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Siete tra i più ricchi del mondo?

di Ana Swanson – Washington Post

Qualche approfondimento sui recenti dati sulla ricchezza: se avete una casa siete nel 7% più ricco del mondo, ma se invece state pagando un mutuo siete considerati tra i più poveri

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Rio de Janeiro, Brasile (ANTONIO SCORZA/AFP/GettyImages)

Oggi quasi tutti sanno che la ricchezza mondiale è distribuita in modo sempre più impari. Le ultime statistiche che illustrano questa tendenza, però, lasciano a bocca aperta, indipendentemente da come le si guardi.

Esistono diversi metodi per calcolare le ineguaglianze nella distribuzione della ricchezza (cioè l’insieme dei beni di una persona – come risparmi e proprietà – al netto dei debiti). Secondo i dati di Credit Suisse, per esempio, l’1 per cento della popolazione mondiale possiede più ricchezza del resto del mondo messo insieme. Un recente rapporto di Oxfam – i cui calcoli sono basati sui dati di Credit Suisse – sostiene invece che l’anno scorso 62 persone abbiano accumulato una ricchezza pari a quella della metà più povera del mondo (3,6 miliardi di persone). Queste 62 persone sono senza dubbio molto ricche, ma è anche vero che i più poveri del mondo sono terribilmente poveri.

Per questo motivo, capire chi annoverare tra i più ricchi al mondo – i primi cento, l’1 per cento o il dieci per cento più ricco, e così via – è davvero una questione di punti di vista. Dipende dal nostro metro di paragone: i nostri vicini, gli abitanti della nostra città, o l’intera popolazione mondiale. Se confrontato con il resto del mondo, per esempio, un europeo del ceto medio con qualche risparmio da parte risulterebbe essere in una posizione piuttosto privilegiata. I dati dicono che per rientrare nella metà più ricca del mondo, l’anno scorso un adulto avrebbe dovuto avere un patrimonio netto (meno il debito) di meno di 3 mila euro. Per stare nel dieci per cento più ricco la quota era circa 63.500 euro, che saliva a poco più di 700 mila euro per la fascia più alta. Secondo la Federal Reserve (la banca centrale degli Stati Uniti), nel 2013 una famiglia media americana ha messo insieme un valore netto di circa 75 mila euro.

Per farsi un’idea di questa diseguaglianza, provate a immaginare la distribuzione della ricchezza mondiale come una piramide:

– la base comprende gli adulti con una ricchezza di poco superiore ai 9 mila euro, ovvero la gran parte della popolazione mondiale (il 71 per cento, per l’esattezza), che nel loro insieme detengono solo il 3 per cento della ricchezza, secondo i dati di Credit Suisse;

– La fascia superiore (che va dai 9 mila ai 90 mila euro circa) comprende il 21 per cento della popolazione e detiene il 12,5 per cento della ricchezza;

– Salendo di un altro livello (dai 90 ai 900 mila euro circa: in Italia, per esempio, chiunque abbia una casa di proprietà e non stia pagando un mutuo) si arriva al 7,3 per cento della popolazione mondiale, che possiede il 40 per cento della ricchezza;

– all’apice della piramide, infine, ci sono le persone con una ricchezza superiore ai 900 mila euro: secondo i dati di Credit Suisse si tratta dello 0,7 per cento della popolazione, che però detiene il 45 per cento del patrimonio mondiale.

Negli ultimi anni il divario di diseguaglianza si è ampliato. Secondo Oxfam, la ricchezza delle 62 persone più ricche al mondo è cresciuta di 500 miliardi dal 2010, mentre il patrimonio della metà più povera è rimasto stabile.

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Non tutti però concordano con queste cifre. L’anno scorso i giornalisti Ezra Klein e Felix Salmon hanno criticato i dati di Oxfam: e Salmon li ha definiti “spazzatura”.

Una delle tesi principali dei critici è che i dati di Credit Suisse, nell’analizzare la ricchezza mondiale, hanno sottratto dal quadro generale il concetto di debito. Di conseguenza la fascia più povera della popolazione comprende alcune persone dei paesi sviluppati che hanno una ricchezza “negativa” perché hanno contratto debiti per iscriversi all’università o avviare un’attività, per esempio: studenti di Harvard, imprenditori con grandi progetti o che hanno contratto un mutuo per comprare una villa. Non esattamente persone che definiremmo tra le più sfortunate al mondo. Per i detrattori degli studi, queste persone abbassano ulteriormente il dato sulla ricchezza dei più poveri al mondo e distorcono il quadro sulla diseguaglianza globale. Secondo i numeri rientrerebbero nella fascia delle persone più povere al mondo, ma la loro capacità di ottenere prestiti e contrarre debito rappresenterebbe in realtà un privilegio.

Quanta ricchezza globale rappresentano però davvero queste persone? L’ho chiesto a Tony Shorrock (autore principale del Global Wealth Databook di Credit Suisse) e Deborah Hardoon (autrice del rapporto di Oxfam, basato sull’analisi di Shorrock). Entrambi concordano sul fatto che – benché nella fascia più bassa rientrino persone “ricche” che hanno contratto debiti – il quadro generale non cambi. Secondo i calcoli di Shorrock, la fascia più bassa in termini di distribuzione di ricchezza globale è composta da 2,4 miliardi di adulti, 108,6 milioni dei quali hanno una ricchezza negativa. Il grafico sotto mostra la ricchezza e il debito dei 2,4 miliardi di persone più povere al mondo: la ricchezza negativa (il debito) è in blu, la ricchezza positiva in rosso.

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I paesi ad alto reddito – a sinistra – contraggono molto debito, a differenza dei paesi a medio o basso reddito. L’ammontare del debito dei più poveri al mondo – la colonna blu – è significativo se confrontato con le colonne rosse. Il debito netto dei più poveri ammonta a oltre 778 miliardi di euro, e ne abbassa la quota di ricchezza netta da circa 2,1 mila miliardi di euro a poco meno di 1,4 mila miliardi. Può sembrare molto ma si tratta di briciole, se confrontate con la ricchezza detenuta dalle persone più abbienti al mondo: secondo Shorrock, 778 miliardi di euro rappresentano solo un terzo circa dell’1 per cento della ricchezza netta totale a livello globale.

Al di là delle cifre, il punto fondamentale è che – a causa dell’estrema diseguaglianza in termini di distribuzione a livello globale – la quota di ricchezza detenuta dai più poveri al mondo rappresenta solo un’infima parte della ricchezza mondiale totale. Perciò, anche se non si prende in considerazione il debito dei più poveri al mondo, il quadro complessivo rimane grossomodo lo stesso: secondo Shorrock per pareggiare la ricchezza della metà più povera del pianeta basterebbero le cento persone più ricche al mondo, all’incirca, invece delle 62 calcolate inizialmente da Oxfam. «Includere le persone con ricchezza negativa ha un impatto limitato per il calcolo della diseguaglianza a livello globale, anche se può essere rilevante per alcuni paesi (come Norvegia e Danimarca)», ha scritto Shorrock. Hardoon, autrice del rapporto di Oxfam, è d’accordo: «Anche ignorando il decile più basso (che ovviamente comprende anche molti indigenti in paesi poveri), le nostre conclusioni complessive non cambiano».

I ricercatori di Credit Suisse hanno scritto che lo studio della ricchezza delle famiglie a livello globale sta muovendo ancora i primi passi, e che i loro dati sono incompleti. Sommare la ricchezza di parti diverse della popolazione globale per poi metterle a confronto non è un metodo perfetto. Ma dà un’idea di quanto la distribuzione della ricchezza globale sia davvero distorta.

© The Washington Post 2016

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