Un’altra ottima notte per Clinton e Trump

Nelle primarie statunitensi del Super Tuesday hanno vinto entrambi in sette stati, rafforzando la loro posizione di favoriti per la vittoria

(RHONA WISE/AFP/Getty Images)

Nelle primarie statunitensi del Super Tuesday – il martedì in cui tradizionalmente entrambi i partiti votano in più di dieci stati allo scopo di scegliere il loro candidato alle elezioni presidenziali – sono andati molto bene Donald Trump tra i Repubblicani e Hillary Clinton tra i Democratici.

Tra i Democratici, su 11 stati, Clinton ha vinto in 7 e Sanders in 4. Nel dettaglio, Hillary Clinton ha vinto in Virginia (che assegna 95 delegati), in Georgia (102 delegati), in Alabama (53 delegati), in Arkansas (32 delegati), in Texas (222 delegati), in Massachusetts (91 delegati) e in Tennessee (67 delegati), nella gran parte dei casi con un gran distacco; Bernie Sanders ha vinto largamente come previsto in Vermont, lo stato di cui è senatore (16 delegati), e poi in Oklahoma (38 delegati), in Colorado (66 delegati) e in Minnesota (77 delegati). Il numero dei delegati assegnati da ogni stato è deciso dal partito sulla base della rappresentatività e del peso di quello stato per il partito stesso; i delegati sono stati assegnati col metodo proporzionale.

Tra i Repubblicani, su 11 stati, Trump ha vinto in 7, Ted Cruz in 3 e Marco Rubio in uno. Nel dettaglio, Donald Trump ha vinto in Georgia (76 delegati), Alabama (47 delegati), Arkansas (37 delegati), Virginia (46 delegati), Tennessee (58 delegati), Vermont (16 delegati) e Massachusetts (39 delegati). Ted Cruz ha vinto nel suo stato, il Texas (155 delegati), e poi in Alaska (25 delegati) e in Oklahoma (40 delegati). Marco Rubio ha vinto in Minnesota (38 delegati). Anche per i Repubblicani i delegati sono stati assegnati col metodo proporzionale.

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L’imprenditore Donald Trump ha già accumulato un certo vantaggio fin qui nelle primarie Repubblicane, ottenendo 274 delegati contro i 149 e 82 dei senatori di origini cubane Marco Rubio e Ted Cruz, suoi principali sfidanti. I risultati delle primarie del Super Tuesday – che hanno registrato un’affluenza relativamente molto alta – rafforzano ulteriormente la sua posizione di favorito per ottenere la candidatura dei Repubblicani alla presidenza degli Stati Uniti: le prossime primarie del 15 marzo – quando si voterà in Florida e Ohio, che assegnano moltissimi delegati e col metodo maggioritario – sono diventate di fatto l’ultima possibilità per i suoi sfidanti. Dopo il voto di stanotte Cruz ha detto di essere l’unico in grado di battere Trump, ma anche Rubio e Kasich (e persino il neurochirurgo Ben Carson, arrivato quasi ovunque ultimo) hanno detto di avere ancora delle chance e non avere intenzione di ritirarsi.

Il discorso di Donald Trump di stanotte:

Tra i Democratici, invece, Hillary Clinton di recente ha stravinto le primarie in South Carolina, iniziando così ad accumulare un qualche vantaggio nei confronti del senatore Bernie Sanders, che aveva vinto in New Hampshire e perso di poco in Iowa e Nevada: i dati di stanotte allargano quel vantaggio – in questo momento sono 527 a 333 – rendendo così una rimonta di Sanders ancora più complicata. La gran parte dei giornalisti e degli analisti statunitensi considera a questo punto molto improbabile, per non dire impossibile, che Sanders possa ottenere la nomination, anche per via della debolezza che anche stanotte la sua candidatura ha confermato nei confronti degli elettori neri.

Le primarie americane proseguono il 5 marzo con il voto in Kansas, Kentucky, Louisiana e Maine, ma il prossimo voto davvero importante è quello del 15 marzo, quando si terranno le primarie in Florida, Ohio, Missouri e North Carolina. I candidati dei Democratici si confronteranno in tv il 6 e il 9 marzo, i Repubblicani faranno lo stesso il 10 marzo. Le elezioni presidenziali statunitensi si terranno il prossimo 8 novembre.

Il discorso di Hillary Clinton di stanotte:

Il Super Tuesday per come lo conosciamo oggi nacque nel 1988, quando i Democratici degli Stati del Sud decisero di organizzare le primarie nello stesso giorno in nove stati: volevano aumentare la propria influenza regionale nella scelta del candidato, e dare alla campagna elettorale per le primarie presidenziali un orientamento più nazionale, diminuendo l’importanza data dai candidati ai temi locali dei singoli stati. I Democratici del Sud volevano orientare la scelta della nomination nazionale verso un candidato più moderato e vicino ai loro interessi, ma ottennero il risultato opposto: gli elettori si divisero tra Al Gore e Jesse Jackson, senza che nessuno dei due riuscisse a prevalere nettamente, e la vittoria finale andò a Michael Dukakis, che al Super Tuesday aveva vinto in Florida e Texas e che andò bene successivamente negli stati del Nord. Dukakis, che non era il candidato preferito dei Democratici del Sud, perse le elezioni presidenziali contro George H. W. Bush. Anche i Repubblicani “aderirono” al Super Tuesday già nel 1988.

Il discorso di Ted Cruz di stanotte:

Dal 1988 a oggi, il Super Tuesday ha sostanzialmente deciso la nomination finale per le elezioni presidenziali in diverse occasioni: per i Democratici è successo sempre tranne che nel 1988 e nel 2008, e per i Repubblicani è successo ogni volta tranne che nelle ultime due elezioni, nel 2008 e nel 2012. Nel 2004 sei degli stati che solitamente votano nel Super Tuesday anticiparono di un mese le proprie primarie, per aumentare la propria influenza sulla scelta della nomination finale: si tennero perciò due Super Tuesday (il primo fu chiamato anche “Mini-Tuesday”). Nel 2008 successe una cosa simile, ma finirono con il votare nello stesso giorno all’inizio di febbraio 24 stati, in un evento che fu definito “Giga Tuesday”, il giorno in cui votarono più stati contemporaneamente nella storia delle elezioni americane. John McCain non emerse come chiaro vincitore per i Repubblicani, ma vinse comunque e si affermò come favorito a ottenere la nomination. Per i Democratici invece Barack Obama vinse in 13 stati, prendendo in totale un numero assoluto di voti inferiore a Hillary Clinton e solamente 13 delegati in più. Nel 2012 invece Barack Obama ci arrivò praticamente da candidato unico, e Mitt Romney per i Repubblicani aveva ottenuto grandi vittorie nelle settimane precedenti e consolidò ulteriormente il proprio vantaggio.

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