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“Steve Jobs”, la storia vera

Cosa c'è di vero e cosa di inventato nel film scritto da Aaron Sorkin sulla vita del cofondatore di Apple, nei cinema in questi giorni

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Steve Jobs è il nuovo film scritto da Aaron Sorkin e ispirato alla vita del cofondatore di Apple, così come è raccontata nella biografia autorizzata di Walter Isaacson pubblicata nel 2011, poco dopo la morte di Jobs. Come in un’opera teatrale, è diviso in tre atti nei quali sono mostrati gli ultimi minuti di preparazione prima della presentazione del Macintosh, del primo computer NeXT e dell’iMac, avvenute tra il 1984 e il 1998. Steve Jobs, interpretato da Michael Fassbender, parla (e litiga molto) con alcuni dei suoi collaboratori più stretti e con la sua ex compagna, con dialoghi molto veloci e serrati tipici delle sceneggiature scritte da Sorkin.

Il film, che negli Stati Uniti è uscito lo scorso ottobre, ha ricevuto critiche positive per come è costruito nel complesso, ma è stato molto criticato soprattutto da chi conosceva Steve Jobs, per come è stato rappresentato il personaggio e il suo modo di fare con amici, colleghi e parenti. Come ha ammesso lo stesso Sorkin, i dialoghi in Steve Jobs sono inventati e le interazioni tra i personaggi sono di fantasia, seppure ispirate a fatti accaduti realmente in altre circostanze (Jobs non incontrò mai le stesse identiche persone nella preparazione delle tre presentazioni, ma si confrontò comunque con loro sui temi toccati dal film). Per il suo ruolo da protagonista, Fassbender è stato candidato agli Oscar di quest’anno, così come Kate Winslet per il suo ruolo da attrice non protagonista.

Abbiamo messo insieme le cose che andarono diversamente nella realtà rispetto a come sono raccontate nel film: da qui in poi ci sono un sacco di spoiler, avvisati.

Mac (1984)
Il primo atto è ambientato nei circa 40 minuti prima dell’evento organizzato da Apple nel 1984 per presentare il Macintosh, un nuovo modello di computer dalla storia molto travagliata, ma destinato a diventare uno dei prodotti più conosciuti – e mitizzati – mai prodotti dall’azienda statunitense. Steve Jobs sta facendo le ultime verifiche prima della presentazione e scopre che il Mac non potrà dire “hello” (“ciao”) dopo l’accensione a causa di un problema tecnico. Jobs vuole a tutti i costi che il colpo di teatro funzioni e ha un duro confronto con Andy Hertzfeld (Michael Stuhlbarg), l’informatico tra i più importanti membri del gruppo di sviluppo del nuovo computer. Jobs non vuole sentire ragioni e fa enormi pressioni su Hertzfeld per ottenere ciò che sembra impossibile.

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Il Mac in effetti sorprese tutti avviandosi salutando il pubblico, ma non accadde nulla di quello raccontato nel film nei minuti prima della presentazione: il sistema era già stato testato più volte ed era stato programmato senza particolari intoppi dell’ultimo minuto. Anche se di fantasia, la circostanza aiuta comunque a capire rapidamente che tipo sia Jobs e come funzioni il suo “campo di distorsione della realtà”, definizione che diede un altro membro del team del Mac a inizio anni Ottanta quando spiegò che Steve Jobs aveva la capacità di far credere che tutto fosse possibile (e di autoconvincersi di conseguenza).

I rapporti difficili e i conflitti tra Jobs e Chrisann Brennan, la compagna con cui il cofondatore di Apple ebbe la prima figlia Lisa, sono mostrati efficacemente nel film, anche se quel tipo di confronti non si verificarono mai nei minuti prima delle presentazioni organizzate da Apple. All’epoca un test del DNA aveva confermato che Jobs era il padre, ma ci sarebbero voluti anni prima che avvenisse il riconoscimento. Nel film, Jobs decide di dare più denaro a Brennan per il mantenimento di Lisa dopo averla vista usare con facilità il suo Mac in camerino per fare un disegno astratto. In realtà si tratta di un episodio di pura finzione: Jobs versava già mensilmente del denaro a Brennan in seguito a un accordo legale raggiunto tra i due.

Nel film, Jobs nega di avere chiamato uno dei primi computer Apple “LISA” in onore della figlia, da poco nata, dicendo che il nome indicava semplicemente l’acronimo “Local Integrated Software Architecture”, in seguito ammette di avere scelto quel nome per ricordare quello di Lisa. Andò più o meno così anche nella realtà: Jobs inizialmente sostenne la storia dell’acronimo, nel timore che la verità contrastasse troppo con il fatto di non avere riconosciuto la figlia, solo molti anni dopo ammise la verità.

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Jobs nel film se la prende anche con la rivista statunitense TIME in cui si parla di lui, ma senza nominarlo come “persona dell’anno” in copertina come avrebbe sperato. In effetti all’epoca il settimanale preferì mettere nella sua prima pagina un generico computer, non ritenendo opportuno metterci Jobs per via della sua storia personale complicata e delle notizie che circolavano circa i rapporti con i suoi dipendenti, molto duri e difficili da renderli d’esempio.

Joanna Hoffman (Kate Winslet) scopre per caso, e con sua grande sorpresa, che il Mac ha un involucro senza viti convenzionali e che richiede particolari strumenti per essere aperto. Naturalmente questo dettaglio era noto da tempo a tutto il gruppo di sviluppo del prodotto e quindi alla stessa Hoffman, responsabile del marketing di Apple. L’espediente serve per rendere il pubblico familiare con una delle fissazioni di Jobs: hardware e software studiati insieme e possibilità quasi inesistenti per gli utenti di cambiarli, personalizzandoli in modi non previsti.

Mike Markkula (Dermot Mulroney), il primo investitore di Apple, nel film annuncia dal palco il famoso spot “1984” girato da Ridley Scott e ispirato al Grande Fratello, il personaggio immaginario del romanzo 1984 di George Orwell. In realtà quello spot, ancora oggi molto celebrato, fu introdotto dallo stesso Jobs, ma nella finzione Sorkin ha preferito fare uno scambio per rendere meglio l’idea degli ultimi istanti dietro le quinte prima dell’inizio di un evento Apple.

Prima dell’evento Jobs si incontra anche con Steve Wozniak (Seth Rogen), con il quale aveva fondato Apple, e riceve la richiesta di citare sul palco il gruppo di lavoro Apple II di cui fa parte, che fino ad allora ha permesso all’azienda di produrre ricavi e di sostenere il costoso piano di sviluppo del Mac: Jobs si rifiuta di farlo e maltratta Wozniak. In effetti i due ebbero un duro confronto circa le priorità dell’azienda, ma in un’altra occasione e certo non pochi minuti prima del lancio del Mac. Commentando il film, il vero Wozniak ha detto che gli scambi mostrati nel film non sono mai esistiti, ma che comunque servono a dare un’idea del rapporto che aveva con Jobs. Wozniak ha ricevuto circa 200mila dollari per la sua consulenza nella fase di produzione del film.

NeXT (1988)
Il secondo atto è ambientato nel 1988, questa volta a meno di un’ora dalla presentazione del primo computer di NeXT, la nuova società fondata da Steve Jobs dopo avere lasciato Apple in seguito agli insuccessi finanziari legati al Macintosh, che nel 1985 aveva spinto John Sculley – il CEO dell’azienda – a ridurre gli incarichi di Jobs e a grandi contrasti con il consiglio di amministrazione. Nel film, Jobs fa intendere a Hoffman di avere creato NeXT con il solo scopo di farla acquisire un giorno da Apple, sfruttando il fatto di avere un sistema operativo di cui i suoi computer hanno bisogno per tornare a essere competitivi. In realtà nei primi anni di NeXT, Jobs era dedicato interamente alla sua nuova azienda e pensava di espanderla soprattutto in ambito accademico. Non c’era un piano diabolico per tornare in Apple, cosa che comunque poi avvenne quando l’azienda lo richiamò acquisendo NeXT.

L’uscita di Jobs da Apple e i suoi rapporti con Sculley sono tema di discussione tra fan e giornalisti della Silicon Valley da decenni: secondo alcuni fu Jobs a mettersi da solo in una posizione indifendibile quando insistette oltre misura con il Mac, causando gravi danni economici ad Apple; secondo altri fu Sculley la vera causa dell’allontanamento, incapace di capire lo spirito dell’azienda, preoccupandosi più degli azionisti che delle intuizioni del suo cofondatore. Nel film Sculley (Jeff Daniels) è sostanzialmente una vittima della situazione e non si arrende all’idea di essere considerato “quello che ha fatto cacciare Jobs dalla società che aveva creato”. I dialoghi tra Jobs e Sculley sono pura fantasia e i due dopo il 1985 non si rivolsero praticamente più la parola. Sculley tornò molto raramente sull’argomento con la stampa, che solo in seguito riconobbe le sue qualità di dirigente e il pregio di avere bene amministrato Apple tra la fine degli anni Ottanta e i primi Novanta.

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Jobs confida anche a Hoffman di essere stato appena denunciato da Apple, proprio a ridosso della sua importante presentazione. Anche in questo caso Sorkin si è preso qualche licenza: Apple fece in effetti causa a Jobs, ma nel 1985 dopo il suo allontanamento quando portò con sé altri cinque dipendenti dell’azienda, senza rispettare i loro contratti. La causa fu comunque risolta nel 1986, quindi ben due anni prima della presentazione del nuovo computer NeXT.

iMac (1998)
L’ultimo atto di Steve Jobs è ambientato nel 1998, a più di un anno dal ritorno di Jobs in Apple come consulente dopo l’acquisizione di NeXT. Questa volta il prodotto che sta per essere presentato è l’iMac, un computer “tutto in uno” che in un certo senso può essere considerato l’erede del Macintosh presentato 14 anni prima. Hoffman dice a Jobs “hai vinto”, facendo riferimento alle previsioni di vendita dell’iMac che consentiranno ad Apple di prosperare e di rendere il suo cofondatore un miliardario. In realtà l’iMac fu solo il primo passo della ripresa di Apple, che continuò a essere in perdita per diverso tempo, fino a quando il suo iPod iniziò ad avere un successo di proporzioni inattese e per molti imprevedibili. Jobs, inoltre, divenne multimiliardario solo nel 2006, quando Disney acquistò la casa di produzione cinematografica Pixar, acquisita per 10 milioni di dollari da Jobs nel 1986 dalla Lucasfilm di George Lucas.

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Una delle scene più forti dell’ultimo atto è il duro confronto pubblico tra Jobs e Wozniak, che avviene nella sala del teatro dove di lì a poco inizierà la presentazione del nuovo iMac. Wozniak, ancora una volta, chiede a Jobs di riconoscere il ruolo del gruppo di lavoro per Apple II nei successi commerciali e tecnici dell’azienda, ma Jobs si rifiuta nuovamente di farlo. Nella realtà non avvenne nulla di simile, anche perché nel 1998 Wozniak non aveva più alcun ruolo operativo in Apple. Inoltre, i due avevano già avuto un litigio molti anni prima che, seppure malamente, aveva chiarito le cose tra loro.

Per comprensibili necessità di creare una trama lineare, il film tralascia completamente una parte consistente della vita di Jobs, dando l’idea che nel 1998 sia ancora non sposato e che abbia come unica figlia Lisa. In realtà, all’epoca Jobs era sposato con Laurene Powell da quasi sette anni e aveva avuto con lei tre figli. Una delle ultime scene del film mostra il momento della definitiva riconciliazione tra Jobs e Lisa, spostandolo molto più avanti di quando avvenne in realtà: tra il 1992 e il 1996, per esempio, Lisa aveva già vissuto per lunghi periodi di tempo con Jobs e Powell.

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