giapponese anziano

Ci sono sempre meno giapponesi

Il censimento ha registrato quasi un milione di persone in meno rispetto a cinque anni fa, per la prima volta: le ragioni sono note

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Un anziano giapponese fa ginnastica di fronte a un tempio a Tokyo, il 21 settembre 2015, giorno del rispetto per gli anziani (YOSHIKAZU TSUNO/AFP/Getty Images)

Tra il 2010 e il 2015 la popolazione del Giappone è diminuita dello 0,7 per cento. I dati dell’ultimo censimento, realizzato lo scorso ottobre, mostrano che oggi in Giappone vivono 127,1 milioni di persone, 947 mila in meno rispetto a cinque anni fa. Dall’inizio dei censimenti nazionali in Giappone, nel 1920, è la prima volta che si registra un calo e non un aumento della popolazione. La diminuzione è dovuta al calo delle nascite e alla minore immigrazione.

Il primo ministro giapponese Shinzo Abe ha fissato tra i suoi obiettivi l’aumento della natalità da 1,4 figli per donna a 1,8, così da evitare un eccessivo invecchiamento della popolazione – il Giappone è già oggi il paese con i cittadini più anziani del mondo, seconda è l’Italia – e prevenire che gli abitanti diventino meno di 100 milioni in futuro. Per raggiungere questo obiettivo, Abe si è impegnato a migliorare i servizi per l’infanzia e a proporre incentivi fiscali per le coppie con figli. Secondo alcuni esperti però la natalità dovrebbe crescere molto di più per evitare ulteriori diminuzioni della popolazione. Secondo le previsioni dell’ONU i giapponesi potrebbero essere solo 83 milioni nel 2100.

La crescita della popolazione in Giappone ha avuto il suo picco massimo nel 1950 e dal 1975 è costantemente in calo: da allora ogni anno la popolazione è cresciuta, ma in misura sempre minore. Nel 2011 il Giappone è diventato un paese a crescita zero e i dati dell’ultimo censimento ne sono la conseguenza.

Secondo le proiezioni del governo, nel 2060 circa il 40 per cento della popolazione giapponese avrà più di 65 anni e la popolazione sarà diminuita di un terzo rispetto a oggi. Il governo è preoccupato dell’effetto economico dell’aumento del numero dei pensionati senza una crescita corrispettiva della popolazione attiva: infatti le pensioni e le spese sanitarie di un crescente numero di anziani dovranno essere sostenute da sempre meno persone giovani e che lavorano. Oggi in Giappone quasi un terzo della popolazione ha più di 65 anni.

Il censimento ha mostrato anche un aumento della popolazione di Tokyo, a fronte di una diminuzione del numero di abitanti nelle zone rurali e in 39 delle 47 province del Giappone, le prefetture. Più del 10 per cento dei giapponesi (circa 13,5 milioni di persone) vive nella capitale, 354 mila persone in più rispetto al 2010. La prefettura in cui la popolazione è diminuita di più invece (115 mila persone in meno) è quella di Fukushima, colpita dal terremoto e dallo tsunami nel 2011 oltre che dai conseguenti incidenti alla centrale nucleare Fukushima Dai-ichi, impianto ora stabile anche se non del tutto in sicurezza.

Una delle conseguenze della differenza del numero di abitanti delle diverse prefetture è una distorsione dei meccanismi elettorali: il voto di chi abita nelle circoscrizioni prefetturali meno popolate finisce per pesare di più di quello degli abitanti di Tokyo, per esempio, quando si tratta dell’elezione dei membri della Camera dei Rappresentanti. Tuttavia la legge non ammette un’eccessiva disparità nella distribuzione territoriale dei seggi: il voto di una qualsiasi circoscrizione non può valere 2 volte di più del voto di un’altra. Per questa ragione, dato che l’ultimo censimento ha rivelato una disparità maggiore di 2 in 37 circoscrizioni, prima delle prossime elezioni le circoscrizioni dovranno essere ridefinite.

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