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Le registe donne nel porno

Sono sempre di più – in un settore storicamente maschilista e stereotipato – e sono meglio considerate delle registe del cinema “tradizionale”

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(Erika Lust con due collaboratrici sul set di un film)

Tra il 23 e il 24 gennaio scorsi si è tenuta a Las Vegas la cerimonia di consegna degli Adult Video News Awards, i più importanti premi dell’industria pornografica americana, considerati “gli Oscar del porno”: per capirci, sono quelli che raccontò David Foster Wallace in uno dei suoi reportage più famosi, scritto nel 1998 per Premiere Magazine. L’ambiente dell’industria pornografica è spesso considerato sessista, e le critiche riguardo alla marginalità, alla mercificazione e alla raffigurazione per stereotipi dei ruoli femminili sono molto frequenti: nonostante questo sia in parte vero, agli AVN Awards di quest’anno tra i quindici candidati al premio per il miglior regista cinque erano donne. Agli Oscar 2016 le donne nominate nella stessa categoria sono zero. La prima e ultima donna a vincere l’Oscar come miglior regista fu Kathryn Bigelow per The Hurt Locker, nel 2010: da allora non ci sono più state nemmeno candidature per registe donne.

La giornalista Gabriella Paiella è stata alla cerimonia degli AVN Awards e ha intervistato per il Guardian alcune affermate registe di film porno. Tasha Reign, un’attrice e ora regista di film porno laureata in gender studies alla UCLA di Los Angeles, le ha detto di trovare “disgustoso” il fatto che non ci fossero donne candidate all’Oscar per la miglior regia, e le ha spiegato che il mondo del porno è molto più inclusivo rispetto a quello del cinema tradizionale. «L’industria del porno è al 100 per cento più avanti rispetto a qualsiasi altro settore, quando si parla di donne al potere. Ovviamente ci sono eccezioni alla regola, ma ci sono così tante donne che hanno il controllo creativo sul proprio destino nel porno, che si tratti di recitare o di possedere un proprio sito. Questo potere però viene tolto loro dal modo in cui le tratta la società. È una situazione molto complessa». Reign dice che il problema principale è che spesso alle attrici di film porno non vengono concessi alcuni diritti fondamentali: è difficile entrare in altri settori lavorativi dopo essere stati nel porno, o anche solo ottenere un prestito dalla banca. Un altro grosso problema è legato alle denunce di violenze sessuali, che a volte vengono considerate meno credibili se arrivano da un’attrice porno: una cosa di questo tipo è successa pochi mesi fa nel caso delle denunce rivolte al famosissimo attore pornografico James Deen.

Nell’industria pornografica, per le attrici è piuttosto semplice diventare registe: in parte dipende dall’importanza che viene riconosciuta alle donne nel settore, e in parte per i rischi economici relativamente bassi collegati alle produzioni dei film. Capita spesso che i registi uomini facciano da mentori alle attrici che vogliono provare a dirigere un loro film. Una delle prime registe di porno fu Candida Royalle, popolare attrice di film porno negli anni Settanta. Royalle, che già all’epoca era impegnata per i diritti delle donne, ha spiegato che da attrice aveva l’impressione che sempre più donne fossero interessate ai film erotici ma che non ci fosse realmente qualcosa che potessero davvero apprezzare, per la forte connotazione maschile delle produzioni. Capì che era arrivato il momento di fare dei porno pensati anche per un pubblico femminile, e nel 1984 fondò la casa di produzione Femme Productions. Royalle ha raccontato che all’inizio non fu facile convincere i finanziatori che il mercato femminile potesse essere redditizio: «Era quasi come dire: “voglio fare del porno per marziani”». Ma i film di Royalle ebbero successo, perché a differenza della maggior parte delle produzioni viste fino ad allora avevano trame più credibili. Royalle è stata spesso definita una “pornografa femminista”, ma lei ha detto di non amare questa formula: «Ero una femminista e sono una femminista. Sono molto a mio agio con quella parte. Quello che non mi piace è che sono legata all’etichetta di “pornografa”».

Lynn Comella, docente di studi di genere e sulla sessualità alla University of Nevada, sostiene che le donne stiano cambiando dall’interno l’industria pornografica. Quello delle donne registe però non è un fenomeno recente: Chauntelle Tibbals, una sociologa che si è occupata dell’industria pornografica, dice che le donne hanno lavorato nella produzione di film erotici fin dagli anni Settanta. Lo sappiamo meno perché quello del porno è un mondo molto isolato, e fin dall’inizio ha avuto la tendenza a scegliere per i ruoli produttivi persone già del settore.

Bree Mills è una regista che ha fondato Girlsway, una casa di produzione di film pornografici con sole attrici donne, e che era candidata per il miglior film e la migliore sceneggiatura agli AVN Awards del 2015. Mills ha spiegato a Paiella che il mondo del porno è ancora oggi rivolto principalmente a un pubblico maschile, nonostante, come hanno mostrato i dati diffusi da Pornhub, il principale sito di porno in streaming al mondo, nel 2015 il 24 per cento degli utenti sono state donne. Mills dice che cerca di fare film interessanti, «che abbiano diversi livelli, che ci facciano divertire nel girarli, e dove il sesso è molto sincero. Ci concentriamo di più sull’aspetto emozionale del sesso, che tende ad attrarre un pubblico più ampio che cerca qualcos’altro rispetto alle donne tutte truccate e che riescano a fare certe posizioni ma alle quali chiaramente non piace quello che stanno facendo». Secondo Mills quando le attrici lavorano con registe donne hanno più fiducia e si sentono più sicure, e «si può andare un po’ oltre». Ha raccontato che un’attrice con la quale ha girato un film, Adriana Chechik, le ha confessato che in tutti i suoi precedenti lavori aveva avuto l’impressione che tutto quello che la gente volesse fosse il suo corpo, ma che lavorando con lei le era sembrato che quello che volesse fosse il suo personaggio. Mills sostiene che ci sia un grande fraintendimento del ruolo delle donne nel porno: non sono tutte donne in cerca di soldi, o tossicodipendenti, anzi. «Alcune delle persone più incredibili e intelligenti che ho conosciuto nella mia vita», dice, «vengono da questo settore».

Alcune registe di film porno hanno scelto di trasporre in maniera evidente e dichiarata le proprie idee femministe nei film che girano: è il caso della regista e produttrice svedese Erika Lust. Nei suoi film le attrici spesso hanno i peli sul pube e i tatuaggi, e non rispondono ai tradizionali canoni estetici delle pornoattrici. L’idea di Lust è fare film scritti, girati e prodotti da donne, e che mostrino donne che davvero apprezzino il sesso. «Si tratta di creare una narrazione che racconti la storia di uno, due, tre adulti consenzienti, che danno e ricevono piacere in modo sessualmente paritario, dando importanza ai dettagli – come le espressioni facciali, le mani, le posizioni del corpo – e non solo ai genitali: se qualcuno sta avendo un orgasmo, voglio vedere come reagisce tutto il corpo». Ma secondo un’altra regista, Jessica Drake, è sbagliato anche stereotipare il genere preferito delle registe donne: ci sono donne che amano il porno più soft e sentimentale e quelle che invece preferiscono girare scene più intense.

C’è ancora tuttavia molta discriminazione nel modo in cui le donne che lavorano nel porno sono percepite dal pubblico, soprattutto le attrici. Bree Olson, un’attrice porno, l’anno scorso scrisse una lettera aperta spiegando queste difficoltà: «Quando fai porno, diventi automaticamente una parte segregata della società. (…) Non è il porno che non va, è il modo in cui le persone ti tratteranno per il resto della tua vita. Le persone sono davvero strane, perfino io mi sento in colpa a volte per pensare che ci deve essere qualcosa che non va in una donna se ha fatto del cinema porno. Se invece siete attori uomini, non preoccupatevi: tutti vi daranno il cinque e penseranno semplicemente che avete il cazzo grosso e un sacco di resistenza».

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