• Media
  • Venerdì 4 marzo 2016

I giornalisti di Corriere e Gazzetta contro la famiglia Agnelli

Due comunicati molto duri commentano la fusione Repubblica-Stampa e l'uscita di Fca da RCS: "Non sono sempre i migliori quelli che se ne vanno"

(GIUSEPPE CACACE/AFP/Getty Images)
(GIUSEPPE CACACE/AFP/Getty Images)

Sul Corriere della Sera e la Gazzetta dello Sport ci sono due duri comunicati dei comitati di redazione – gli organi di rappresentanza sindacale dei giornalisti – contro Fca, principale azionista dell’editore RCS, che ha deciso di uscire dalla società e impegnarsi invece in una fusione tra lo storico quotidiano della famiglia Agnelli, la Stampa, e il principale rivale del Corriere della Sera, cioè Repubblica.

Il comunicato dei giornalisti del Corriere:

Non sono sempre i migliori quelli che se ne vanno. Il Comitato di redazione del Corriere della Sera esprime forte sconcerto e indignazione per la nota con la quale Fca ha annunciato il disimpegno da RcsMediagroup. E’ paradossale il riferimento “al senso di responsabilità” sbandierato da Fca che si vanta di aver “salvato in tre diverse occasioni” il gruppo Rcs assicurando “risorse finanziarie necessarie”. La verità è un’altra. E’ sotto gli occhi di tutti come in questi anni, in cui il gruppo torinese è stato al primo posto tra i nostri azionisti con un ruolo decisivo nella scelta del management, la società editrice del Corriere della Sera sia stata progressivamente e pesantemente impoverita con scelte industriali disastrose. Come gli investimenti in Spagna, che ancora pesano in maniera decisiva sui conti del gruppo, e con un supporto finanziario del tutto inadeguato.

La società, invece di essere ricapitalizzata è stata spolpata con la dismissione degli immobili, compresa la sede storica di Via Solferino, e svuotata delle partecipazioni più rilevanti, come Rcs Libri. Tutte operazioni condotte dall’amministratore delegato Pietro Scott Jovane, uomo Fiat, accompagnate da una dolorosa e drastica riduzione del personale poligrafico, amministrativo e giornalistico, che sta tuttora sopportando i sacrifici dell’ennesimo piano di crisi aziendale. Finita la stagione dei dividendi, ora che lo sfascio finanziario è compiuto, e che il Corriere è lanciato in un progetto editoriale coraggioso e senza precedenti, basato unicamente sullo sforzo della redazione, la famiglia Agnelli saluta e se ne va a rafforzare il principale concorrente del Corriere della Sera. Bel modo di fare. Come se la squadra degli ingegneri di una scuderia di Formula1 alla vigilia della prima gara di campionato passasse con le idee e i progetti elaborati alla guida del team rivale. Guardiamo avanti.

Indipendentemente dall’assetto azionario di Rcs, la redazione del Corriere della Sera resta pronta a raccogliere le sfide del futuro nella consapevolezza del proprio ruolo di leader nel mercato dell’informazione.

Il comunicato dei giornalisti della Gazzetta dello Sport:

Signori si nasce, diceva il grande Totò. Ma nella vicenda che ha portato Fca ad annunciare il disimpegno da Rcs Mediagroup, c’è poco da ridere. Semmai c’è da piangere per come è stato smembrato e svilito un gruppo editoriale protagonista della storia italiana. Di comico c’è solo la nota diramata dagli eredi dell’avvocato Agnelli: rivendicano di aver salvato per tre volte Rcs dal fallimento. Noi ricordiamo altri “salvataggi”: come la polpetta avvelenata dell’acquisto della Fabbri gravata di debiti e ceduta dal gruppo torinese a Rcs per 300 miliardi di lire; oppure, per restare agli ultimi anni, la spericolata e insensata operazione Recoletos voluta da un a.d. (Antonello Perricone) diretta emanazione della Fiat, con l’acquisizione spagnola strapagata che ha provocato un buco di circa 600 milioni di euro, guarda caso la cifra da restituire alle banche. E ancora, con l’arrivo di Pietro Scott Jovane, altro a.d. fatto calare da Torino, l’azionista di maggioranza Fca ha dato il via libera alla cessione di Flammarion (case editrice francese), alla chiusura di numerose testate periodiche, alla svendita della sede storica di via Solferino, al sacrificio della Libri (che aveva salvato la Fabbri), ai continui tagli del personale.

Tutto questo per non mettere mano al portafoglio, dopo aver intascato anni e anni di dividendi milionari, per chiudere il buco creato da Recoletos. In compenso le nuove iniziative intraprese per rilanciare il gruppo sono state a dir poco miopi, con acquisizioni nel migliore dei casi inutili (tipo YouReporter o la creazione del sito delle scommesse sportive GazzaBet), mentre si è toccato il fondo con il lancio di Gazzetta Tv, poi chiusa dopo solo 10 mesi con un danno d’immagine devastante. Questi sono i fatti, purtroppo a bilancio. Il resto è una scelta: il maggiore azionista di Rcs Mediagroup completa l’opera di smantellamento scappando con un tempismo perfetto, nell’anno in cui il Corriere della Sera spegne 140 candeline e la Gazzetta dello Sport 120. Non solo, decide di andare a rinforzare il polo editoriale concorrente. Eh sì, aveva ragione Totò: signori si nasce, non lo si diventa per diritto ereditario.

Guardiamo avanti: il Comitato di redazione della Gazzetta dello Sport invita gli azionisti di Rcs a restituire orgoglio a un gruppo che non merita schiaffi simili. Auspica che l’ingegnere Cioli porti avanti con convinzione un piano di ristrutturazione serio e credibile, mettendo al centro del progetto chi ancora dà utili all’azienda. Il sistema Gazzetta anche in queste stagioni di crisi ha chiuso i suoi bilanci sempre in positivo a differenza di divisioni infarcite di dirigenti che sono zavorra pagata a caro prezzo. Per questa ragione vigileremo con tutte le armi a nostra disposizione perché la Gazzetta e la sua storia non siano svendute per fare cassa: tra l’altro sono già iniziate le grandi manovre che porteranno presto a una divisione tra Gazzetta e Corriere. Autonomia, credibilità e autorevolezza sono tre principi cardine di questa redazione e direzione. E non sono per noi oggetto di trattativa.