Padre Pio per atei

Padre Pio per atei

di Davide Maria De Luca – @DM_Deluca

Chi era il Santo più popolare d'Italia, esposto in questi giorni a Roma, e perché la sua figura è così controversa anche tra i cattolici

Padre Pio per atei

In questi giorni decine di migliaia di persone sono andate a Roma per osservare la salma di San Pio da Petrelcina, che sarà esposta a San Pietro fino all’11 febbraio nel corso del Giubileo straordinario indetto da Papa Francesco. San Pio, più conosciuto come Padre Pio, è il santo più popolare d’Italia e uno dei più venerati al mondo. Secondo un sondaggio realizzato da Famiglia Cristiana, quando gli italiani “invocano” un santo una volta su tre invocano San Pio. Ma nonostante la straordinaria popolarità, la santità di Padre Pio è un tema controverso persino tra gli stessi cattolici.

Padre Pio nacque col nome di Francesco Forgione nel 1887. Entrò in seminario a 16 anni e dopo essere diventato frate cappuccino – cioè di ispirazione francescana, semplificando molto – si guadagnò una notevole fama di guaritore. Finché era in vita, San Pio fu quasi sempre guardato con sospetto dalle gerarchie vaticane e per lungo tempo venne considerato una specie di impostore. Ma al momento della sua morte, avvenuta il 23 settembre 1968 nel convento di San Giovanni Rotondo dal quale non si era quasi mai allontanato, Padre Pio era il sacerdote più popolare d’Italia e l’unico azionista del più grande ospedale del sud Italia. Nel frattempo era anche passato indenne attraverso accuse di rapporti intimi con alcune sue collaboratrici e di frode, e attraverso sospetti di aver avuto a che fare con uomini d’affari parecchio controversi.

Per i suoi molti sostenitori, Padre Pio fu sempre perseguitato ingiustamente. Il suo processo di canonizzazione è proseguito lentamente e soltanto nel 2002 papa Giovanni Paolo II, già gravemente malato, lo proclamò santo. Oggi i dubbi su San Pio sembrano in gran parte dimenticati dall’opinione pubblica cattolica. Eppure pochi anni fa un libro che divenne in breve tempo un caso letterario riaprì il dibattito su San Pio. Nel 2007 Sergio Luzzatto, professore di storia moderna all’università di Torino, pubblicò il libro “Padre Pio. Miracoli e politica nell’Italia del Novecento. La verità sul frate delle stimmate” in cui erano contenuti nuovi indizi che sembravano corroborare la tesi della frode.

Le accuse
Luzzatto è stato il primo storico ad avere pieno accesso ai documenti che la Chiesa raccolse negli anni su Padre Pio. Nella sua ricerca Luzzatto trovò un foglietto scritto da Padre Pio in cui lui chiedeva a una sua amica di procurargli in segreto “due o trecento grammi di acido fenico”, una sostanza in grado di tenere aperte le ferite come quelle che padre Pio aveva quasi sempre sui palmi delle mani: le cosiddette “stimmate” – cioè fondamentalmente dei buchi nelle mani identici a quelli che secondo i Vangeli Gesù Cristo subì sulla croce, e che fra i cattolici si associano comunemente alla santità – che insieme al suo carisma e alla sua fama di guaritore gli avevano procurato un seguito immenso.

All’epoca, come succede ancora oggi, la Chiesa Cattolica era molto prudente nel riconoscere accadimenti miracolosi, che se smentiti o smascherati come frodi rischiavano di esporla alle critiche e accuse di complicità. Il Vaticano inviò ispettori e condusse indagini diverse volte nel corso della vita di Padre Pio. E spesso i risultati furono poco favorevoli al frate di San Giovanni Rotondo.

Che Padre Pio trafficasse con acidi e sostanze chimiche, il Sant’Uffizio (l’organo della chiesa allora incaricato di indagare sui fenomeni ritenuti soprannaturali) lo sapeva fin dagli anni Venti. Due testimoni, interrogati dal vescovo di Manfredonia, uno dei più irriducibili critici di Padre Pio, riferirono che in passato Padre Pio aveva fatto richiesta di simili sostanze, spesso chiedendo esplicitamente che la loro consegna fosse nascosta ai confratelli che abitavano con lui. Questi indizi emersero durante le prime indagini che furono ordinate dalla gerarchia vaticana non appena Padre Pio iniziò a diventare famoso come guaritore, negli ultimi anni della Prima guerra mondiale; un periodo in cui a causa della guerra e dell’epidemia di influenza spagnola la fede cattolica aveva avuto un’improvvisa rinascita.

Alcune ispezioni compiute nel 1920 furono particolarmente severe: Padre Pio venne interrogato più volte dagli inviati del Sant’Uffizio proprio a proposito dell’acido fenico. Pio spiegò che aveva ordinato le sostanze chimiche per disinfettare alcune siringhe e per fare scherzi agli altri frati. Una delle sostanze che aveva ordinato poteva in effetti causare degli starnuti, e come hanno fatto notare alcuni critici del libro di Luzzatto un altro frate del convento di San Giovanni Rotondo raccontò agli inquisitori che una volta Padre Pio aveva usato la sostanza proprio per quello scopo. Ma le spiegazioni non convinsero gli inquisitori inviati da Roma e papa Pio XI ordinò che il frate venisse sospeso dal servizio.

La sospensione fu ritirata nel 1933 e quando nel 1939 diventò papa Pio XII, il culto di Padre Pio venne per la prima volta apprezzato e incoraggiato dal Vaticano. Negli anni del fascismo la sua fama crebbe ulteriormente. Maria José di Savoia, moglie dell’erede al trono Umberto, si fece fotografare con lui nel 1938, e in quegli anni Padre Pio fu visitato da molti altri personaggi importanti come re e gerarchi fascisti. I rapporti di Padre Pio con il fascismo sono un altro punto controverso della sua carriera. Secondo i suoi sostenitori, non fu mai un “complice” più di quanto lo fosse il resto della Chiesa, e in alcune occasioni fu critico verso il regime. Secondo altri, pur non essendo un vero fascista, strinse accordi soprattutto con i dirigenti del partito fascista locale. Di certo c’è che le prime due biografie sul frate vennero stampate dalla casa editrice ufficiale del partito fascista.

Dopo la guerra, Padre Pio iniziò la costruzione della Casa sollievo della sofferenza, quello che nel giro di pochi anni sarebbe diventato l’ospedale più grande di tutto il sud Italia: ne era l’unico azionista e per dispensa papale unico proprietario della struttura e delle migliaia di donazioni che riceveva. L’ospedale e le fortune di Padre Pio finirono coinvolte in casi di truffa e altre operazioni poco trasparenti, ma Padre Pio in persona non fu accusato di essere corrotto, e nonostante fosse un uomo molto ricco continuò a vivere nella cella del convento di San Giovanni Rotondo, circondato dalla cerchia di fedeli che lo seguiva oramai da decenni.

Proprio alcuni di questi fedeli, un gruppo di quattro donne che erano tra i suoi più stretti collaboratori, divennero la causa di un altro scandalo fra gli anni Cinquanta e Sessanta. Padre Pio venne registrato di nascosto mentre parlava con alcune di loro e dalla registrazione sembrò che scambiasse con loro delle effusioni sessuali. Il caso fu riferito a papa Giovanni XXIII, che aveva già sentito diverse critiche nei confronti del sacerdote e che da sempre era scettico sulla sua figura. Il papa definì Padre Pio “un idolo di stoppa” e in un appunto preso nel 1960 scrisse che i dubbi attorno alla sua figura facevano pensare a «un vastissimo disastro di anime, diabolicamente preparato, a discredito della S. Chiesa nel mondo, e qui in Italia specialmente». Il caso specifico, però, si sgonfiò presto. I difensori di Padre Pio spiegarono che quei suoni non erano altro che il rumore di un energico baciamano da parte delle fedeli. Il sacerdote, dissero, aveva oramai 75 anni e difficilmente si sarebbe potuto impegnare in “altre attività”. Giovanni XXIII continuò a restare scettico nei confronti del frate, ma non portò avanti altre punizioni o indagini nei suoi confronti. Il suo successore, Paolo VI, gli fu invece molto più favorevole, mentre Giovanni Paolo I, diventato papa dieci anni dopo la morte del frate, fu in qualche misura più freddo nei confronti del suo culto.

In altre parole, le fortune di Padre Pio in Vaticano sembravano seguire l’inclinazione dei papi. Quelli più aperti e modernisti considerarono quasi sempre il frate come una specie di “idolo”, nel migliore dei casi, o come un truffatore, nel peggiore. I papi più legati alla religione popolare e carismatica videro in lui e nel suo culto un modo per diffondere il messaggio della Chiesa. Padre Pio morì di morte naturale il 23 settembre 1968: aveva 81 anni.

L’atteggiamento di Papa Francesco è ancora abbastanza ambiguo ma tendenzialmente positivo, come scrivono gli stessi giornalisti che si occupano di cose vaticane. Francesco appartiene ai Gesuiti, un ordine della chiesa cattolica in genere considerato piuttosto “cerebrale” e ostile ai fenomeni popolari e carismatici. Prima della canonizzazione nel 2002, Francesco conosceva poco la figura di Padre Pio. Quando ritornò in Argentina, dove era arcivescovo di Buenos Aires, scoprì la diffusione del culto di Padre Pio nella sua città e mandò a Roma due inviati ad indagare sulla storia del frate. Dai racconti dei testimoni, raccolti nel libro “Il segno di padre Pio” del vaticanista di Panorama Ignazio Ingrao, sembra che Francesco fosse interessato in particolare agli aspetti tecnici e amministrativi del culto. Francesco invitò in Argentina i capi dei gruppi di preghiera dedicati a Padre Pio: uno di loro ricorda che «la prima cosa che ci chiese era la forma giuridica dei gruppi di preghiera». Francesco si informò anche sullo scopo di questi gruppi e sulle loro finanze.

Poi, fino alla sua elezione al papato, non si ricordano altri segni pubblici della sua opinione su Padre Pio. Ma quando è arrivato in Italia, dove la popolarità di San Pio non ha rivali tra i santi, il suo atteggiamento è cambiato. Ha incontrato i gruppi di preghiera legati al santo, ne ha benedetto le statue. Come hanno scritto gli esperti, ha trasformato il frate considerato un potenziale scandalo da diversi suoi predecessori in un simbolo da utilizzare durante il Giubileo straordinario.

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