Le fiabe sono più antiche di quanto pensiamo

Uno studio mostra che storie come "La bella e la bestia" o "Raperonzolo" risalgono a epoche che precedono la scrittura e la nascita delle lingue europee

"Cappuccetto Rosso", 1812. (Hulton Archive/Getty Images)

Le fiabe che raccontiamo oggi – comprese quelle dei cartoni animati – sono molto più antiche di quanto fino a oggi si è creduto. Alcune, anche di quelle famosissime, sono narrate da migliaia e migliaia di anni, molto prima che la scrittura potesse tramandarle. Altre risalgono a tempi in cui le lingue che usiamo oggi non si erano ancora formate.

Una ricerca accademica – pubblicata sul Royal Society Open Journal e firmata dall’antropologo Jamshid Tehrani dell’università di Durham, nel Regno Unito, e dalla studiosa di folklore Sara Graça da Silva, dell’Università di Lisbona – ha messo a confronto 275 fiabe provenienti da tutto il mondo e ne ha tracciato gli schemi ricorrenti nelle varie lingue e culture. Scrivono gli autori: «Abbiamo mostrato che queste tradizioni orali probabilmente ebbero origine molto prima della scrittura, e abbiamo provato che una fiaba (“Il fabbro e il diavolo”) può essere rintracciata fino all’Età del Bronzo», che si situa tra il 3500 e il 1200 a.C. Tehrani e da Silva hanno utilizzato il metodo filogenetico, normalmente utilizzato in biologia, hanno cioè seguito il ramificarsi nelle lingue dei vari tipi di fiaba, così come sono elencati e categorizzati nell’indice di Aarne-Thompson-Uther, il sistema di classificazione delle fiabe pubblicato per la prima volta nel 1910 e aggiornato nel 2004.

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A ogni numero è associato uno schema di fiaba dell'indice di Aarne Thompson. Come si nota, nell'indoeuropeo erano già presenti, le fiabe 328 («ragazzo ruba tesoro dell'Orco», cioè Giacomino e il fagiolo magico), 330 («il fabbro e il diavolo», dove si racconta di chi vende la propria anima), 402 («la sposa animale», la Bella e la bestia e altre fiabe sul tema) e 554 («Gli animali  grati», il leone e la spina e varianti).

A ogni numero è associato uno schema di fiaba dell’indice di Aarne Thompson. Come si nota, nell’indoeuropeo erano già presenti le fiabe 328 («ragazzo ruba tesoro dell’Orco», cioè Giacomino e il fagiolo magico), 330 («il fabbro e il diavolo», dove si racconta di chi vende la propria anima), 402 («la sposa animale», la bella e la bestia e altre fiabe sul tema) e 554 («Gli animali grati», il leone e la spina e varianti).

«Riteniamo molto interessante che queste storie siano sopravvissute senza essere state scritte», ha detto Tehrani al Guardian «Sono state raccontate molto prima che esistessero l’inglese, il francese o l’italiano. Probabilmente erano narrate in una lingua indoeuropea oggi estinta». Secondo Teheran e da Silva, una fiaba come Giacomino e il fagiolo magico, presente con mille nomi diversi in ogni regione italiana e in quasi tutti i paesi europei, risalirebbe al momento in cui – circa 5 mila anni fa – le lingue indoeuropee si separarono in proto-indio-iraniane e proto-occidentali. La bella e la bestia e Raperonzolo sarebbero, invece, più giovani di circa un millennio. La fiaba più antica, databile a oltre 6mila anni fa, è quella classificata come The Smith and the devil, Il fabbro e il diavolo – dove il Diavolo in alcune varianti si trasforma nella Morte, e perfino in San Pietro e Gesù – che è all’origine per esempio del Faust di Wolfgang Goethe.

Lo studio rappresenta contemporaneamente una conferma e una confutazione delle teorie dei fratelli Grimm, Jakob e Wilhelm, che all’inizio dell’Ottocento raccolsero le fiabe della tradizione tedesca in Fiabe del focolare (Kinder-und Hausmärchen, 1812-1822) e Saghe germaniche (Deutsche Sagen, 1816-1818), libri considerati fondamentali per l’emergere del movimento romantico per l’enfasi sulla cultura nordica che nel secolo successivo sarebbe stato fatto proprio dal nazionalsocialismo. La studio dimostra – come volevano i Grimm – l’origine orale delle fiabe, e più in generale il fatto che la cultura, anche la nostra, ha radici che affondano in epoche di cui si è persa ogni traccia e ricordo. Ma lo studio confuta anche, una volta per tutte, l’idea che esistano tradizioni nazionali e, quindi, che le culture possano essere recintate nei confini degli Stati o delle lingue. Alcune fiabe dei Grimm, infatti, erano già presenti in Lo cunto de li cunti di Giambattista Basile (1634), nei Racconti di mamma Oca di Charles Perrault (Contes de ma mère l’Oye, 1697), o riprendevano temi e schemi già apparsi nelle Mille e una notte, in Esopo e Fedro, o addirittura nei miti greci e latini. Le fiabe sono gli schemi-base di ogni racconto e precedono ogni storia. Non è un caso che inizino con c’era una volta.

In Italia il lavoro maggiore di raccolta e censimento delle fiabe è quello fatto da Italo Calvino in Fiabe italiane, pubblicato da Einaudi nel 1956, e oggi da Mondadori negli Oscar e nei Meridiani. Per seguire il passaggio dall’oralità alla letteratura, va citato Racconti di orchi, di fate e di streghe che Mario Lavagetto ha curato sempre per la collana dei Meridiani.

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