Famiglie Arcobaleno

Cos’è la stepchild adoption

Il punto più discusso della proposta di legge sulle unioni civili, spiegato

Famiglie Arcobaleno
Alcuni partecipanti della Festa delle Famiglie Arcobaleno – cioè quelle composte da genitori GLBT – a Salerno, 3 maggio 2015. (ANSA/MASSIMO PICA)

Uno dei punti più discussi della proposta di legge sulle unioni civili – il cosiddetto ddl Cirinnà bis, presentato al Senato il 6 ottobre scorso – è l’articolo 5, in cui si parla della stepchild adoption. La stepchild adoption – che in inglese significa letteralmente “l’adozione del figliastro” – è la possibilità che il genitore non biologico adotti il figlio, naturale o adottivo, del partner. In Italia è già prevista per le coppie eterosessuali sposate da almeno tre anni o che abbiano vissuto more uxorio (“secondo il costume matrimoniale”, cioè in sostanza convivendo) per almeno tre anni ma siano sposate al momento della richiesta. Non è quindi valida per le coppie omosessuali, non essendo riconosciuto il matrimonio né altre forme di unione per le persone gay. In tutto il mondo i paesi che prevedono la stepchild adoption per le coppie gay sono 28: 21 prevedono la possibilità di adottare anche i bambini che non hanno legami biologici con nessuno dei due partner, altri sette riconoscono soltanto la stepchild adoption (Colombia, Germania, Estonia, Croazia, Slovenia, e Australia).

Finora in Italia c’è stato un unico caso del genere, quando nel 2014 il Tribunale dei Minori di Roma ha riconosciuto di fatto la prima adozione omosessuale, permettendo a una donna di adottare la figlia naturale della compagna. Le donne si erano sposate in Spagna e sempre all’estero erano ricorse alla procreazione eterologa assistita per avere un figlio. Il tribunale si è basato sull’articolo 44 della legge sull’adozione del 4 maggio 1983, che la contempla in alcuni casi anche per le coppie non sposate. In particolare, “nel superiore e preminente interesse del minore a mantenere anche formalmente con l’adulto, in questo caso genitore sociale, quel rapporto affettivo e di convivenza già positivamente consolidatosi nel tempo”. La corte non ha quindi creato un nuovo diritto ma ha offerto copertura giuridica a una situazione già esistente, nell’interesse del minore. Nel 2011 la Corte di Cassazione aveva invece confermato l’affidamento di un bambino alla madre che viveva con la sua compagna, stabilendo in una sentenza che è un «mero pregiudizio» sostenere che sia dannoso per i bambini crescere in una famiglia omosessuale.

L’interesse dei bambini è una delle principali motivazioni addotte da chi è favorevole alla stepchild adoption: permettere l’adozione al genitore non biologico – che svolge già, di fatto, il ruolo di genitore – è il modo migliore per tutelare i figli delle coppie omosessuali (per esempio dall’improvvisa morte del genitore biologico). Secondo l’Istituto superiore di Sanità, i bambini cresciuti da genitori omosessuali in Italia sono 100mila: alcuni sono nati da unioni eterosessuali che si sono poi concluse e il genitore ha formato una nuova famiglia con un partner dello stesso sesso; altri sono stati concepiti in famiglie gay grazie alla fecondazione assistita permessa all’estero. Stando a una ricerca condotta nel 2005 da Arcigay con il patrocinio dell’Istituto Superiore di Sanità, il 17,7 per cento dei gay e il 20,5 delle lesbiche con più di 40 anni hanno almeno un figlio; considerando tutte le fasce d’età, i genitori gay sono 1 ogni 20.

In Italia i politici contrari alla stepchild adoption sono soprattutto i parlamentari di Area Popolare (UdC e NCD), ma anche diversi di Scelta Civica e del M5S, come raccontato oggi dai giornali e accennato da Luigi Di Maio. I contrari alla stepchild adoption dicono che ogni bambino “ha diritto a un padre e una madre” e questa norma aprirebbe la strada alla possibilità che le coppie gay possano un giorno accedere all’istituto dell’adozione come le coppie eterosessuali: Angelino Alfano e Renato Schifani hanno parlato della questione delle adozioni come di un punto “insuperabile”. Un gruppo di parlamentari cattolici del PD ha presentato un emendamento al ddl Cirinnà per introdurre l’affido al posto dell’adozione; il governo e la maggioranza del PD per il momento hanno confermato il loro sostegno all’introduzione della stepchild adoption.

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