POLICE-SURVEILLANCE

Come la polizia di Fresno sorveglia i cittadini

di Justin Jouvenal - Washington Post

Il Washington Post è stato in una delle centrali di analisi dati tecnologicamente più avanzate degli Stati Uniti, dove persone e luoghi sono classificati gialli, rossi o verdi

POLICE-SURVEILLANCE
Jerry Dyer, capo della polizia di Fresno, nella centrale di analisi dati del Dipartimento (Nick Otto/The Washington Post)

Fresno, California – Mentre gli agenti si affrettavano a intervenire in risposta a una chiamata per una donna minacciata dall’ex compagno, nella sede centrale un operatore della polizia consultava un software che valuta il potenziale di violenza del sospettato, nello stesso modo in cui una banca produrrebbe una relazione sul credito di un cliente.
Il programma passava in esame miliardi di dati, tra cui verbali d’arresto, registri catastali, banche dati commerciali, ricerche nel deep web e i post dell’uomo sui social media, e calcolava il suo grado di pericolosità come il più alto tra i tre livelli di colore previsti: un’allerta di colore rosso acceso. L’uomo aveva infatti precedenti di detenzione per possesso di arma da fuoco e affiliazione a gruppi criminali, e per prudenza la polizia decise di far intervenire un negoziatore. Il sospettato si arrese e la polizia spiegò che le informazioni di intelligence erano state d’aiuto per prendere la decisione giusta: l’uomo aveva in effetti una pistola.

Mentre negli Stati Uniti si discute da tempo del controllo di massa da parte della National Security Agency, tecnologie di nuova generazione come il software Beware (“State attenti”) usato a Fresno sta dando alle forze dell’ordine locali il potere di entrare nella vita dei cittadini come mai prima d’ora. Secondo alcuni funzionari di polizia, strumenti simili possono fornire informazioni essenziali per individuare terroristi o sventare sparatorie, garantire la sicurezza di agenti e civili, individuare sospettati e dare una svolta ai casi. Gli attacchi a Parigi e San Bernardino, in California, avrebbero solo ribadito la necessità di misure simili, secondo questi pareri.

Questi potenti sistemi hanno però messo in allarme sostenitori delle libertà civili e attivisti, secondo cui rappresenterebbero una preoccupante invasione della privacy, ci sarebbe stata poca vigilanza pubblica sul loro utilizzo e potrebbero potenzialmente portare ad abusi e errori. Alcuni sottolineano la necessità di leggi per tutelare i cittadini. I quali, in molti casi, non sono consapevoli del fatto che la polizia stia rastrellando informazioni sul loro conto. Aerei dotati di telecamere hanno filmato le proteste e i disordini a Baltimora e Ferguson, in Missouri. Per anni, decine di dipartimenti hanno usato dispositivi in grado di raccogliere tutti i dati dei cellulari di un’area, senza bisogno di ottenere un mandato di perquisizione. Alcune autorità in Oregon sono sotto inchiesta federale per aver usato un software per il monitoraggio dei social media, per tenere sotto controllo lo hashtag “Black Lives Matter”, dedicato alle proteste di Ferguson.

«È un fenomeno in crescita dall’11 settembre», sostiene Jennifer Lynch, che lavora come avvocato a Electronic Frontier Foundation. «Prima ci sono stati i finanziamenti ai militari per sviluppare questa tecnologia, che ora è tornata alle forze dell’ordine nazionali. La combinazione perfetta di tecnologia più economica e facile da usare e finanziamenti statali e federali per acquistarla». Sono pochi i dipartimenti disposti a parlare di come – e a volte persino se – utilizzano questi strumenti, ma la polizia di Fresno, in California, ci ha dato la rara opportunità di dare un’occhiata all’interno della propria centrale operativa all’avanguardia da 600mila dollari, proprio mentre in città si animava il dibattito sulla tecnologia.

Un arsenale di apparecchi high-tech
Il Real Time Crime Center di Fresno è un genere di struttura diventata un modello a livello nazionale in termini di vigilanza high-tech. Negli ultimi dieci anni, centri simili hanno aperto a New York, Houston e Seattle. La futuristica sala di controllo di Fresno, attiva giorno e notte, si trova all’interno della sede centrale e può contare su una serie di tecnologie che permettono al dipartimento di vedere, analizzare e rispondere agli eventi che si svolgono nella città, che si trova nella San Joaquin Valley e ha più di mezzo milione di abitanti.
In un recente lunedì pomeriggio, il centro brulicava di attività. La radio della polizia gracchiava attraverso gli altoparlanti – «soggetto armato con una spranga di acciaio» – mentre cinque operatori seduti dietro un muro di schermi digitavano un’infinità di informazioni per aiutare le unità a rispondere alle oltre 1.200 chiamate al numero 911 che il dipartimento riceve ogni giorno. Sui 57 monitor che ricoprono le mura del centro, gli operatori zoomano e passano in rassegna le circa 200 telecamere della polizia appostate in tutta la città. Possono collegarsi anche ad altre 800 telecamere installate tra scuole e strade, e sperano di aggiungere 400 collegamenti alle telecamere indossate dagli agenti e alle migliaia dagli esercizi locali dotati di sistemi di sorveglianza.

Le telecamere sono solo uno degli strumenti disponibili. Gli agenti hanno accesso a un database privato che contiene oltre due miliardi di immagini di targhe di veicoli e luoghi in tutto il paese. Nel caso di colpi di armi da fuoco, un sistema chiamato ShotSpotter è in grado di circoscrivere la posizione dello sparo sfruttando i microfoni sparsi in città. Un altro programma, chiamato MediaSonar, setaccia i social media in cerca di attività illegali, ed è usato dalla polizia per monitorare persone, allarmi nelle scuole e hashtag legati a bande criminali. Per la polizia di Fresno, l’accesso a tutte queste informazioni in tempo reale è essenziale per la risoluzione di reati.

Di recente, le telecamere sono state utilizzate per rintracciare un sospettato di rapina in fuga da un negozio, che era saltato in un canale per nascondersi. In poco tempo l’uomo è stato fermato. A settembre, il database che raccoglie i numeri di targa è stato determinante per risolvere un caso di omicidio, nel quale la polizia era in possesso di una descrizione del sospettato e di tre numeri della sua targa.
Ma la tecnologia più utile e controversa è forse Beware, il software che assegna il livello di pericolosità. Quello di Fresno è uno dei primi dipartimenti a testare il programma nel paese.

Una volta che gli agenti rispondono a una chiamata, Beware cerca in automatico l’indirizzo. La ricerca fornisce i nomi degli inquilini e li confronta con una serie di dati disponibili pubblicamente, mostrando un livello di pericolosità a colori per ogni persona o indirizzo: verde, giallo o rosso. L’esatto processo con cui Beware calcola la pericolosità è considerato un segreto commerciale dalla casa produttrice, Intrado, e quindi non è noto quale peso venga attribuito a un’infrazione, a un reato grave, o a un commento minaccioso su Facebook. Il programma, ad ogni modo, segnala i problemi e fornisce un rapporto all’utente.
In alcuni materiali promozionali, Intrado scrive che Beware è in grado di rivelare che un residente a un particolare indirizzo è un veterano di guerra affetto da un disturbo post-traumatico da stress, che ha precedenti di detenzione per aggressione e che ha postato messaggi preoccupanti sulle sue esperienze di guerra sui social media. I “big data” che hanno rivoluzionato il marketing e altri settori oggi sono a disposizione delle forze dell’ordine. Il capo della polizia di Fresno, Jerry Dyer, sostiene che spesso gli agenti hanno informazioni insufficienti o imprecise quando rispondono alle chiamate, perciò Beware e il Real Time Crime Center permettono loro di farsi un’idea di cosa potrebbero trovare dietro la prossima porta.
«Dai nostri agenti ci si aspetta che conoscano l’ignoto e vedano l’invisibile», sostiene Dyer. «Devono prendere decisioni in una frazione di un secondo, sulla base di informazioni limitate. Se forniamo più informazioni in termini di intelligence e video, potranno rispondere alle chiamate in modo più sicuro».

A Fresno però, c’è chi sostiene che la potenza e la semplice concentrazione di dispositivi di sorveglianza nel Real Time Crime Center sia inquietante. Queste preoccupazioni sono state sollevate anche in altre città: l’anno scorso, funzionari di Oakland hanno dovuto ridimensionare i progetti per un centro simile, a seguito delle proteste dei cittadini per la violazione della privacy. Rob Nabarro, avvocato per i diritti civili di Fresno, si dice particolarmente preoccupato di Beware e sostiene che delegare a un software la valutazione della pericolosità di un individuo rappresenta un problema, in prospettiva. Secondo Nabarro, il fatto che solo Intrado – e non la polizia o i cittadini – sappia come Beware calcola i livelli di pericolosità è sconcertante. Nabarro teme anche che il sistema possa alzare per errore il livello di pericolosità di una persona, interpretando in modo sbagliato attività innocue sui social media – come criticare la polizia – e portare a una reazione più dura da parte delle forze dell’ordine.

Nabarro giudica la classificazione in colori di Beware «grezza e ancora molto approssimativa. Un intervento della polizia può essere molto pericoloso per i cittadini».
Per Dyer, si tratta di timori esagerati: i livelli assegnati non innescherebbero alcuna reazione nello specifico, ma sarebbero usati dagli operatori come linee guida per indagare più a fondo nel passato di un individuo e cercare informazioni che possano essere d’aiuto a un agente sul campo. Secondo Dyer, il livello di pericolosità non viene mai visto dagli agenti che sono in strada.
Eppure, Nabarro non è l’unico a essere preoccupato.
A novembre, il consiglio comunale di Fresno aveva indetto una seduta su Beware, in seguito ai timori manifestati da alcuni cittadini. Un consigliere aveva riportato la notizia di una donna il cui livello di pericolosità era stato innalzato a causa di un tweet sul gioco di carte che si chiama “Rage” (rabbia), che potrebbe essere una delle parole chiave nel sistema di valutazione dei social media di Beware. Clinton J. Olivier, consigliere repubblicano vicino ai movimenti per le libertà civili, aveva paragonato Beware a un romanzo di fantascienza distopico, e posto a Dyer una semplice domanda: «Sarebbe in grado di mostrarmi il mio livello di pericolosità, ora?».

Dyer aveva acconsentito. L’analisi fece risultare Olivier come “verde”, mentre la sua abitazione era segnalata come “gialla”, forse a causa di un precedente inquilino che risiedeva al suo indirizzo, secondo quanto poi affermato da un responsabile della polizia. «Anche se non sono io il tizio giallo, i suoi agenti tratteranno chiunque esca da quella casa in mutande come se fosse il tizio giallo», aveva detto Olivier, aggiungendo poi che «[Beware] ha fallito proprio qui, con un consigliere come esempio».
Un rappresentante di Intrado ha risposto con un breve comunicato alla richiesta di un’intervista sul funzionamento di Beware: «Beware serve a fornire in modo rapido [agli agenti] informazioni pubbliche e disponibili a livello commerciale, che siano pertinenti alla situazione e possano dar loro un maggiore senso di consapevolezza».

Un dibattito esemplare
Con la diffusione delle nuove tecnologie ed il loro utilizzo in modo massiccio da parte delle forze dell’ordine, discussioni simili si sono tenute in tutto il paese. Secondo le ultime informazioni pubblicate dal Bureau of Justice Statistics, il numero di dipartimenti locali di polizia che utilizzano qualche forma di sorveglianza tecnologica è aumentato da una quota del 20 per cento nel 1997 a più del 90 per cento nel 2013. Le forme di sorveglianza più comuni sono le telecamere e i lettori di targa, ma l’uso di scanner biometrici palmari, di software per il monitoraggio dei social media, di dispositivi per la raccolta dei dati dei cellulari e di droni è in aumento.
A livello locale, l’American Civil Liberties Union (ACLU) riferisce che le forze di polizia di Washington, Baltimora e delle contee di Montgomery e Fairfax sono dotate di dispositivi per la raccolta dei dati dei cellulari, chiamati “cell site simulator” o StingRays. La polizia di Washington utilizza anche ShotSpotter e i lettori di targa.

L’azione di sorveglianza crea una grande quantità di dati, che sempre più spesso vengono raccolti in database locali, regionali e nazionali. Il progetto più grande di questo genere è il Next Generation Identification Project dell’FBI, costato un miliardo di dollari e che raccoglie un’enorme quantità di impronte digitali, scansioni dell’iride, dati provenienti da software per il riconoscimento facciale e altre fonti, per coadiuvare i dipartimenti locali nell’identificazione dei sospettati. I funzionari delle forze dell’ordine sostengono che questi strumenti permettano di fare di più con meno risorse, e attribuiscono alla tecnologia il merito di aver permesso una svolta in diversi casi. L’anno scorso, la polizia di stato della Virginia rintracciò l’uomo che aveva ucciso alcuni giornalisti televisivi durante una trasmissione, grazie all’identificazione della targa dell’assalitore da parte di un lettore. I dispositivi per la raccolta dei dati dei cellulari, che simulano l’azione di un ripetitore e raccolgono tutti i dati dei cellulari presenti in un’area, sono stati fondamentali per trovare rapitori, fuggitivi, e persone a rischio di suicidio, riferiscono ancora i funzionari delle forze dell’ordine.

Tuttavia, a volte questi vantaggi hanno avuto un costo in termini di privacy. I dispositivi per la raccolta dei dati dei cellulari sono stati usati per anni dalla polizia senza un permesso esplicito di un giudice. Dopo le critiche mosse dall’ACLU e altri gruppi, però, lo scorso settembre il Dipartimento di Giustizia ha annunciato l’obbligo per tutte le agenzie federali di ottenere un mandato di perquisizione. Secondo Matt Cagley – un avvocato dell’ACLU del North Carolina – la discussione pubblica sulle tecnologie di sorveglianza è tardiva, dal momento che sono già in uso. «Noi pensiamo che ogni volta che c’è la possibilità di introdurre queste tecnologie di sorveglianza, ci debba essere un dibattito significativo», sostiene Cagley. «Sono necessarie tutele e vigilanza».

Dopo la discussa seduta del consiglio comunale di Fresno su Beware, Dyer ha spiegato di volere apportare delle modifiche per venire incontro alle preoccupazioni dei cittadini. Il capo della polizia ha affermato di essere al lavoro con Intrado per disattivare il sistema di classificazione a colori di Beware e possibilmente il monitoraggio dei social media: «Stiamo cercando di accontentare entrambe le parti».

©The Washington Post 2016

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