Gli scontri durante lo sgombero del campo per migranti di Calais

Sono state bruciate alcune baracche e la polizia ha risposto con lacrimogeni e granate stordenti

Sgombero e scontri nel campo di Calais, 29 febbraio 2016 (PHILIPPE HUGUEN/AFP/Getty Images)

La mattina di lunedì 29 febbraio è cominciato lo sgombero della zona sud dell’enorme campo di Calais, una città sulla costa settentrionale della Francia, dove da anni vivono migliaia di migranti. Lo sgombero è stato affidato a una compagnia privata e sorvegliato da diversi reparti speciali della polizia francese. Nel pomeriggio di lunedì sono cominciati degli scontri tra la polizia e i migranti che si oppongono allo sgombero: le operazioni sono state sospese intorno alle 17.00 e sono riprese questa mattina: per ora la situazione è tranquilla.

Intorno alle 8.30 di lunedì sono entrati nel campo due bulldozer e una ventina di dipendenti di un’impresa privata, che hanno smontato circa venti abitazioni – cioè delle baracche in legno – su un’area di cento metri quadrati, avvertendo le persone che ci vivevano solo un’ora prima, hanno raccontato alcuni volontari. Le operazioni di sgombero sono state assistite da un centinaio di agenti di polizia. Nel pomeriggio, un gruppo di migranti che vive nel campo ha dato fuoco ad lacune delle baracche e ci sono stati dei lanci di sassi contro gli agenti di polizia, che hanno risposto con il gas lacrimogeno e granate stordenti. Secondo la prefettura ad aver preso parte agli scontri sono circa 150 persone, tra migranti e militanti nel movimento No Borders. Cinque poliziotti sono rimasti feriti negli scontri. Nella serata di lunedì, alcuni migranti si sono spostati sulla strada che passa vicino al campo e che conduce direttamente al porto, lanciando dei sassi contro le macchine. Gli agenti sono nuovamente intervenuti, ci sono stati altri scontri. Poco prima delle ore 20.00 la polizia ha ripreso il controllo della strada.

Diverse associazioni non governative hanno criticato i metodi della polizia usati nel primo giorno di sgomberi. Un video di 4 minuti mandato in onda su Channel 4 News e girato dal giornalista britannico Alex Thomson mostra l’evacuazione di Calais iniziata ieri e l’uso di due bulldozer. Il video mostra anche una registrazione del ministro dell’Interno francese Bernard Cazeneuve e di un funzionario della prefettura che promettono che per lo sgombero non sarebbero stati utilizzati mezzi pesanti.

Nel campo, conosciuto anche come “la giungla”, vive un numero non certo di migranti: le autorità locali dicono 3700, mentre l’associazione Help Refugees dice che sono 5497. Secondo il  governo francese saranno spostati dalle loro abitazioni 1000 migranti, ma varie associazioni non governative stimano invece che nella parte meridionale del campo, quella interessata dallo sgombero, vivano circa 3500 migranti, tra cui 350 minori non accompagnati. Le autorità dicono che lo sgombero ha motivazioni di carattere umanitario, perché le condizioni di vita al suo interno non sono igieniche e sicure. I piani delle autorità sono di ricollocare i migranti in altri centri, e di lasciare nel campo circa 2.000 persone.

Lo sgombero parziale dei migranti che vivono nel campo di Calais è programmato da diverse settimane, ma alcune associazioni umanitarie che si occupano di migranti avevano presentato ricorso contro la decisione del governo: lo scorso 25 febbraio il tribunale amministrativo di Lille lo aveva respinto, dando il via libera alle operazioni. Le autorità dicono che sarà un procedimento progressivo e che impiegherà alcune settimane. Lo stesso tribunale che ha consentito lo sgombero del campo ha però stabilito che dovranno essere lasciate intatte alcune costruzioni, come la scuola e il teatro.

Calais si trova proprio in corrispondenza del punto in cui il Canale della Manica è più stretto: dal porto partono gran parte dei traghetti per il Regno Unito e dal 1994 da Calais partono anche i treni che percorrono il tunnel della Manica. Per questo negli ultimi anni Calais è diventato uno dei campi migranti più grandi d’Europa, ed è abitato principalmente da persone che sperano di riuscire a raggiungere la Gran Bretagna.

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