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  • mercoledì 5 agosto 2015

La Russia vuole un pezzo di Polo Nord

Il governo russo ha presentato una richiesta formale all'ONU per sfruttare un'area ricca di risorse e strategicamente preziosa

Mar Glaciale Artico. (Hinrich Bäsemann/picture-alliance/dpa/AP Images)

Martedì 4 agosto la Russia ha presentato una rivendicazione formale alle Nazioni Unite per poter sfruttare una vasta area di Mar Glaciale Artico, al Polo Nord. La Russia ha chiesto di poter sfruttare 1,2 milioni di chilometri quadrati di piattaforma artica che si estende dalle coste russe per oltre 650 chilometri. La Commissione per i limiti della piattaforma continentale – una commissione delle Nazioni Unite che si occupa di questo tipo di dispute – dovrà ora decidere se accettare o meno la rivendicazione russa: si tratta di un tema molto delicato e dibattuto, che già in passato è stato causa di tensioni tra diversi stati che rivendicano il controllo di diverse parti di Polo Nord.

Di cosa si tratta
La rivendicazione della Russia fa riferimento a quella che in geologia si chiama piattaforma continentale, che può estendersi anche per molti chilometri al di là delle coste di un paese. La piattaforma continentale termina nel punto in cui la pendenza del fondale aumenta significativamente la sua inclinazione, e la sua gestione è regolata dalla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare del 1982: il trattato prevede che uno stato possa estendere il proprio controllo sui fondali marini oltre il confine previsto di 200 miglia marine se dimostra che la propria piattaforma continentale si estende oltre quel limite. Se le Nazioni Unite dovessero accettare la richiesta russa, il governo russo potrebbe sfruttare economicamente la piattaforma artica rivendicata, pur non avendone piena sovranità: potrebbe autorizzare la pesca e cominciare le trivellazioni per il gas e il petrolio, per esempio.

Perché è importante
L’Artide è la regione della Terra dove si trova il Polo Nord, che in questo momento non appartiene a un unico stato. Stati Uniti, Russia, Canada, Norvegia e Danimarca ne possiedono delle parti ma la sovranità sulla maggior parte degli oltre quattro milioni di chilometri quadrati su cui si estende la regione non è ancora stata stabilita. Negli ultimi anni, soprattutto da quando i ghiacci hanno cominciato a restringersi e sono emerse nuove opportunità di esplorazione dell’area, l’Artide è diventata una delle regioni della Terra più ambite: si stima che qui si trovino un quarto delle riserve naturali di gas e petrolio non ancora scoperte. La regione Artica è considerata anche di grande importanza strategica per l’apertura futura di rotte commerciali, che secondo alcuni scienziati diventeranno percorribili a causa del surriscaldamento globale.

La Russia e l’Artide
La Russia aveva già fatto una richiesta simile alle Nazioni Unite nel 2002, senza però ottenere alcun risultato: la Commissione dell’ONU rifiutò la rivendicazione russa dicendo che mancavano prove che ne sostenessero la validità. Nel 2007 la Russia fece calare nel Mar Glaciale Artico una scatola metallica con una bandiera russa in titanio, come gesto simbolico di rivendicazione di quel tratto di mare. Negli ultimi mesi di guerra in Ucraina orientale, scrive il Guardian, la Russia ha spostato alcune sue forze militari nella regione Artica per proteggere le rotte commerciali che collegano l’Europa con la regione Pacifica attraverso il Mar Glaciale Artico: per esempio è stata ripristinata una base risalente all’era sovietica sulle Isole della Nuova Siberia, un arcipelago nell’Artico russo tra il Mare di Laptev ad ovest e il Mare della Siberia orientale ad est.

Russia ArcticUna bandiera russa nel Mar Glaciale Artico il 2 agosto 2007. (AP Photo/Association of Russian Polar Explorers, file)

Stando al ministro degli Esteri russo Sergei Lavov, rispetto alla rivendicazione del 2002 oggi la Russia ha raccolto altre prove a sostegno della sua richiesta. Finora altri due stati hanno presentato richiesta formale alla Commissione dell’ONU per ottenere il diritto si sfruttamento di un pezzo dell’Artide: il Canada e la Danimarca. La Russia ha detto di aspettarsi che la Commissione dell’ONU inizi a valutare la sua richiesta il prossimo autunno.

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