremo una piccola, piccolissima parte di quello che vogliono. E poi vediamo cosa succederà da lì in poi». Sembra che le cose stiano andando in questa direzione: nel tardo pomeriggio è circolata la notizia che l’Unione Europea stia preparando una bozza dove si dice disposta a raddoppiare la cifra pattuita ad autunno con la Turchia, portandola a 6 miliardi di euro.

Sta già circolando qualche scetticismo sul presunto piano di Tusk, cioè accordarsi con la Turchia e di conseguenza chiudere la rotta balcanica contenendo al massimo il problema in Grecia: Patrick Kinglsey, il giornalista che si occupa di immigrazione per il Guardian, ha spiegato per esempio che diverse cose possono andare storte – la Turchia può scegliere di non rispettare i patti, oppure può esserci un rischioso interregno fra le due strategie durante il quale centinaia di persone potrebbero affrettarsi ad andare in Europa – e che in generale i migranti potrebbero scegliere di aprire una nuova rotta sul confine fra Grecia e Albania, molto montuoso ma già percorso all’inizio degli anni Novanta quando circa 250mila albanesi fuggirono in Grecia per scappare dalla dittatura comunista.

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