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Sono state tolte le sanzioni all’Iran

Quelle legate al programma nucleare iraniano, in vigore dal 2006 e ridiscusse dopo gli accordi di luglio tra Iran, Unione Europea e Stati Uniti

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Mohammad Javad Zarif e Federica Mogherini durante la conferenza stampa a Vienna (JOE KLAMAR/AFP/Getty Images)

Sono state ufficialmente tolte le sanzioni economiche e finanziarie imposte all’Iran negli ultimi nove anni a causa del suo contestato programma nucleare. La revoca è avvenuta dopo che a Vienna la AIEA, l’organizzazione delle Nazioni Unite che si occupa di regolare la produzione di energia nucleare, ha annunciato che l’Iran ha rispettato gli impegni presi lo scorso 14 luglio con la firma dell’accordo sul nucleare con i paesi del cosiddetto “5+1″, cioè i membri del Consiglio di Sicurezza dell’ONU con potere di veto (Regno Unito, Francia, Stati Uniti, Russia e Cina) più la Germania. L’annuncio è stato dato dalla capa della diplomazia europea, Federica Mogherini, e dal ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, durante una conferenza congiunta nella sede della AIEA, e confermato da John Kerry.

La revoca delle sanzioni era attesa per questo fine settimana, anche se fino a sabato mattina non si sapeva il giorno preciso in cui sarebbe stata annunciata la decisione (da diverse ore su Twitter è molto usato l’hashtag ImplementationDay, il giorno dell’implementazione dell’accordo). In un’altra importante notizia di oggi riguardante l’Iran – e probabilmente legata all’implementazione dell’accordo sul nucleare – Jason Rezaian, il giornalista del Washington Post che dal luglio del 2014 si trovava in prigione in Iran, è stato rilasciato insieme ad altre tre persone con doppia cittadinanza iraniana e americana. Un quinto detenuto americano è stato liberato, ha annunciato l’Iran.

Con l’accordo, l’Iran aveva accettato di ridurre sensibilmente le sue capacità in campo nucleare fino al punto che oggi avrebbe bisogno di almeno un anno per ottenere abbastanza materiale radioattivo con cui costruire una bomba atomica. Prima degli accordi il tempo necessario era di qualche mese. In cambio, l’Iran aveva ottenuto un allentamento delle sanzioni che dal 2006 erano state imposte al paese dall’Unione Europea e dagli Stati Uniti. Non saranno invece rimosse le sanzioni che gli Stati Uniti hanno imposto all’Iran per via dell’appoggio che il governo iraniano fornisce a gruppi considerati terroristi dagli americani, come Hamas, Hezbollah e alcuni gruppi paramilitari iraniani.

Con la fine delle sanzioni, in molti si aspettano una crescita dell’economia iraniana, in grossa difficoltà da molti anni. L’Iran potrà aumentare significativamente le sue esportazioni di petrolio e questo porterà probabilmente a un’ulteriore diminuzione dei prezzi del greggio, già oggi molto bassi. Tornerà ad attirare capitali e diverse società europee – tra cui quelle italiane che da mesi si stanno preparando per fare nuovi investimenti – sono già pronte a ricominciare a fare affari in Iran. Le aziende americane invece avranno più difficoltà, sia per le sanzioni ancora in vigore sia per l’ostilità del regime iraniano nei confronti degli Stati Uniti.

L’Economist scrive che la rimozione delle sanzioni è un grosso successo personale per il presidente iraniano Hassan Rouhani, un moderato. Anche il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, ha avuto un ruolo fondamentale nella conclusione dell’accordo sul nucleare e sul successivo percorso di implementazione. Zarif ha seguito tutte le ultime negoziazioni con la capa della diplomazia europea, Federica Mogherini, e il segretario di stato americano, John Kerry. I rapporti personali tra Kerry e Zarif hanno contribuito a un allentamento generale della tensione tra Stati Uniti e Iran, come ha dimostrato la vicenda dei dieci marines statunitensi liberati dall’Iran dopo che erano stati fermati per avere sconfinato in acque iraniane.

L’implementazione dell’accordo sul nucleare – un passo considerato “storico” da molti analisti e giornalisti – non significa però che i rapporti dell’Iran con l’Occidente diventeranno amichevoli nel breve periodo, per almeno due ragioni: anzitutto per la mancanza di una struttura diplomatica che possa fare da intermediazione dei conflitti e delle tensioni (Iran e Stati Uniti paesi non hanno relazioni diplomatiche da oltre trent’anni); e poi perché Rouhani e Zarif rappresentano solo una parte del regime iraniano, quella più moderata e aperta a ristabilire una qualche forma di relazione con Europa e Stati Uniti. Ma entrambi devono fare i conti con la parte più rigida e conservatrice, quella rappresentata dalla Guida Suprema dell’Iran, Ali Khamenei, e dalle Guardie della Rivoluzione.

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