Barack Obama, Joe Biden, Ash Carter

Il nuovo piano di Obama per chiudere Guantanamo

È stato presentato oggi con una conferenza stampa e prevede la chiusura della prigione entro il prossimo anno, anche se difficilmente il Congresso la approverà

Barack Obama, Joe Biden, Ash Carter
Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, con a sinistra il vice presidente Joe Biden e a destra il segretario della difesa Ash Carter. (AP Photo/Pablo Martinez Monsivais)

Martedì 22 febbraio il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha tenuto una conferenza stampa per parlare del suo piano per la chiusura della prigione di Guantanamo. La chiusura di Guantanamo è uno degli obiettivi di Obama fin dalla sua prima elezione nel 2009 e di cui aveva parlato molto durante la sua prima campagna elettorale: il nuovo piano, che dovrà essere presentato al congresso, ha come obbiettivo la chiusura di Guantanamo la fine dell’anno e del secondo mandato di Obama. La prigione di Guantanamo, che si trova a Cuba, è stata aperta per la prima volta nel 2001 dopo gli attacchi dell’11 settembre e al momento ospita 91 detenuti.

Obama ha spiegato che il mantenimento di Guantanamo, che costa circa circa 445 milioni di dollari ogni anno, non ha apportato vantaggi alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti, e ha detto che questa non è solo la sua opinione ma quella di molti esperti e di funzionari dell’esercito. Obama ha anche ricordato che che quando è stato eletto nel 2008 sia i repubblicani che i democratici erano a favore della chiusura di Guantanamo: sia George W. Bush che John McCain avevano detto di volerla chiudere. Negli ultimi anni tuttavia il Congresso degli Stati Uniti, a maggioranza repubblicana, si è sempre opposto alla chiusura della prigione e secondo molti esperti è probabile che respinga anche la nuova proposta. Nonostante l’opposizione del Congresso, durante il suo mandato Obama è riuscito a ridurre moltissimo il numero di detenuti a Guantanamo portandolo a quello attuale di 91.

Chiudere la prigione, ha detto Obama, non è solo la cosa giusta da fare per la sicurezza del paese, ma permetterà anche di risparmiare molti soldi, circa 85 milioni di dollari all’anno: un guadagno netto per lo stato di circa 1,7 miliardi su un periodo di 20anni.

Il piano presentato oggi si divide in quattro punti:

  1. Trasferire 35 prigionieri in altri paesi;
  2. Accelerare la revisione giudiziaria dei casi dei detenuti per stabilire se la loro detenzione sia ancora necessaria;
  3. Continuare ad utilizzare tutti gli strumenti legali a disposizione per occuparsi dei detenuti;
  4. Lavorare con il Congresso per trovare dei posti sul suolo americano per il trasferimento dei prigionieri rimanenti.

Nel piano presentato oggi non tuttavia non sono indicate le strutture dove trasferire i prigionieri all’interno degli Stati Uniti.

Il carcere di Guantanamo fu istituito dall’amministrazione di George W. Bush dopo gli attentati dell’11 settembre 2001. Negli ultimi anni la gestione del carcere è stata molto criticata, soprattutto dalle organizzazioni per la difesa dei diritti umani: per esempio ci sono stati casi di alimentazione forzata per coloro che avevano deciso di fare lo sciopero della fame e casi di soprusi e violenze contro i prigionieri. Gli stessi funzionari del governo americano hanno diffuso i documenti che mostrano come alcuni detenuti siano rimasti per anni a Guantanamo per errore: l’ultimo caso di cui si è parlato molto è stato quello di Mustafa al Aziz al Shamiri, cittadino yemenita oggi 37enne rimasto in carcere senza accuse formalizzate per 13 anni, per uno scambio di persona.

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