Gabby Giffords, Mark Kelly

Perché Obama va aiutato sulle armi

di Gabrielle Giffords

Lo spiega l'ex deputata Gabrielle Giffords, che cinque anni fa oggi fu gravemente ferita in un'aggressione armata in cui morirono sei persone

Gabby Giffords, Mark Kelly
Gabrielle Giffords arriva alla Casa Bianca il 5 gennaio per l'annuncio del presidente Barack Obama sulle nuove proposte di regolamentazioni della vendita di armi (AP Photo/Pablo Martinez Monsivais)

L’inizio del nuovo anno è un periodo di ottimismo e nuovi impegni. Per me, è un momento significativo per un motivo in più: ogni 8 gennaio, ripenso a quanto sono stata vicina alla morte in un luminoso mattino d’inverno di 5 anni fa a Tucson, quando un aspirante assassino aprì il fuoco su di me e un gruppo di miei elettori, ferendone 12 e uccidendone 6.
Mi sparò alla testa da un metro, ma in qualche modo sono sopravvissuta.

Decisi di vivere la mia nuova vita come avevo vissuto la precedente: al servizio del mio paese. Una cosa che per me oggi è importante è sfruttare la mia seconda occasione per fare tutto il possibile per rendere questo grande paese più sicuro dal genere di violenza da arma da fuoco che ha causato la morte di persone attorno e me e cambiato la vita di molti – e la mia – per sempre.
Invece di concentrarmi su quello che non posso fare, ho cercato di vivere senza limiti. Mi sono posta obiettivi sempre più difficili. Ho imparato e pronunciato discorsi. Mi sono lanciata da un aereo. Ho passato una notte su una portaerei della nostra marina, la USS Carl Vinson. Per la prima volta da anni, ho tolto il mio corno a fiato dalla sua custodia. Questo novembre, ho percorso più di 60 chilometri all’annuale giro in bicicletta di beneficenza di Tucson, El Tour de Tucson.
E insieme a mio marito, Mark Kelly, ci siamo battuti per far sì che i nostri leader facciano finalmente qualcosa per salvare le vite dei 33 americani che ogni giorno sono uccisi da un’arma da fuoco.

Oggi, a cinque anni dal giorno in cui mi spararono, stiamo facendo progressi. Anche se il congresso si rifiuta di agire, i leader di molti stati stanno abbracciando il cambiamento di buon senso che può tenere le armi da fuoco lontano dalle mani sbagliate. Questa settimana abbiamo fatto un altro passo avanti quando il presidente Obama ha annunciato che la sua amministrazione ridurrà sensibilmente gli espedienti che permettono di comprare armi da fuoco senza controlli preventivi. È la cosa giusta e responsabile da fare.

La proposta sensata del presidente affronta un problema letale: chi commercia armi da fuoco può aggirare l’attuale obbligo di effettuare controlli preventivi sui propri acquirenti, sostenendo di non essere un commerciante di armi. Se andate a una fiera di armi da fuoco, per esempio, accanto agli stand dei commercianti in possesso di una licenza – i cui clienti devono sottoporsi a controlli preventivi – ne troverete altri che operano al di fuori delle regole, e ogni anno vendono decine o centinaia delle stesse armi senza controlli preventivi.
Le misure annunciate questa settimana ridurranno questo divario, obbligando chiunque venda un numero significativo di armi da fuoco o agisca come un commerciante a ottenere una licenza, e ogni acquirente a superare un controllo preventivo dei propri precedenti penali. Le autentiche vendite private, come la semplice vendita di un’arma a un vicino o un amico, non saranno interessate dalle misure. Secondo l’analisi dell’organizzazione per la prevenzione della violenza da armi da fuoco che ho co-fondato, tuttavia, milioni di transazioni di armi che oggi avvengono senza fare domande saranno soggette a controlli preventivi.

La proposta del presidente realizza anche un altro miglioramento fondamentale: affronta il tema della debolezza del sistema di controlli preventivi che secondo le autorità è quello che avrebbe permesso a un uomo pericoloso di comprare un’arma da fuoco e uccidere nove innocenti in una chiesa di Charleston, in South Carolina. Grazie alle nuove misure infatti il sistema diventerà più efficiente ed efficace: il numero degli addetti ai controlli preventivi e del loro staff aumenteranno del 50 per cento e saranno segnalati gli stati che non forniscono i dati dei controlli preventivi essenziali all’FBI.
Altre disposizioni importanti imporranno ai commercianti di denunciare lo smarrimento o il furto delle armi da fuoco, facilitando le forze dell’ordine nella lotta al commercio illegale. Saranno inoltre aumentati gli investimenti nella tecnologia per la sicurezza contro le armi da fuoco e per la cura della salute mentale. Si tratta semplicemente di buon senso.

Quasi tre anni fa, quando una minoranza di senatori cedette alla paura della lobby delle armi da fuoco e bloccò al Congresso una legge ragionevole e bipartisan sui controlli preventivi, dissi che quei senatori avevano deluso i loro elettori e, con ogni morte che si sarebbe potuta evitare, avevano infangato la loro eredità. Molti di questi senatori, insieme ad altri funzionari eletti e alcuni candidati alla presidenza, saranno pronti a riproporre il discorsetto preparato per loro dalla lobby delle armi di Washington, e attaccheranno la misura ragionevole del presidente. Parleranno di conseguenze tragiche e faranno volontariamente disinformazione. Ma la verità è che queste misure non danneggeranno nessuno e proteggeranno molti.

Al giro in bici a cui ho partecipato a novembre, dopo più o meno 50 chilometri ero sul punto di ritirarmi. La parte destra del mio corpo è quasi del tutto paralizzata, e anche se mi ero allenata per mesi, ero stanca e facevo fatica a continuare. Mi sono però ricordata del mio obiettivo. Un gruppo di amici e sostenitori era venuto con me, e così abbiamo continuato a pedalare insieme. Alla fine siamo arrivati al traguardo.
Neanche ridurre il numero di americani che vengono uccisi o feriti da armi da fuoco è facile. È una strada lunga e faticosa. Ma ora non possiamo vacillare, e non possiamo aspettare un Congresso sotto il controllo della lobby delle armi per prevenire le 12.000 morti da arma da fuoco che ogni anno avvengono nel nostro paese.

©The Washington Post 2016

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