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6 registi (tra cui Tarantino, Iñárritu e Ridley Scott) che parlano di cinema, per un’ora

L'hanno fatto per una tavola rotonda organizzata da The Hollywood Reporter: il video integrale è online da un paio di giorni

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(YouTube)

The Hollywood Reporter (THR) è una delle più importanti riviste statunitensi di cinema: sul suo sito e sul suo canale YouTube pubblica spesso interviste a gente del cinema (registi, attori, sceneggiatori). Quando a queste interviste partecipano più persone, le interviste prendono il nome di Roundtables, “tavole rotonde”. Un paio di giorni fa THR ha pubblicato sul suo canale YouTube il Roundtable cui hanno partecipato, parlando per un’ora tra di loro e rispondendo alle domande dell’intervistatore (Stephen Galloway), quelli che THR ha definito “i registi più rilevanti del 2015“. Sono Quentin Tarantino (The Hateful Eight), Alejandro G. Inarritu (The Revenant – Redivivo), Ridley Scott (Sopravvissuto – The Martian), Danny Boyle (Steve Jobs), Tom Hooper (The Danish Girl) e David O. Russell (Joy).  I sei registi parlano dei loro film, dei film dei colleghi (presenti o assenti) e di come se la passa il cinema di questi anni: un bel corso di cinema, sintetizzato in un’ora, e con degli ottimi maestri (e sì, quello che parla più di tutti è Tarantino).

Alcuni momenti del Roundtable, per chi ha poco tempo

– Parlando di Blade Runner, Ridely Scott ha detto che, quando l’ha finito, «era un disastro». E ha raccontato un dialogo avuto tra lui e i produttori del film:

Mi dissero: «Dobbiamo provare a fare il film con un finale che dia più sollievo». Perché mai ci voglio sempre finali che diano sollievo? Gli ho però risposto: «Va bene, va bene. Lo faccio». Mi era capitato di parlare qualche volte con Stanley Kubrick. L’ho chiamato e gli ho detto: «Ascolta, so che hai girato un sacco di scene per Shining. So che hai ore di riprese fatte dall’elicottero. Mi dai qualcosa?» Il giorno dopo avevo 17 ore di riprese dall’elicottero. Quindi: il finale di Blade Runner arriva da Stanley Kubrick.

Quentin Tarantino ha ripetuto quello che già aveva detto in passato: vuole fare 10 film e poi fermarsi. Ora è all’ottavo. Dopo che Tarantino ha detto di volersi fermare, Scott gli ha chiesto: «E poi che farai?» Tarantino ha detto di voler fare teatro, di voler scrivere testi per il teatro e di voler tra le altre cose fare un adattamento teatrale di The Hateful Eight. Ha poi spiegato che già Le Iene era, a ben vedere, teatro e che il bello di rifare un suo film al teatro sarebbe vedere come attori diversi interpreterebbero le stesse parti.

 Galloway ha chiesto ai registi quale fosse il più grande rimpianto della loro carriera, Danny Boyle ha detto:

Feci un piccolo film familiare, intitolato Millions. È un piccolo e bellissimo film su un ragazzo e sua madre. E alla fine del film volevo mettere una delle grandi canzoni dei Clash, e invece mi sono lasciato convincere da uno di quei consulenti musicali che mi disse di non farlo. È l’unica cosa che mi viene in mente.

Alejandro G. Inarritu ha palato di Leonardo DiCaprio, protagonista del suo ultimo film:

Quello che mi piace di lui è che non è solo un attore, le sue osservazioni arrivano dal punto di vista di un regista. Capisce il film. Non è questione di ego o vanità. E questa volta ha non ha quasi parole. Doveva riuscire a trasmettere paura, ansia, rabbia solo con il linguaggio del corpo e con gli occhi. E Leo ha un ritmo interno, è come fosse una macchine, come qualcosa che riesce a frullare tutto quanto insieme. E la cosa mi ha davvero impressionato.

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