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  • Venerdì 4 dicembre 2015

Le prime elezioni in Francia dopo Parigi

Oggi si vota per il primo turno delle elezioni regionali: secondo i sondaggi si va verso una storica vittoria del Front National

Marine Le Pen e Marion Maréchal-Le Pen, candidate del Front National in due regioni (BERTRAND LANGLOIS/AFP/Getty Images)
Marine Le Pen e Marion Maréchal-Le Pen, candidate del Front National in due regioni (BERTRAND LANGLOIS/AFP/Getty Images)

Domenica 6 e domenica 13 dicembre ci saranno in Francia i due turni delle elezioni regionali. Sono votazioni particolarmente seguite anche a livello internazionale: sono infatti le prime dopo gli attentati terroristici di Parigi e Saint-Denis in cui sono morte 130 persone e sono le ultime prima delle prossime presidenziali. Dopo le europee, le municipali del 2014 e le dipartimentali del 2015, i cinque anni della presidenza Hollande non vedranno infatti più altre elezioni prima delle presidenziali del 2017.

Nuove regioni e sistema di voto
grandi regioni FranciaSi vota nella Francia metropolitana, in Corsica per eleggere l’assemblea territoriale e nei dipartimenti d’oltremare ad eccezione della Mayotte, nell’Oceano indiano. Dal primo gennaio del 2016, in base a una nuova legge piuttosto contestata, la Francia sarà organizzata in 13 grandi regioni create a partire dalle 22 precedenti, con solo 5 regioni (Ile-de-France, Corse, Bretagne, Pays de la Loire e Centre) che hanno mantenuto l’estensione tradizionale. In moltissimi casi queste nuove grandi aree non hanno nemmeno un nome preciso, ma solo l’accostamento di quelli delle vecchie regioni: scegliere un nuovo nome sarà la prima decisione che i nuovi consigli regionali dovranno prendere.

La nuova legge non ha cambiato il sistema di voto, ma ha ridefinito il numero di consiglieri eletti all’interno delle assemblee regionali per ciascun dipartimento in cui sono suddivise le regioni. Al primo turno la lista che ha ottenuto la maggioranza assoluta dei voti riceve un quarto dei seggi. Gli altri seggi sono distribuiti in modo proporzionale secondo la regola della media più alta tra tutte le liste che hanno ottenuto almeno il 5 per cento dei voti espressi. Se nessuna lista ottiene la maggioranza assoluta, si passa al secondo turno.

Passano al secondo turno le liste che hanno ottenuto almeno il 10 per cento dei voti al primo turno. Tra un turno e l’altro le liste possono essere modificate e sono previste fusioni tra le liste che hanno ottenuto almeno il 5 per cento. La ripartizione dei seggi avviene secondo le stesse regole del primo turno, ma la maggioranza assoluta non è più necessaria. I dipartimenti in cui la popolazione è inferiore a 100 mila abitanti devono eleggere almeno due consiglieri regionali, contro i 4 dei dipartimenti la cui popolazione è pari o superiore a 100mila abitanti.

Qualche numero e i candidati
Saranno eletti in totale 1.671 consiglieri regionali di 12 nuove regioni metropolitane, più i 51 membri dell’assemblea della Corsica. Il mandato dei consiglieri regionali dura sei anni. Si sono presentati 21.456 candidati divisi in 171 liste. Le elezioni regionali prevedono la parità tra i sessi dei candidati iscritti alle liste, ma meno del 22 per cento dei capilista sono donne; solo gli ecologisti hanno più donne che uomini in testa alle liste. L’età media dei candidati alle elezioni regionali è di 49 anni: il più vecchio ha 94 anni (Georges Martye che si presenta con una lista di estrema destra), il più giovane ha compiuto 18 anni lo scorso novembre (Benoît Lepeltier, del Front National).

Il ministero francese degli Interni ha presentato anche l’elenco delle principali professioni dei candidati: tra i dirigenti del settore privato, quasi il 50 per cento sono iscritti nelle liste considerate di destra, contro il 21 per cento iscritto nelle liste di sinistra e l’8 per cento in quelle di estrema sinistra. Il 30 per cento di chi è occupato nel settore sociale si presenta con la sinistra, meno del 5 per cento nelle liste di destra. Sul totale, 213 candidati hanno già un importante incarico elettivo, esecutivo o legislativo: ci sono 102 deputati (quasi il 18 per cento dell’Assemblea nazionale), 51 senatori (15 per cento del Senato), 8 ministri (24 per cento del governo) e 23 parlamentari europei (pari al 31 per cento dei parlamentari francesi). Il Front National si distingue dagli altri partiti con la metà dei deputati europei presenti nelle liste regionali. Di queste 213 “personalità”, come le ha definite il ministero degli Interni, 47 sono capilista.

La campagna elettorale
Al centro della campagna elettorale delle ultime settimane, dopo gli attentati dello scorso 13 novembre, c’è stata ovviamente la questione della sicurezza: eppure la sicurezza non rientra nelle competenze dei consigli regionali. Le principali competenze dei consigli regionali hanno a che fare con la formazione professionale continua, l’istruzione (le regioni gestiscono le scuole pubbliche e le borse di studio agli studenti) e i trasporti. In totale, una media del 72,1 per cento del bilancio delle regioni è impiegato in queste tre aree che sono rientrate pochissimo, scrive Le Monde, nei discorsi e nelle promesse dei vari candidati.

I programmi elettorali, soprattutto quelli della destra, si sono concentrati sulla sicurezza. Christian Estrosi, candidato di Les Républicains (LR, nuovo nome del partito UMP di Nicolas Sarkozy) in Provence-Alpes-Côte d’Azur, ha proposto per esempio lo stanziamento di 250 milioni di euro per i prossimi sei anni per armare la polizia municipale e installare delle telecamere. Laurent Wauquiez, candidato di LR in Auvergne-Rhône-Alpes, ha proposto di stanziare un budget annuale di 45 milioni di euro nella regione per proteggere scuole, stazioni ferroviarie e siti industriali.

Hollande e gli altri
François Hollande, da anni molto impopolare tra i francesi, dopo gli attentati di Parigi ha avuto un aumento notevole del suo indice di gradimento (+ 22 punti), ma secondo diversi analisti questo risultato non si tradurrà in maggiori voti per il Partito Socialista (PS) alle urne. La popolarità del presidente è infatti aumentata leggermente nell’elettorato di destra, che però non voterà comunque per il PS alle regionali. D’altra parte le decisioni sullo stato di emergenza, le oltre 2 mila perquisizioni, i 210 fermi e i più di 300 ordini di domicilio coatto dopo gli attacchi terroristici dello scorso mese, sono piuttosto criticate dagli elettori di sinistra e all’interno dello stesso PS.

Diversi parlamentari socialisti non sono favorevoli al testo della riforma di Hollande, che vuole inserire lo stato d’emergenza nella Costituzione, e che dovrebbe venire approvato in Consiglio dei ministri prima della fine dell’anno, per poi essere presentato al Senato e in Assemblea a gennaio e sottoposto infine al voto delle due camere riunite. I punti più discussi della riforma sono il fatto che il periodo di emergenza passerà da tre a sei mesi, i maggiori poteri della polizia, l’introduzione di una sospensione più semplice della legislazione normale in casi eccezionali, una limitazione dello ius soli.

Diversi analisti sostengono che la Francia si avvia alla fine del bipolarismo tra sinistra e destra, e verso un tripolarismo in cui il Front National può ambire a posizioni istituzionali importanti. Il Front National potrebbe infatti vincere tra le due e le quattro regioni: sono date per scontate il Nord-Pas-de-Calais-Picardie, dove è candidata alla presidenza proprio Marine Le Pen, e la Provence-Alpes-Cote d’Azur dove è candidata la nipote Marion Maréchal-Le Pen. Les Républicains (ex UMP) si presenta per la prima volta alla prova del voto e il risultato sarà fondamentale per il cammino di Sarkozy verso una candidatura all’Eliseo nel 2017. Ma il nuovo partito si trova piuttosto schiacciato tra la svolta securitaria del PS e l’aumento di consensi del Front National.

Sondaggi
Un sondaggio realizzato dall’istituto Ipsos/Sopra-Steria per il quotidiano Le Monde descrive una storica vittoria del Front National di Marine Le Pen. Il FN infatti è in vantaggio, per il primo turno, in 6 regioni su 12 (nella Francia metropolitana, negli ultimi anni, la sinistra ha governato in 20 regioni): Nord-Pas-de-Calais-Picardie (dove il FN ha 15 punti di vantaggio sulla seconda lista), Languedoc-Roussillon-Midi-Pyrénées (11 punti di vantaggio), Provence-Alpes-Côte d’Azur (+10), Bourgogne-Franche-Comté (+8), Alsace-Champagne-Ardenne-Lorraine (+6), Centre-Val de Loire (+2).

A livello nazionale il FN si potrebbe confermare come primo partito (come alle europee), con il 30 per cento dei voti, seguito da Les Républicains al 29 per cento (alleato con il partito di centro Modem) e dal PS al 22. Gli ecologisti sono al 6 e il Front de Gauche al 4,5. L’astensionismo, sempre secondo il sondaggio, è più alto tra gli elettori di sinistra.

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L’elettore tipo dell’estrema destra è maschio (il 33,8 per cento degli uomini contro il 26,8 per cento delle donne dicono di voler votare per il FN) e meno istruito: le intenzioni di voto per il FN sono inversamente proporzionali al livello di istruzione degli intervistati. Il FN non raccoglie consensi tra chi ha più di 65 anni, l’unico gruppo di età in cui il partito di Marine Le Pen non è al massimo in termini di intenzioni di voto: ottiene “solo” il 23 per cento, mentre è tra il 31,5 e il 35,7 tra i più giovani. Il FN secondo questo sondaggio ha consolidato anche la sua base popolare: il 45,6 per cento delle intenzioni di voto è tra gli operai, il 40,8 per cento tra i lavoratori dipendenti. Inoltre il FN risulta anche il partito a cui gli elettori sono più fedeli: il 94 per cento di chi ha votato per Marine Le Pen al primo turno delle elezioni presidenziali del 2012 ha confermato la sua intenzione di voto per la lista del FN al primo turno delle elezioni regionali. Non è così per il partito di Sarkozy: il 71 per cento degli elettori nel 2012 di Nicolas Sarkozy hanno confermato la loro fiducia nell’ex presidente. Per il PS, la fedeltà degli ex elettori di Hollande è al 73 per cento.

Un altro dato interessante riguarda le intenzioni di voto al secondo turno e si ricava da una seconda ricerca condotta da BVA, uno dei principali istituti francesi di sondaggi, eseguita dopo gli attentati terroristici di Parigi. Al secondo turno il partito di Le Pen arriva al 31 per cento, Les Républicains al 36 e i socialisti di Hollande al 33. BVA ha chiesto agli elettori che cosa dovrebbe fare la sinistra nelle regioni in cui il FN ha più possibilità di vincere. La domanda era questa: «Supponiamo che nella vostra regione, dopo il primo turno, tre liste siano passate al secondo turno: una del Front National, una di destra e una di sinistra. Immaginate che la lista del FN al primo turno sia arrivata al primo posto, davanti a una lista di destra, e con la lista principale di sinistra al terzo posto». In media, più del 50 per cento degli intervistati ha risposto di essere favorevole all’unione di forze contro il FN: la lista di sinistra dovrebbe rinunciare a correre favorendo la destra contro il FN o dovrebbe formare una lista comune sempre contro il FN.

BVA Francia