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Il Sudafrica rischia la recessione?

Colpa del recente crollo della moneta, ma anche della peggiore siccità dal 1992 e delle scelte del presidente Zuma

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Il ministro delle Finanze del Sudafrica Pravin Gordhan. (MUJAHID SAFODIEN/AFP/Getty Images)

Il governo del Sudafrica ha detto di essere deciso a stabilizzare la situazione economica del paese e la sua capacità di ripagare il debito. Nelle ultime settimane il rand – la moneta ufficiale sudafricana – è crollata di valore e c’è il rischio che il Sudafrica vada verso la recessione e il suo rating di credito declassato a livello “spazzatura”, mentre gli investitori perdono la fiducia nella capacità del governo del presidente Jacob Zuma di fermare la caduta. Martedì la valuta della seconda maggiore economia dell’Africa aveva guadagnato lo 0,8 per cento contro il dollaro, ma lunedì aveva registrato un ulteriore picco negativo (17,9169 sul dollaro) dalla settimana precedente, mentre le agitazioni nel mercato cinese e il calo nel mercato azionario degli Stati Uniti frenavano gli investitori dall’assumersi rischi. Il crollo del 9 per cento del rand di lunedì è stato il più alto dal 2008 e il più grande registrato da Bloomberg tra i mercati emergenti e le valute più importanti.

I politici del paese stanno esaurendo le opzioni per alleviare la crisi. I sempre più alti rischi di inflazione derivanti dal rand potrebbero obbligare la banca centrale del Sudafrica ad azioni più aggressive e politiche restrittive, in un periodo di crescita fiacca per l’economia. Il peggioramento del livello del debito e la minaccia di un declassamento del rating di credito lasciano al ministro delle finanze Pravin Gordhan poco margine di manovra per discostarsi dagli obiettivi di bilancio con un aumento della spesa.  “Con ampie parti dell’economia già in recessione, sembra ormai una certezza” la contrazione dell’economia, ha detto lunedì durante una telefonata da Cape Town George Herman, responsabile degli investimenti in Sudafrica di Citadel Investment Services. «Sono sicuro che verremo declassati a livello sub investment», ha detto Herman,«la verità è che i nostri fondamentali economici, che erano già in difficoltà l’anno scorso, sono stati spinti oltre il punto di non ritorno dal grave indebolimento del tasso di cambio».

Se da un parte l’economia del Sudafrica aveva di poco schivato la recessione nel terzo trimestre, la crescita aveva faticato a causa della carenza di elettricità, della debole domanda globale, del calo dei prezzi del metallo e della siccità. Secondo quanto riportato martedì dall’ufficio di statistica sudafricano, a novembre la produzione industriale è scesa dell’1 per cento rispetto al 2014, mentre la produzione nel manifatturiero è diminuita per otto dei primi undici mesi del 2015. Secondo le proiezioni della banca centrale, nel 2015 l’economia è cresciuta dell’1,4 per cento, il tasso più basso registrato dalla recessione del 2009. Lunedì, Bank of America Merrill Lynch ha tagliato la sua previsione di crescita dell’1 per cento, portandola allo 0,4 per cento.

«Il problema è capire quanto la South African Reserve Bank, la banca centrale, possa fare in termini di rialzo del tasso, ora che ci avviciniamo a un contesto sub-investment», ha detto al telefono Matthew Sharrat, economista della Bank of America Merrill Lynch a Cape Town. «Quando si cresce dello 0,4 per cento, il rischio di un ulteriore ritardo del consolidamento fiscale è incredibilmente alto». Con il rallentamento della crescita, che ha causato negli ultimi due anni un declassamento del rating di credito, il governo ha faticato a contenere il debito pubblico. Il debito lordo è aumentato di quasi il 50 per cento del PIL, rispetto al 26 per cento del 2009, anno in cui Zuma fu eletto.

Il mese scorso, l’agenzia di rating Standard & Poor’s ha rivisto l’outlook del rating BBB del credito sudafricano da stabile a negativo, e indicato che potrebbe declassare il debito del paese a livello “spazzatura”. Fitch ha lo stesso rating – BBB – ma con outlook stabile, mentre Moody’s valuta il debito sudafricano superiore di un livello, Baa2. Il presidente Zuma ha alimentato le preoccupazioni degli investitori con una politica imprevedibile. Il 9 dicembre, aveva inaspettatamente rimosso dall’incarico il suo ministro delle finanze Nhlanhla Nene, sostituendolo con un politico poco conosciuto, salvo poi tornare sui suoi passi e riassegnare l’incarico a Gordhan, che aveva già ricoperto il ruolo per cinque anni fino al 2014. Nei due giorni successivi all’allontanamento di Nene, il rand era crollato del 9,1 per cento, segnando il record negativo dell’epoca – 16,0543 sul dollaro – mentre l’indice di borsa di riferimento aveva perso 170 miliardi di rand (dieci miliardi di dollari).

Alle 13.15 di martedì, il rand ha registrato a Johannesburg un aumento dell’1 per cento, toccando quota 16,6214 sul dollaro, e i rendimenti sulle obbligazioni governative in rand a scadenza dicembre 2026 sono rimasti pressoché invariati, al 9,67 per cento. Alla contrazione economica, si è aggiunta la peggiore ondata di siccità dal 1992, che ha gonfiato il costo dei generi alimentari e spinto il settore agricolo in recessione. L’anno scorso, il prezzo del mais bianco – uno degli alimenti di base dell’Africa meridionale – è aumentato di oltre il doppio sul South African Futures Exchange.

Gli investitori sono convinti che il 28 gennaio la banca centrale aumenterà il tasso di riacquisto di oltre venticinque punti base, per proteggere la credibilità dell’intervallo di inflazione fissato come obiettivo, compreso tra il 3 e il 6 per cento. A novembre, i prezzi al consumo erano cresciuti del 4,8 per cento rispetto al 2014. «La siccità è senza dubbio peggiorata e i prezzi del mais hanno raggiunto livelli altissimi. Per questo, l’inflazione nel settore alimentare sarà uno dei temi più importanti e problematici per la banca centrale», ha detto durante una telefonata da Cape Town Malcolm Charles, portfolio manager di Investec Asset Management. «Negli ultimi anni, la nostra economia è stata messa in ginocchio».

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