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  • martedì 22 dicembre 2015

L’ex presidente del Burkina Faso è ricercato per l’omicidio del “Che Guevara africano”

La morte di Thomas Sankara, nel 1987, fu uno dei fatti più importanti della storia postcoloniale africana

Thomas Sankara nel 1986 mentre era in carica come presidente del Burkina Faso. (Photo credit should read ALEXANDER JOE/AFP/Getty Images)

Lunedì il nuovo governo del Burkina Faso – eletto nelle prime elezioni successive al colpo di stato dello scorso settembre – ha emesso un mandato di cattura internazionale per l’ex presidente Blaise Compaoré, accusato dell’omicidio avvenuto nel 1987 di Thomas Sankara, leader carismatico e primo presidente del paese (che prima del suo arrivo si chiamava Alto Volta). Grazie all’omicidio di Sankara, Compaoré divenne presidente del Burkina Faso e rimase al potere ininterrottamente per 27 anni. Compaoré è stato costretto alle dimissioni nell’ottobre del 2014 a seguito delle storiche proteste causate da una modifica costituzionale proposta dal suo governo che gli avrebbe permesso di ripresentarsi un’altra volta alle elezioni. Oggi vive in esilio nel vicino stato della Costa D’Avorio.

Thomas Sankara è stato uno dei personaggi più importanti della storia del Burkina Faso e uno dei leader del “panafricanismo”, movimento e teoria che promuove l’unità politica e identitaria di tutti gli africani (quando non di tutti i neri). Dopo essersi formato militarmente in Madagascar, dove si avvicinò anche all’ideologia marxista, Sankara nel 1972 tornò in Burkina Faso e partecipò alla guerriglia con il Mali. Nel 1976 divenne comandante di una delle basi militari del paese e fondò – insieme ad altri giovani ufficiali, tra cui proprio Blaise Compaoré – il Regroupement des Officiers Communiste (ROC), cioè Gruppo degli Ufficiali Comunisti. Dopo un colpo di Stato nel novembre 1982, che portò al potere Jean-Baptiste Ouedraogo, Sankara divenne primo ministro, ma venne presto destituito dal suo incarico e messo agli arresti domiciliari, probabilmente per le sue posizioni estremiste.

Il 4 agosto 1983 Sankara e Campaoré organizzarono un nuovo colpo di stato, che portò alla destituzione dell’allora presidente Jean-Baptiste Ouédraogo. Sankara divenne presidente e Compaoré il suo vice. Durante il suo governo Sankara cambiò il nome dello stato in Burkina Faso; cambiò la bandiera, lo stemma nazionale e scrisse un nuovo inno, Une Seule Nuit (che in italiano vuol dire “una sola notte”). Politicamente cercò di attuare riforme radicali con l’obiettivo di ridurre la povertà, mentre sul piano internazionale schierò il paese su una posizione anti-imperialista ispirata a Fidel Castro, Che Guevara e Jerry Rawlings. Per questo motivo, e per il suo passato da combattente, Sankara viene ricordato come “il Che Guevara africano”. Nel 1986 il suo alleato Compaoré fondò però un altro partito, il Congrès pour la Démocratie et le Progrès (CDP). L’anno successivo – il 15 ottobre 1987 – Sankara fu ucciso insieme a dodici dei suoi ufficiali durante un nuovo colpo di stato, che portò al potere proprio Compaoré. Compaoré – che una volta preso il potere annullò le nazionalizzazioni e portò il paese dentro il Fondo Monetario Intenrazionale e la Banca Mondiale – fu sempre sospettato di essere in qualche modo coinvolto nell’omicidio di Sankara, ma non era mai stato accusato pubblicamente fino al mandato di cattura internazionale emesso lunedì dal nuovo governo guidato da Roch Marc Christian Kaboré.

Il corpo di Sankara venne smembrato e sepolto in una tomba anonima ad Ouagadougou. Dopo la riapertura delle indagini sulla sua morte, la polizia scientifica ha riesumato quelli che pensa essere i corpi di Sankara e dei suoi ufficiali, ma ha spiegato che non è stato possibile rinvenire nessuna traccia riconoscibile di DNA. Le ricerche della polizia scientifica sono importanti perché ci si aspetta che smentiscano il certificato di morte di Sankara scritto nel 1987, secondo cui morì per cause naturali. La polizia ha fatto inoltre sapere che tra i ricercati dell’omicidio c’è anche il generale Gilbert Diendéré, uno dei militari che ha guidato il colpo di stato dello scorso settembre, al tempo collaboratore stretto di Compaoré.

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