Tal Abyad, Life After IS

L’unica cosa su cui in Siria vanno d’accordo americani e russi

Sono i curdi siriani, che combattono l'ISIS e si avvantaggiano sia degli attacchi russi che di quelli americani

Tal Abyad, Life After IS
Combattenti curdi siriani a un checkpoint nella periferia di Kobane, in Siria. (Ahmet Sik/Getty Images)

Da quando la Russia è intervenuta nella guerra in Siria in appoggio al regime del presidente siriano Bashar al Assad, sono cambiate diverse cose: il coinvolgimento russo è stato definito da Aron Lund, analista esperto di Siria, il più importante sviluppo della guerra siriana in tutto il 2015. Uno degli aspetti meno discussi della questione – oltre a tutti quelli che mette insieme e spiega Lund – riguarda le conseguenze dell’intervento della Russia sui curdi siriani: Yaroslav Trofimov ha scritto sul Wall Street Journal che oggi i curdi siriani sono l’unico gruppo combattente nella guerra in Siria su cui Stati Uniti e Russia vanno d’accordo.

Per capire di cosa si parla bisogna tenere a mente alcune cose. La Russia ha cominciato a bombardare in Siria nel settembre 2015, sostenendo che il suo intervento fosse diretto contro i gruppi terroristi e lo Stato Islamico (o ISIS): in realtà i suoi bombardamenti hanno colpito prevalentemente i ribelli siriani che combattono contro Assad, e anche Lund ha scritto che la Russia «non è intervenuta contro nessuno in particolare, è intervenuta per [aiutare] Assad». Gli Stati Uniti sono intervenuti in Siria un anno prima dei russi, nel settembre del 2014, bombardando lo Stato Islamico e creando una coalizione internazionale impiegata ancora oggi: da diversi mesi – cioè da quando è fallito il piano di sostenere un’azione dei ribelli moderati contro lo Stato Islamico – hanno cominciato ad appoggiarsi sempre di più ai curdi siriani, concentrati nel nord del paese. In altre parole: in un certo senso Russia e Stati Uniti combattono su due fronti diversi della guerra, anche se il peggior nemico dell’uno (i ribelli siriani per la Russia, lo Stato Islamico per gli Stati Uniti) non è il migliore amico dell’altro (il regime di Assad per la Russia, i curdi siriani per gli Stati Uniti).


(Una mappa della Siria di Thomas van Linge aggiornata al 4 gennaio: in giallo i curdi, in verde i ribelli, in rosso il regime di Assad e in nero lo Stato Islamico)

Per una serie di sviluppi della guerra civile – complicata dalla presenza di moltissimi fronti di guerra – è successo che i curdi siriani hanno cominciato a ottenere vantaggi dall’intervento russo. I curdi siriani sono concentrati nel nord della Siria, combattono soprattutto contro lo Stato Islamico e da tempo si governano in autonomia: controllano un’ampia zona di territorio che confina con la Turchia, “spezzata” solo nel nord-ovest (a nord di Aleppo) dalla presenza dello Stato Islamico e dei ribelli. Trofimov scrive che l’appoggio degli Stati Uniti rimane fondamentale per i curdi siriani – anche grazie ai bombardamenti americani i curdi sono riusciti a riconquistare dallo Stato Islamico diverse città – ma che allo stesso tempo l’intervento russo ha cambiato un po’ le cose: ha svuotato alcuni territori dalla presenza dei ribelli, permettendo ai curdi di avanzare via terra. Non solo: i curdi hanno ottenuto più margine di manovra nei confronti degli americani, cosa che ha permesso loro di muoversi e compiere azioni militari nonostante la contrarietà degli Stati Uniti.

Riguardo quest’ultimo punto, Trofimov ha posto una questione interessante che riguarda quello che potrebbe succedere in futuro: «La questione ora è fino a che punto i curdi siriani potranno proseguire la loro storia d’amore con Mosca senza mettere in pericolo il sostegno di Washington e senza innescare un intervento militare del loro nemico storico: la Turchia».

Un altro fattore di tutta questa storia è per l’appunto la Turchia. I peggiori nemici dei turchi sono due: il regime di Bashar al Assad e il PKK, il partito curdo che da moltissimi anni ha l’obiettivo di creare uno stato curdo a scapito dell’integrità territoriale della Turchia. La cosa è rilevante anche per la guerra in Siria, visto che il governo turco non fa distinzione tra PKK e i curdi siriani (a differenza degli Stati Uniti, che considerano il PKK un’organizzazione terroristica ma sono alleati con i curdi siriani nella guerra in Siria). I migliori amici della Turchia sono invece i ribelli che combattono il regime di Assad (e che non fanno altrettanto con lo Stato Islamico: la Turchia è accusata di mantenere un atteggiamento molto ambiguo nei confronti dello Stato Islamico, e di non fare abbastanza per esempio per bloccare il passaggio dei cosiddetti “foreign fighters” sul suo confine con la Siria).

Rimane solo un ultimo legame da capire, per avere un quadro chiaro della situazione: quello tra curdi siriani e governo russo. Prima della fine della Guerra fredda, il PKK e altre fazioni curde erano stabilmente legate all’allora regime sovietico, ma tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta i legami si interruppero. Trofimov, citando alcuni analisti russi, sostiene che i rapporti siano di nuovo cambiati dopo l’abbattimento dell’aereo da guerra russo da parte dell’aviazione turca lo scorso novembre: l’incidente – che ha avuto anche diverse ripercussioni nei rapporti tra Turchia e Russia – ha spinto il governo russo a ignorare molte delle cautele che aveva mantenuto fino a quel momento verso il governo turco nonostante i due combattessero su due fronti opposti della guerra. Il fatto quindi di compiere delle azioni che potessero avvantaggiare i curdi siriani – facendo innervosire la Turchia – è diventata per il governo russo una preoccupazione minore.

Un esempio di queste dinamiche è quello che è successo nel corso dell’ultimo mese nell’enclave di Afreen, nel nord-ovest della Siria: i bombardamenti russi contro i ribelli appoggiati dalla Turchia hanno permesso ai curdi siriani di avanzare ed estendere il controllo su quei territori, minacciando una delle principali vie di comunicazione e rifornimento tra la Turchia e i ribelli che ancora controllano alcune parti di Aleppo. Mutlu Civiroglu, un analista politico curdo che si occupa di Siria e molto vicino ai curdi siriani, ha detto al Wall Street Journal che tra curdi e governo russo non c’è coordinamento militare, ma i primi si stanno avvantaggiando comunque delle azioni dei secondi. Andrey Kortunov, il direttore generale del Russian International Affairs Council di Mosca, ha detto che il livello di cooperazione tra Russia e curdi siriani dipenderà da come le due parti vedranno il futuro dello stato siriano. Per il momento comunque i curdi siriani continuano ad avvantaggiarsi in Siria dai bombardamenti sia americani che russi.

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