Come funziona un club del libro

I circoli di lettura tradizionali prosperano nelle biblioteche e online, nei forum di discussione e sui social network: leggere sta diventando un'attività pubblica

I lettori di Lolita a Londra, nel 1959 (Keystone/Getty Images)

Il primo e unico circolo di lettura italiano online si chiama il Club del libro. È nato nel 2009 e oggi ha quasi 1.500 iscritti, anche se quelli attivi con costanza sono circa un centinaio. Attraverso la pubblicità si ripaga abbondantemente le spese anche se ogni componente dello staff – di dieci persone, cinque uomini e cinque donne – per sopravvivere deve fare un altro lavoro. Il Club del libro è organizzato e concepito secondo tradizione – ogni mese si discute un libro – ma i forum rimangono sempre aperti quindi, molto spesso, la discussione continua o riprende anche molto tempo dopo. Il libro di gennaio 2016 è un romanzo d’amore – Come un fiore ribelle di Jamie Ford – ma il genere deve continuamente cambiare. Per dire, nel marzo 2015 era stato Il dottor Zivago di Boris Pasternak e il mese prima Una storia crudele di Natsuo Kirino. In questi giorni gli iscritti votano per scegliere il tema dell’anno (lo scontro è tra “I viaggi” e “La visione della donna”). A proporre i libri sono gli iscritti che abbiano accumulato almeno 3 crediti, che si ottengono partecipando al raduno nazionale, ai giochi proposti dal sito o scrivendo recensioni. Ognuno ha il diritto di proporre tre libri di generi differenti tra cui gli iscritti scelgono quello del mese.

Oltre alle discussioni virtuali sui forum e alle chat bisettimanali su Skype, il club promuove e organizza anche gruppi di lettura nella realtà, ognuno dei quali è composto da 10-15 persone. Ce ne sono a Milano, Roma, Napoli, Perugia e, a breve, a Catania e Torino. «Internet fa da collettore», dice Elisa Gelsomino alias ziabetty che si occupa della sezione Rubrica letteraria, «la gente entra in contatto con noi perché cerca su Google un club del libro fisico. Dal web si ritorna al reale». Una cosa simile avviene con le biblioteche, che rimangono il luogo principale dove le persone possono ritrovarsi per parlare di libri. Ci sono gruppi di lettura in ogni biblioteca – ad Aosta, come a Bologna o a Cologno Monzese – la cosa nuova è che molte biblioteche oggi danno notizia degli incontri sul web e mettono in rete i vari gruppi. Per esempio, è dato sapere che il 13 gennaio alle 21 il gruppo di lettura di Muscoline, in provincia di Brescia, discuterà di Isabel Allende.

Oltre alle biblioteche in ogni città italiana (soprattutto del Nord e del Centro, meno al Sud) sono attivi dei circoli di lettura, che organizzano incontri, corsi e presentazioni, ma dove piccoli gruppi di persone si ritrovano anche per parlare di libri. Per citarne alcuni: il Circolo dei lettori di Torino ha una sede anche a Novara e collabora con quello di Pinerolo, il Circolo dei lettori di Verona ha gruppi di lettura e corsi quasi quotidiani e prevede il pagamento di una quota annuale in aggiunta a quella per i singoli corsi, a Milano quello di Laura Lepri organizza corsi di scrittura e “conversazioni tra amiche che leggono”, il circolo della lettura di Roma punta sugli incontri con gli autori, il circolo dei lettori di Perugia è sostenuto dall’Assessorato alla Cultura, A Voce Alta di Napoli è stato fondato da un gruppo di insegnanti. Molti altri nascono e muoiono ovunque e di continuo.

È un fenomeno difficile da quantificare, ma molto diffuso e probabilmente in crescita, a cui vanno aggiunti i gruppi organizzati e ospitati dalle librerie e quelli spontanei e semi privati che nascono nei posti di lavoro o a scuola, e che spesso sono destinati a sciogliersi dopo pochi incontri: piccoli gruppi simili a quelli descritti un secolo fa, nel 1916, da Edith Wharton in Xingu, presi in giro da Ira Levin nel romanzo La fabbrica delle mogli del 1972 o rimpianti con una certa nostalgia nel bestseller del 2007 The Jane Austen Book Club di Karen Joy Fowler. La differenza è che prima di Internet i club del libro dovevano mantenere una doppia natura: erano pubblici, ma dovevano essere anche esclusivi. Erano un fenomeno borghese, derivato dei salotti letterari dell’Ottocento, i cui partecipanti spesso si sentivano parte di un’élite, ma che si prestavano anche a declinazioni piccolo borghese e provinciale. Resiste, e anzi prospera, una pratica di discussione sui libri che sembrava destinata a svanire. Ma anche queste iniziative, probabilmente, sono un segno di una trasformazione più ampia dei libri e del nostro modo di leggerli, che da attività privata, quasi intima, ha sempre più spesso uno sviluppo pubblico.

Da quando Internet ha permesso a chiunque di esprimere giudizi sui libri che legge, la centralità di critici e dei recensori di professione è svanita e la discussione sui libri è diventata un’attività di massa. L’idea del club del libro è esplosa e si è polverizzata, arrivando a definire ogni attività intorno ai libri ulteriore rispetto alla lettura. Vengono definiti club del libro l’Oprah Book Club, A Year in Books di Mark Zuckenberg e il blog di recensioni di Bill Gates. Anche Emma Watson ha deciso di aprirne uno suo, femminista. «Una delle ragioni principali per cui ho iniziato il mio blog», ha detto Gates in una recente intervista al New York Times sul suo rapporto con i libri «è stata condividere quello che sto leggendo. È bello vedere le persone che condividono i loro giudizi su un libro o i loro consigli nella sezione commenti del sito».

In qualche modo possono essere considerati giganteschi club del libro anche i social network dedicati ai libri, come Goodreads o Shelfari di Amazon, LibraryThingaNobii, cui Mondadori – che l’ha acquistato nel 2014 – sta per annunciare novità. E questo anche se sono basati più sulle recensioni e il rating, che sulla discussione che dovrebbe essere l’attività principale di un club del libro. Ma ogni tweet o post su Facebook che parli di libri, in fondo, potrebbe dare il via a un club del libro. Assomigliano a club del libro – ma sotto forma di evento – anche i festival letterari, le presentazioni, i corsi e le scuole di scrittura e lettura. E sono gruppi di lettura e scrittura le comunità della cosiddetta di Fanfiction, che riscrivono i libri, inventando finali alternativi, creando spin off e incrociando romanzi diversi.

Per molte persone – così tante e così diverse tra loro da fare sospettare che sia in atto una tendenza storica – la lettura non è più un’occupazione privata e solitaria, che si conclude nel rapporto quasi intimo tra chi legge e chi ha scritto. È un’attività che oggi ha un lato pubblico più forte che in passato. La lettura silenziosa di un libro – che si diffuse con la nascita del romanzo, cioè con la modernità, e secondo alcuni fu decisiva nella formazione della soggettività borghese – oggi è l’inizio di un’attività culturale più ampia, che fa postare giudizi, compilare liste, partecipare a community di fan, frequentare festival e presentazioni, iscriversi a corsi o radunarsi, come una volta, in un club di lettura. I libri non sono più oggetti chiusi, ma tendono a essere visti come punti di partenza – forse anche da chi li scrive –, come oggetti aperti che non finiscono, ma anzi iniziano dall’ultima pagina.

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