L’ennesimo discorso di Obama sulle armi

Ha parlato della frustrazione di doversi occupare di una nuova strage senza poter fare nulla per prevenirle e di come la reazione a ogni nuova tragedia sia ormai una routine

Mark Wilson/Getty Images

Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha tenuto una conferenza stampa nel pomeriggio di giovedì primo ottobre, poche ore dopo la strage di Roseburg, in Oregon, dove nove persone sono state uccise all’interno di un’università pubblica, prima che l’assalitore fosse a sua volta ucciso dalla polizia. Quello di ieri è stato il quindicesimo discorso di Obama dopo una strage negli Stati Uniti dovuta alle armi da fuoco e Obama, che è spesso apparso emozionato, ha sottolineato per tutto il discorso il suo senso di frustrazione per non essere riuscito a cambiare le leggi sulle armi in senso più restrittivo, per le infondate obiezioni di chi ci si oppone e del fatto che ormai episodi come quello di ieri siano diventati una routine, ripetendosi in modo ciclico e rendendo una routine anche tutto quello che ogni volta si fa in risposta, dagli articoli di giornale ai suoi stessi discorsi.

I servizi televisivi sono routine.
I miei discorsi da questo palco diventano routine.
Come anche le cose che diciamo nei giorni successivi.
Siamo diventati insensibili.

E quello che è routine è anche la reazione di quelli che oppongono qualsiasi tipo di legge sul controllo delle armi. Posso immaginare i comunicati stampa che verranno diffusi: “Abbiamo bisogno di più armi” diranno, “meno leggi sul controllo delle armi”. C’è davvero qualcuno che crede a queste cose?

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