(Fallout 4)

È diventato impossibile recensire i videogiochi?

Secondo il critico del Guardian sono diventati troppo complessi e incompleti per poter essere valutati subito dopo l'uscita

(Fallout 4)
(Fallout 4)

Nelle ultime settimane sono usciti quattro importanti videogiochi, tutti molto attesi sequel di importanti serie. Sono Fallout 4, Call of Duty: Black Ops 3, Star Wars: Battlefront e Rise of the Tomb Raider. Kevin Stuart è il game editor del Guardian, e nell’articolo “È impossibile recensire i videogiochi?” ha spiegato che molti lettori e appassionati di videogiochi sono stati molto colpiti dal fatto che il Guardian abbia recensito tutte e quattro queste nuove uscite con tre stelle su cinque: una piena sufficienza e nulla più. Nel suo articolo Stuart difende le recensioni del Guardian, sostiene che a tutti questi giochi manca qualcosa e che sarà sempre di più così. Secondo lui è quasi impossibile che un gioco appena uscito sia perfetto, ed è anche molto difficile recensirlo, appena è uscito. C’entra il modo in cui i videogiochi sono fatti, più che il modo in cui vengono recensiti.

«Recensire in modo efficace un videogioco subito dopo il suo lancio sul mercato sta diventando un’impresa sempre meno sostenibile», scrive Stuart. Fino a circa cinque anni fa, spiega, il suo era un lavoro piuttosto facile: chi produceva il videogioco lo mandava a chi doveva recensirlo settimane prima della sua uscita. C’era tempo di giocarci, provarlo, conoscerne il mondo ed esplorarne a fondo le possibilità di movimento. È il modo in cui le recensioni di videogiochi si sono fatte per trent’anni, scrive Stuart. C’era tempo e modo di finire un gioco, prima di recensirlo.

Oggi non è più così. Per prima cosa mandare un videogioco in anteprima è diventato più pericoloso. Come per i film e i dischi, basta che una persona metta qualcosa online, magari in versione Torrent, perché chiunque possa giocarci, ascoltarlo o vederlo prima della sua uscita ufficiale. Chi deve recensire un gioco ha un giorno a disposizione, due o tre se va bene. E spesso deve giocare senza poter andare su internet e provare la versione multplayer, sempre più importante: la maggior parte dei videogiochi odierni hanno infatti grandi mondi da esplorare e lunghe storie da completare con gli altri giocatori. Non sono, come un film, un prodotto che si può valutare da soli in due o tre ore: questo è il tempo per capirne i meccanismi di base, le premesse della storia e le basi dei comandi.

Anche ammettendo che uno o due giorni siano abbastanza, c’è poi un altro problema: oggi i videogiochi escono incompleti. Che siano su consolle o PC, sono quasi sempre seguiti da “patch”, aggiornamenti o espansioni (quasi sempre a pagamento) che li arricchiscono e li completano. Aggiungono ambienti, mondi, livelli, possibilità di gioco. «Chi pubblica videogiochi vede i suoi prodotti come delle piattaforme, non più come dei giochi», scrive Stuart, che spiega: «Se oggi compri un videogioco non sei più un consumatore, sei un investitore».

Mentre i giochi importanti seguono questo processo, i giochi più piccoli e prodotti da case indipendenti fanno qualcosa di ancora diverso: escono incompleti, ancora in fase di sviluppo, e chiedono ai giocatori di aiutare a migliorarli, giocandoci. Come si fa a recensire questi giochi, si chiede Stuart?. «Le recensioni dovrebbero evolvere e cambiare così come fanno i giochi recensiti?».

Secondo Stuart, un ultimo e ancora più generale problema riguarda il concetto di videogioco: si sta recensendo un semplice gioco, un prodotto di consumo o si sta recensendo qualcosa che ha ambizioni artistiche o autoriali, come succede per certi film? «Le recensioni di videogiochi si sono mosse in un area grigia tra la critica artistica e il giudizio di un prodotto». Ora che i videogiochi sono diventati un prodotto culturale con uguali ambizioni di cinema e musica, i critici di videogiochi devono oggi fare attenzione ad aspetti di cui anni fa non si sarebbero forse curati: la rappresentazione delle donne o delle minoranze etniche, per esempio.

Parlando proprio di Mario, Stuart scrive: «Oggi si può comprare un Nintendo e recensire Super Mario, funziona come 30 anni fa». Fra trent’anni non si potranno però recensire molti dei videogiochi di oggi: si basano su dei server che non ci saranno più, sulla cooperazione o sulla sfida con giocatori che non ci saranno più e saranno passati ad altro. «Ogni forma d’arte è soggetta a erosione, ma nel caso dei videogiochi la provvisorietà si basa su un meccanismo auto-distruttivo». «Recensire un videogioco è come recensire una relazione affettiva: sai quello che hai in quel momento e basta. Niente è solido o sicuro».

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