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  • Cultura
  • mercoledì 19 agosto 2015

Heineken è diventato sponsor del Museo Van Gogh di Amsterdam

È l'ultimo caso di sponsorizzazioni private in istituzioni culturali pubbliche, una questione ancora parecchio discussa

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Heineken, l’azienda olandese che produce una delle birre più famose in Europa, ha annunciato di avere trovato un accordo di sponsorizzazione di tre anni con il Museo Van Gogh di Amsterdam, nei Paesi Bassi. L’accordo è stato pubblicizzato facendo leva sul fatto che coinvolge “due icone” della cultura olandese: non si basa solo sulle donazioni di Heineken al museo, dice la stessa azienda, ma riguarderà anche la promozione del marchio Heineken sui prodotti e attività del Museo Van Gogh.

La notizia è interessante soprattutto perché è in corso da anni un grosso dibattito – in Italia e non solo – sul rapporto tra istituzioni culturali e sponsor privati, che incontra ancora molte resistenze, mentre nella cultura anglosassone, e più recentemente anche in diversi altri paesi d’Europa, l’idea di sostenere un prodotto culturale con dei soldi privati è considerata da tempo efficace e proficua, a determinate condizioni.

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Come ha raccontato un articolo del New York Times, per lungo tempo in molti paesi d’Europa ci si è voluti tenere alla larga dall’idea di ricorrere a sponsor privati o donazioni filantropiche per sostenere un certo prodotto culturale: era considerata “troppo americana” e si temeva che un sistema del genere potesse penalizzare arti e istituti meno popolari di altri. Le cose sono progressivamente cambiate con la crisi economica globale del 2008, che ha costretto i governi di molti paesi a ridurre le spese riservate alla cultura dando priorità ad altre questioni ritenute in quel momento più importanti.

Da allora sono cresciute alcune forme ibride di sostegno alla cultura, favorite per esempio dall’adozione di agevolazioni fiscali per chi fa ingenti donazioni ai musei. Anche in Italia si sono sviluppate delle forme ibride pubblico-privato nelle iniziative culturali: il nuovo Museo delle Culture di Milano, aperto alla fine di marzo e seguito dal noto architetto David Chipperfield, ha sviluppato per esempio una forma gestionale innovativa che coinvolge anche una società del gruppo Sole 24 Ore. Un anno e mezzo fa si era parlato molto anche del progetto “Italia Nostra” dell’Agenzia del demanio, che prevedeva la concessione a privati per un periodo fino a cinquant’anni di immobili storici di proprietà dello Stato, in cambio della ristrutturazione e valorizzazione di quegli edifici.

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