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In Arabia Saudita hanno eletto delle donne

Le elezioni municipali di ieri erano le prime per le quali le donne hanno potuto votare e candidarsi, seppur con molte limitazioni: almeno diciassette donne sono state elette

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Una donna saudita vota nella città costiera di Jeddah. (AFP/Getty Images)

Aggiornamento: I risultati delle elezioni municipali di sabato in Arabia Saudita non sono ancora stati diffusi, ma secondo Sabq.org, un sito vicino al ministero dell’Interno citato da Reuters, sono state elette almeno diciassette donne in diversi consigli municipali: due sono state elette nel governatorato di Ihsaa, una in quello di Tobouk e una in quello della Mecca. Quest’ultima si chiama Salma bint Hizab al-Oteibi, ha vinto nella città di Madrakah. Finora, solo di queste quattro l’agenzia di stampa di stato saudita ha dato conferma. Quelle di sabato sono state le prime elezioni in Arabia Saudita in cui le donne hanno potuto votare e si sono potute candidare. L’affluenza alle elezioni è stata di circa il 25 per cento, dice il corrispondente di Al Jazeera a Riyhad Saad al-Saadi.

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Sabato 12 dicembre ci sono le elezioni municipali in Arabia Saudita: se sono importanti è perché per la prima volta potranno votare e candidarsi anche le donne. Non era mai successo fino al 2015: e peraltro ancora oggi nessuno vota per il governo nazionale. L’Arabia Saudita è una monarchia assoluta di stampo islamico, le uniche elezioni permesse sono quelle municipali e si tengono solo da dieci anni.

L’Arabia Saudita
L’Arabia Saudita è il paese più esteso della penisola araba ed è governato dalla famiglia al-Saud dal 1932. Salman bin Abdul Aziz al-Saud è diventato re nel gennaio 2015, in seguito alla morte del fratello Abdullah. Nel sistema politico del paese, la religione musulmana è fondamentale, regola tutti gli aspetti della vita ed è professata ufficialmente dall’intera popolazione. La legge obbliga i cittadini a praticarla e nega la libertà di culto. Benché l’Arabia Saudita sia una monarchia assoluta e la famiglia reale sia effettivamente molto potente, l’esercizio della sua autorità deve fare i conti con il clero, che controlla gran parte delle scuole del paese, del sistema giudiziario e che predica una forma di Islam particolarmente severa e intollerante.

La legge proibisce la costituzione di partiti politici ma ammette l’esistenza di alcuni strumenti di consultazione: nel 1993 è stato istituito il Majlis al-Shura, un’assemblea che è composta da 150 membri tutti nominati dal sovrano che ha il potere di consigliare e di proporre le leggi al re, ma che non ha il potere di approvarle né di impedirle. Nel 2006 l’ex re Abdullah ha istituito anche il Consiglio di fedeltà, composto dai principi anziani, con l’obiettivo di ridurre i conflitti all’interno della dinastia e di stabilire meccanismi chiari per la successione monarchica.

Sul piano dei diritti civili l’Arabia Saudita è un paese governato in modo liberticida e antidemocratico, di cui le vittime principali ma non uniche sono le donne, legalmente sottomesse agli uomini: si ricorda spesso che non possono per esempio guidare l’automobile, e in generale non hanno quasi nessun diritto civile. L’Arabia Saudita è anche un paese dove molti giornalisti e blogger sono arrestati e condannati.

Le elezioni municipali
Durante il regno di Abdullah (2005-2015), i diritti civili e politici hanno avuto una misurata evoluzione, anche se non si può definire Abdullah un vero riformatore: nel 2005 furono per esempio introdotte le elezioni per i consigli municipali da cui furono però escluse le donne (per le quali fino al 2001 non era nemmeno prevista la carta d’identità). I consigli comunali hanno comunque poteri molto limitati e locali: devono approvare il bilancio cittadino, suggerire il piano regolatore, occuparsi della gestione dei rifiuti, della manutenzione dei parchi, delle strade e fare da collegamento fra i cittadini e le autorità di governo.

L’importanza del clero nella società saudita si dimostrò proprio alle municipali del 2005 e poi del 2011, quando quasi ovunque, anche nelle grandi città considerate più liberali, vinsero i candidati appoggiati dal clero più conservatore e non quelli appoggiati dalla famiglia reale. Nel 2011 re Abdullah stabilì per decreto il voto alle donne e la loro possibilità di candidarsi. Nello stesso decreto Abdullah decise anche che dovessero essere donne il 20 per cento dei membri della Shura.

I cittadini e le cittadine sauditi che si sono iscritti al voto di oggi eleggeranno i due terzi dei seggi di 284 consigli comunali, il restante terzo sarà invece assegnato direttamente dal governo. Si sono candidate circa 7 mila persone, di cui 1.039 sono donne. Le iscritte al voto sono invece 136 mila: appena il 10 per cento degli elettori totali, 1,3 milioni, su quasi 21 milioni di cittadini. I seggi saranno aperti dalle otto del mattino alle cinque del pomeriggio. Per le municipali del 2015 l’età che dà diritto al voto è stata abbassata da 21 a 18 anni e la percentuale di membri eletti al consiglio comunale è stata aumentata di due terzi.

Le donne al voto e le donne candidate
Le prime due donne a iscriversi per votare sono state Jamal al Saadi e Safinaz Abu al Shamat; si sono registrate alla Mecca e a Medina, dove la registrazione ha aperto una settimana prima del resto del paese. Per le candidate non è stato semplice fare campagna elettorale. La commissione elettorale ha infatti stabilito delle regole molto severe e penalizzanti nei loro confronti: non potevano fare comizi pubblici alla presenza di uomini e hanno dovuto nominare dei sostituti maschi per parlare al loro posto davanti alle persone; nelle loro sedi elettorali hanno dovuto creare sezioni separate per uomini e donne, hanno dovuto richiedere dei permessi speciali per le loro campagne pubblicitarie, non hanno potuto partecipare ai dibattiti in televisione, non hanno potuto pubblicare le loro foto e non hanno ottenuto una sospensione del divieto di giuda per poter promuovere la loro candidatura (una candidata è stata esclusa proprio perché ha guidato un’auto). Molte delle candidate hanno fatto quindi la loro campagna attraverso Internet e i social media.

Secondo quanto scritto da Human Rights Watch, il ministero degli Affari Sociali ha poi sospeso i corsi di formazione per le elezioni organizzati da Baladi Initiative, un’associazione di donne che promuove i diritti femminili all’interno della società saudita. Il ministero ha detto di aver chiuso i seminari per problemi burocratici legati alle licenze, ma secondo l’organizzazione la chiusura sarebbe un tentativo di ostacolare l’indipendenza e l’emancipazione delle donne.

In un editoriale di Saudi Gazette, uno dei pochi giornali in lingua inglese del paese, è stato scritto che le donne sono in qualche modo dei «candidati fantasma» che tecnicamente hanno ottenuto il diritto di partecipare, ma non di parlare:

«Le donne possono nominare degli uomini per parlare agli elettori al loro posto. Questi rappresentanti guarderanno gli elettori e diranno loro: la nostra candidata vi dice “buongiorno” e promette di fare questo e quello per la città. Avete visto come è semplice? Siamo riusciti a coinvolgere le donne nelle elezioni municipali vietando loro allo stesso tempo di parlare. Sosteniamo la presenza delle donne, ma nei fatti le donne sono assenti».

Una volta elette, le cose non saranno più semplici. Le donne non potranno partecipare alle riunioni se saranno presenti degli uomini e non potranno avere delle vere relazioni politiche con gli altri membri della municipalità.

I problemi non riguardano solo le donne candidate ma anche le donne che si sono iscritte al voto o che non ci sono riuscite. Per votare bisogna registrarsi presentando un documento di identità valido, e non tutte le donne saudite ce l’hanno. Per ottenerlo non è necessario il permesso di mariti e padri, ma le donne sono obbligate a rispettare alcuni divieti sulla libertà di circolazione e non sono autorizzate a guidare. Serve un permesso per poter uscire di casa, sia per richiedere i documenti sia per essere accompagnate alle urne.

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