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C’è un caso di Zika trasmesso per via sessuale negli Stati Uniti

Una persona che era stata di recente in Venezuela ha contagiato il suo partner: questo aggiunge nuove preoccupazioni sulla diffusione del virus

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Un test per rilevare la presenza del virus Zika nel sangue di una persona (AP Photo/Moises Castillo)

Le autorità sanitarie di Dallas, Texas, hanno segnalato un caso di virus Zika trasmesso sessualmente negli Stati Uniti, aggiungendo nuovi elementi di preoccupazione sulla rapida diffusione del virus nelle Americhe che dà sintomi blandi (febbre, sfoghi cutanei), ma che è sospettato di essere la causa di centinaia – forse migliaia – di casi di malformazioni nei neonati. La via primaria di trasmissione del virus è attraverso le zanzare del genere Aedes, come avviene per altre malattie come la febbre gialla e la dengue, mentre la probabilità di contagio per via sessuale era ritenuta finora molto bassa e ancora da chiarire. Ulteriori approfondimenti sul caso del Texas potrebbero portare a una revisione dei consigli e delle linee guida fornite dalle autorità sanitarie per contrastare la diffusione del virus.

Contagio per via sessuale
Il caso di Dallas è stato seguito da settimane e ha richiesto diversi accertamenti prima di essere confermata la trasmissione della malattia per via sessuale. Per motivi di privacy non sono state fornite informazioni molto dettagliate sulle persone coinvolte: si sa che una delle due era stata contagiata durante un viaggio in Venezuela, con ogni probabilità in seguito al morso di una zanzara che in precedenza aveva morsicato qualcun altro già infetto. Tornata dal Venezuela, la persona ha avuto un rapporto sessuale non protetto con il proprio partner, che qualche giorno dopo ha iniziato ad avere sintomi simili a quelli dell’influenza stagionale.

Il direttore sanitario della contea di Dallas, Christopher Perkins, ha detto che la persona contagiata si è fatta visitare dal proprio medico di base, che le ha consigliato di eseguire i test per lo Zika, quando ha scoperto che questa aveva avuto un rapporto sessuale con una persona che era stata di recente in Venezuela, dove il virus è piuttosto diffuso come in diversi altri paesi del Sudamerica a partire dal Brasile. In questo periodo dell’anno a Dallas fa ancora freddo e non ci sono quindi molte colonie di zanzare attive, ha pensato il medico, concludendo che fosse improbabile un contagio a causa dell’insetto.

In seguito sono stati raccolti campioni di sangue dalle due persone coinvolte e sono stati inviati ai ricercatori dei Centri per la prevenzione e il controllo delle malattie (CDC), l’ente della sanità pubblica statunitense che tra le altre cose si occupa di tenere sotto controllo contagi ed epidemie coordinando il lavoro delle autorità sanitarie. I CDC hanno escluso la possibilità che si trattasse di altri virus e hanno infine confermato la diagnosi di malattia di Zika per entrambi i pazienti. Per ulteriore precauzione, sono stati controllati alcuni nidi di zanzare nei pressi della loro abitazione, senza trovare tracce di insetti portatori del virus.

Precauzioni
I CDC consigliano quindi di utilizzare preservativi nel caso in cui uno dei partner abbia viaggiato di recente nei paesi in cui è molto diffuso lo Zika, ma per ora non ci sono linee guida molto precise su come procedere, anche perché molti dettagli su come funziona e si diffonde il virus non sono ancora noti. I ricercatori sanno da tempo che lo Zika si può trasmettere sessualmente, ma ci sono molte cose da chiarire, per esempio per quanto tempo una persona è contagiosa dopo averlo contratto e se lo sia anche prima di manifestare i sintomi. Come diverse altre autorità sanitarie in giro per il mondo, i CDC consigliano alle donne incinte di evitare i paesi in cui lo Zika è molto conosciuto, perché si sospetta possa causare la microcefalia nei feti: una malattia che causa uno sviluppo anormale del cranio, con dimensioni sotto la media, spesso con conseguenze sulla crescita del cervello e le sue capacità. Viene anche consigliato di non entrare in contatto con il liquido seminale di persone che potrebbero essere infette, proprio per evitare che il virus possa contagiare la futura madre e il suo feto.

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Il virus Zika e la trasmissione per via sessuale
I ricercatori hanno iniziato a sospettare che lo Zika si potesse trasmettere anche per via sessuale circa una decina di anni fa, mentre nel 2008 furono trovati i primi indizi consistenti a conferma di questa ipotesi. All’epoca uno scienziato statunitense che era stato in Senegal fu sospettato di avere trasmesso il virus a sua moglie: dopo il suo ritorno in Colorado, ebbe un rapporto con lei e nei giorni seguenti sviluppò i classici sintomi dello Zika, che si manifestarono anche nella sua compagna, che non si era più recata all’estero da almeno un anno. I test del sangue confermarono l’infezione da Zika, ma non furono eseguiti test sul liquido seminale del ricercatore per rilevare la presenza del virus. Il fatto che i quattro figli della coppia non si ammalarono portò a escludere che lo Zika si potesse trasmettere anche per via aerea o tramite la saliva. Osservazioni sul campo nel 2013 nella Polinesia francese portarono altri ricercatori a ipotizzare una trasmissione per via sessuale del virus.

Le ricerche sullo Zika
Il caso di Dallas dimostra che ci sono ancora molti dettagli sconosciuti sullo Zika e sul modo in cui si trasmette. La via principale di contagio resta quella tramite le zanzare, ma per contrastare la sua diffusione è necessario capire come e in che tempi riesce a diffondersi sessualmente, via che potrebbe portare a una sua diffusione più rapida nei paesi in cui la zanzara Aedes è meno diffusa. L’alto numero di contagi, e soprattutto i sospetti circa le malformazioni, hanno portato l’Organizzazione Mondiale della Sanità a dichiarare lo Zika “un’emergenza sanitaria di rilievo globale”, ma è bene ricordare che a oggi non è noto un solo caso in cui il virus abbia causato la morte di una persona contagiata e che nel complesso la malattia non dà sintomi gravi, che tendono a sparire al massimo entro una settimana.

Come per molti altri virus, compresi quelli che causano l’influenza, per lo Zika non c’è cura, ma ci sono trattamenti per tenerne sotto controllo i sintomi mentre il sistema immunitario impara a contrastare l’infezione impedendo al virus di continuare a replicarsi nelle cellule. Negli Stati Uniti sono in corso ricerche per sviluppare vaccini contro lo Zika. Uno di questi è basato sul vaccino (in fase di studio) per il virus del Nilo occidentale, che potrebbe essere riadattato contro lo Zika in tempi rapidi, tali da consentire l’avvio dei primi test clinici forse entro fine anno. La dichiarazione dell’emergenza potrebbe accelerare ulteriormente le attività di ricerca per la produzione di un vaccino.

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