A che punto è arrivato lo scandalo Volkswagen

Nell'ultimo trimestre l'azienda ha avuto perdite superiori al previsto e si prepara a un'enorme e costosissima campagna di richiamo delle sue auto "truccate"

Veicoli Volkswagen a Emden, in Germania (INGO WAGNER/AFP/Getty Images)

Mercoledì 28 ottobre sono arrivati i primi importanti numeri per capire come va la casa automobilistica tedesca Volkswagen, dopo lo scandalo legato ai motori “truccati” di alcune automobili diesel vendute negli ultimi anni. Sono i dati relativi all’andamento dell’azienda nel terzo trimestre del 2015, quello durante il quale si è scoperto che Volkswagen ha venduto automobili con sistemi che falsano i risultati dei test sulle emissioni di alcune sostanze inquinanti per permettere alle automobili di apparire molto più ecologiche di quanto in realtà siano poi “su strada”: i dati indicano una perdita di 3,48 milioni di euro. È la prima volta negli ultimi 15 anni che Volkswagen, uno dei più grandi produttori di auto al mondo, fa registrare un trimestre in perdita e la perdita, superiore a quella prospettata dagli analisti, è un cattivo segnale anche per il futuro della società, che dal prossimo anno dovrà cominciare a riparare milioni di veicoli “truccati” e affrontare numerose cause legali, fatte sia dai suoi clienti che dagli enti che in ogni nazione regolano il mercato dell’automobile.

Al momento non è molto chiaro quanto costerà lo scandalo a Volkswagen: si parla di una cifra che oscilla tra i 20 e i 78 miliardi di euro. Da quando il 18 settembre è iniziato lo scandalo, le azioni Volkswagen hanno perso circa il 40 per cento del loro valore – pari a circa 21 miliardi di euro: si stima che al momento nelle casse Volkswagen ci siano circa 25 miliardi di euro.

I numeri dello scandalo Volkswagen
Nei giorni e nelle settimane successive al 18 settembre sono di volta in volta aumentati i numeri dei veicoli interessati dallo scandalo Volkswagen e gli stati in cui questi veicoli sono stati venduti. Al momento sono circa 11 milioni, venduti tra il 2009 e il 2015 e appartenenti a cinque dei 12 marchi che fanno parte del gruppo Volkswagen: oltre ai 5 milioni col marchio principale, ci sono 2,1 milioni di Audi, 1,2 milioni di Skoda , 700mila Seat e 1,8 milioni di veicoli Volkswagen Trucks (quindi “veicoli commerciali”, per esempio i furgoni). Lo stato con più veicoli  Volkswagen “truccati” è la Germania: sono circa 2,8 milioni. Ce ne sono poi 1,2 milioni nel Regno Unito, 900mila in Francia, 684mila in Spagna, 648mila in Italia e 482mila negli Stati Uniti, il paese da cui è partito lo scandalo.

Perché si parla di motori “truccati”?
Perché i motori di alcune automobili Volkswagen contengono un software per ingannare i test sulle emissioni nocive dei motori diesel, facendole apparire molto più basse di quelle reali. Il software era in grado di attivarsi durante i test e ridurre momentaneamente le emissioni per non risultare fuori norma. Una volta in strada, le emissioni nocive erano fino a 40 volte quelle consentite dalla legge. Alcuni giorni fa il Guardian ha spiegato che anche i veicoli di molte altre case automobilistiche hanno su strada emissioni molto superiori a quelle nei test: in nessuna di quelle automobili è però stato trovato un software come quello delle automobili Volkswagen. Il problema in quei casi è che i test sono poco affidabili, e non ricreano le condizioni reali “su strada”.

Lo scandalo Volkswagen, dall’inizio
Il caso è diventato pubblico il 18 settembre 2015. È iniziato però nel 2014 quando l’International Council on Clean Transportation, un’associazione no profit che compie test e analisi sulle emissioni inquinanti dei mezzi di trasporto, ha compiuto controlli su strada sulle emissioni di alcuni modelli Volkswagen, confrontando i risultati ottenuti con quelli dei test nei laboratori. Da lì l’agenzia federale per la protezione dell’ambiente degli Stati Uniti, l’EPA,ha chiesto conto a Volkswagen dei risultati diversi dei test, ottenendo in cambio prima spiegazioni vaghe e solo in un secondo tempo ammissioni più concrete. La prima occasione in cui Volkswagen si è scusata pubblicamente con i suoi clienti è stata il 21 settembre: in quel momento era però accertato solo il caso dei “motori truccati” negli Stati Uniti. Negli ultimi giorni di settembre lo scandalo si è allargato all’Europa e l’amministratore delegato di Volkswagen, Martin Winterkorn, ha annunciato le sue dimissioni. Al suo posto è arrivato Matthias Müller, che ricopriva l’incarico di amministratore delegato di Porsche, una delle società controllate da Volkswagen.

Oltre ai dati finanziari, le novità più rilevanti su Volkswagen arrivano dal Financial Times, che il 25 ottobre ha pubblicato un articolo in cui sostiene che la Commissione europea sapeva almeno dal 2013 che alcune case automobilistiche – e tra loro Volkswagen – “truccavano” i motori per risultare in regola con i limiti imposti per le emissioni di gas nocivi.

Lo scandalo Volkswagen in Italia
Alcuni giorni dopo lo scandalo che la riguarda, Volkswagen ha deciso di bloccare la vendita di circa 40mila automobili diesel con motore Euro 5 che si trovavano nei concessionari. Il 15 ottobre la sede italiana di Volkswagen – che nel 2014 ha venduto in Italia 110 mila automobili –  è stata perquisita dalla Guardia di finanza e il 18 ottobre l’azienda ha acquistato una pagina sui principali quotidiani italiani per scusarsi con i propri clienti, e spiegare loro di voler ripristinare il rapporto di fiducia compromesso. Volkswagen ha anche invitato i suoi clienti a verificare sul sito se la loro automobile è tra quelle coinvolte nello scandalo e ha assicurato che in ogni caso tutte le auto sono sicure e hanno il permesso di circolare. Il 27 ottobre “l’amministratore delegato di Volkswagen Italia ha detto che «all’inizio del 2016 partirà l’azione di richiamo per i clienti», non c’è però ancora una data certa «perché il protocollo non è stato messo a punto». I veicoli che saranno richiamati sono più di 700mila.

Cosa succederà ora
Volkswagen dovrà controllare e riparare tutti i veicoli che richiamerà. Dovrà anche capire quali e quante inchieste saranno avviate nei vari stati, e da quali enti, statali o privati. Il danno economico di Volkswagen non riguarderà però solo le multe e le sanzioni che la casa automobilistica dovrà pagare. Si prevede infatti che la pubblicità negativa dello scandalo causerà un contraccolpo nelle vendite mondiali di automobili Volkswagen. Alcune settimane fa, un editoriale dell’Economist sosteneva che lo scandalo Volkswagen e le sue conseguenze potrebbero anche portare alla “morte dei motori a diesel“. Nel frattempo Volkswagen è diventata la seconda casa automobilistica al mondo per auto vendute: era prima, ma i dati sui primi nove mesi del 2015 dicono che è stata superata da Toyota, che ha venduto 7,5 milioni di automobili, 70mila in più di Volkswagen.

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