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L’attentato dell’ISIS nel sud di Damasco

Tre attacchi suicidi hanno colpito una zona vicino a un'importante moschea sciita della capitale siriana: ci sono almeno 60 morti

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La zona dell'attentato, nel sud di Damasco (LOUAI BESHARA/AFP/Getty Images)

I media di stato siriani hanno detto che almeno 60 persone sono rimaste uccise in tre attentati vicino alla moschea sciita di Sayyida Zeinab, nel sud di Damasco, la capitale della Siria. Gli attentati – un’autobomba e due attentati suicidi – sono stati rivendicati dallo Stato Islamico (o ISIS), che nella guerra siriana combatte tra gli altri anche contro il regime siriano di Bashar al Assad. La televisione di stato siriana ha mostrato le immagini di edifici in fiamme e macchine distrutte nelle zone delle esplosioni.

La zona della moschea di Sayyida Zeinab era già stata attaccata in passato, l’ultima volta nel febbraio del 2015: in particolare era stata obiettivo di scontri molto duri nei primi anni della guerra siriana, iniziata nel 2011, ma poi era stata messa in sicurezza dall’esercito siriano e dalle milizie sciite di Hezbollah, il gruppo libanese alleato ad Assad. La moschea contiene anche la tomba della figlia di Abi ibn Abi Talib, il cugino del profeta Maometto, e nonostante la guerra è rimasta una meta di pellegrinaggio per molti sciiti, scrive BBC. Quella di attaccare i luoghi di culto di altre comunità religiose è una tattica usata dall’ISIS sin da quando l’organizzazione era conosciuta come Al Qaida in Iraq (AQI). Lo scopo di questi attacchi è suscitare o inasprire un conflitto etnico religioso, in modo da alimentare il clima di sospetto e il caos che permettono all’ISIS di riempire i suoi ranghi di nuove reclute.

L’attacco è arrivato mentre a Ginevra è in corsa una conferenza di pace sulla Siria organizzata dall’ONU. La conferenza ha avuto un inizio piuttosto complicato: gran parte dell’opposizione al regime siriano, riunita nel cosiddetto “High Negotiation Committee” (HNC), si è rifiutata di partecipare e soltanto negli ultimi giorni ha deciso di inviare una delegazione a Ginevra. I suoi rappresentanti, però, hanno detto che non ci sarà alcun negoziato finché non verranno soddisfatte alcune richieste, come la fine dei bombardamenti sui civili da parte del regime siriano e la fine degli assedi mantenuti dai soldati siriani in diverse città controllate dai ribelli (per esempio Madaya, dove da settimane la popolazione locale sta morendo di fame perché non ha più accesso a rifornimenti di cibo).

 

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